UCRAINA: Europeismo e democrazia non c’entrano niente. Basta con l’informazione a metà

Necessaria introduzione

Quanto accade in Ucraina è molto più complicato di come ce lo descrivono. Quelle che leggiamo sui giornali, compreso questo nostro, o ascoltiamo nelle televisioni, sono spesso mezze verità. L’altra metà del vero è taciuta talvolta per interesse, tornaconto politico, presa di posizione ideologica oppure semplice buonafede. Non affermo che ci sia un ‘disegno’, una volontà di disinformare, ma affermo che l’informazione è incompleta per colpa o per dolo. Provo a dire l’altra parte della protesta ucraina mettendo però in chiaro un paio di punti: anzitutto non sono un sostenitore di Yanukovich, come non lo sono della Timoshenko, di Klitschko, o di chi per loro. Non sono un partigiano di questa o quella idea, non ho bandierine da sventolare. Non sono anti-niente né pro-qualcosa. Cerco di guardare alla complessità delle cose perché questo è fare il giornalista, secondo me.

L’europeismo non c’entra niente

Anzitutto: non è mai stata una protesta “europeista”. Le bandiere europee ci sono state solo i primi giorni, e hanno sventolato insieme a quelle dei partiti di opposizione e quelle rossobrune dei nazionalisti. L’europeismo era una componente, ma non maggioritaria. Le proteste non sono esplose dopo la mancata firma dell’accordo, erano cominciate in sordina già prima. La mancata firma dell’accordo di associazione ha fatto da detonatore e ha portato le telecamere senza le quali ogni protesta è vana. L’europeismo è funzionale agli interessi dei partiti di opposizione che cercano di legittimarsi agli occhi dell’occidente.

Un’opposizione incapace

Ma i partiti di opposizione non valgono una cicca. La Timoshenko, l’abbiamo detto più volte, non è poi così diversa da quelli che governano adesso: è un’oligarca che si è fatta i soldi ai tempi di Kuchma, quando i suoi appoggi politici sono venuti meno ha trovato conveniente diventare lei un politico. Certo, il suo arresto è un chiaro atto persecutorio, su questo non ci piove. Ma non facciamone un santino. Klitschko è un ex-pugile che piace alla gente, è fuori dalle logiche oligarchiche che regolano il paese ma non vale granché: è un ex-pugile, appunto. E poi ci sono i nazionalisti di Svoboda. Ora sono loro “la piazza”.

L’estrema destra è la piazza

C’è stato un evento simbolico, che ha fatto da spartiacque: l’abbattimento della statua di Lenin a Kiev. Ha alzato il livello della protesta, ha rimarcato la divisione fra “pacifici” e “organizzati”. Questi ultimi hanno progressivamente preso il sopravvento emarginando la gente comune. Quella che abbiamo chiamato “la protesta del nazionalismo civico” è morta. Alzare il livello di scontro è servito a dare a Yanukovich il pretesto per la repressione. Se Yanukovich non avesse nemici così, dovrebbe inventarli. Non è la violenza il problema, quale diritto si conquista con la pace? Ma è chi esercita la violenza e il fine per cui lo fa.

Ora la “Euromaidan” è un campo di battaglia. Nessuno dei partiti di opposizione ci va più. Ci sono quelli di Pravy Sektor (“Settore di destra”) a coordinare le violenze. Le bandiere rossobrune dell’ultranzionalismo ucraino tuttavia non mancano. Il quotidiano britannico The Guardian ha intervistato Andriy Tarasenko, uno dei leader del movimento, che ha dichiarato: “L’ingresso nell’Unione Europea, per l’Ucraina, sarebbe la morte. E significherebbe la morte della cristianità. Noi non lo vogliamo. Noi vogliamo un’Ucraina guidata da ucraini e non serva degli interessi altrui” Quello che Pravy Sector persegue è una “rivoluzione nazionale”. Sì, ma di quale nazione?

Una protesta di alcuni, non di tutti

Altro mito da sfatare è infatti che in piazza ci sia “tutto il paese”. C’era, prima che tutto degenerasse nel caos, solo quella parte di Ucraina che guarda a ovest, erede della cultura mittleuropea che in città come Leopoli ha uno dei suoi migliori esempi, e che parla ucraino. L’altra metà, quella russofona e ortodossa, guarda a Mosca come è ovvio che faccia e, per quanto possa non apprezzare la politica di Yanukovich (che obiettivamente non piace più nemmeno a chi lo ha votato) la preferisce di gran lunga a quella dei nazionalisti da cui si sentono minacciati. 

L’ipocrisia dell’Europa

Certo, molta Ucraina è rappresentata da queste proteste, ma non si tratta di una “rivolta popolare” contro un dittatore. Yanukovich è stato votato. E se mette in campo leggi restrittive è perché il centro di Kiev è stato dato alle fiamme. Non mi sembra che i metodi, nel civile occidente, siano stati migliori (qualcuno ricorda la caserma Diaz?). Il motivo per cui va combattuto è che è espressione di un gruppo di potere politico-criminale (il clan di Donetsk) che sta occupando tutti i settori chiave del potere economico con metodi intimidatori e mafiosi. Ma se il mafioso Yanukovich avesse firmato l’accordo nessuno, in Europa, lo avrebbe criticato per i suoi metodi. Non possiamo essere ipocriti su questo.

L’Ucraina è un campo di battaglia, e la Russia di Putin non la mollerà mai. Né il clan di Donetsk lascerà facilmente il potere: Yanukovich è per loro un fantoccio, nel caso si può sostituire. L’Unione Europea è un club economico-finanziario in crisi che tuttavia vede nel paese la possibilità di ottenere una posizione di vantaggio nella “guerra del gas” con la Russia. Per i leader europei l’Ucraina è una pedina tanto quanto lo è per Mosca. La democrazia non c’entra niente. C’entra la realpolitik. E alla luce della realpolitik dovremmo guardare le vicende ucraine. Lontano dalla polvere dell’agone in cui si sfidano le parti. La protesta, fino alla sua fatale deriva, godeva della simpatia di chi scrive. E’ gente che non ne può più e che sarebbe ben contenta di farsi uno statarello tutto suo, in Galizia e dintorni. Ma la simpatia per la causa non deve renderci complici di una truffa. 

Conclusione (autocritica)

La giusta distanza dai fatti ucraini richiede la critica di tutte le parti in causa: l’ipocrita Europa, la feroce Russia, l’autoritario potere di Kiev, la barbarie dei nazionalisti, l’opportunismo delle opposizioni. Questo significa informare, questo significa essere onesti con i lettori. Chi informa può sbagliare, può anche innamorarsi di un’idea (siamo persone) ma non deve lasciare che ciò in cui crede lo accechi. Ciò in cui crediamo deve essere la prima vittima del nostro bisturi.

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 Foto di ©Olga Jakimovich, photographer

 

 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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24 commenti

  1. Girello Destrorsi

    Un articolo di analisi. Quello che ci si aspetta da un giornale. “Sine ira et studio”, appunto. Non siamo allo stadio, in un giornale si fa informazione, non tifo politico. Un “bravo” a Matteo Zola.

  2. concordo su tutto . voglio dire solo 2 cose. molta disinformazione non deriva da una volontà di parte quanto piuttosto dal totale disinteresse per l’ucraina e i suoi problemi. l’europa un po’ c’entra: per i poveri e disillusi ucraini , che certo non credono più a nessuna delle due parti, l’europa era vista come una valvola di sicurezza . poter lavorare nell’estero vicino con maggiore librtà di circolazione, senza pagare mazzette legali e illagali, per chi ha così poco può essere l’ultima speranza.

  3. Beh in un certo senso mi sono davvero stancato di leggere articoli sull’Ucraina dove si parla però, quasi solo ed esclusivamente di Russia, in modo negativo. O per meglio dire dove si parla solo” della FEROCE Russia”!!!
    Che cosa abbia di tanto Feroce uno Stato confinante con un altro stato suo vassallo (o ex-vassallo), con il quale ha condiviso la medesima genesi, il medesimo passato, la medesima cultura, i medesimi territori, la medesima storia, e con il quale ora vorrebbe condividere strategicamente il suo presente ….io non lo capisco mica !?!
    Beh, in effetti non dovrei nemmeno sbalordirmi delle mille inesattezze, (citate spesso da molti commentatori degli articoli… e mi preme sottolinearlo- commentatori-!)….richiamate qui e/o anche altrove, relativi ai temi riguardanti le rivendicazioni territoriali di Mosca sulle enclavi o exclavi caucasiche, definite spesso come “creazioni putiniane ad hoc”: nulla di più inesatto! Mosca non rivendica proprio nulla…(consultate pure, fonti di varia provenienza, purchè non siano di stampo Yankee o britannico!). Ma chiedo a molti commentatori: ma la storia di questi popoli, la si conosce oppure la si improvvisa ?
    Ma come si fanno a definire “creazioni putiniane” , terre delle quali non si conosce nemmeno un villaggio oltre la capitale? “Dnistria”…Sud Ossetia, Cabardino-Balkaria eecc ecc e quant’altro ancora…(occorrerebbe un giornale intero per trattare esaustivamente quest’area della Russia!).
    Agli articolisti vorrei invece dire: vorrei che venissero analizzati,”i termini” utilizzati nei vari articoli, o i titoli degli stessi, dove si sostiene “che in Ucraina ormai è ben chiaro che vi sia una dittatura bella e buona”….: Sì, forse cosi! Non meno deleteria e distruttiva di quella strisciante o galoppante presente nelle nostre società occidentali, ammantate di “Buoni Propositi” e di buona cultura illuminata ed illuminista!
    Eppure si è parlato di “leggi ucraine liberticide”….
    Perchè non sfogliate invece: le leggi sulla sicurezza dei paesi occidentali, o i Testi Unici di pubblica sicurezza, o i codici penali militari in tempo di pace e di guerra, o le leggi statuniensi sulle restrizioni delle libertà civili, o quelle sulle istituzioni di giurisdizioni particolari, riguardanti “lo stato di crisi” internazionale…ecc?
    M aperchè non parlare del nostro codice Penale…targato 1 9 3 0 (certamente emendato in tante parti) ma pur sempre vecchio. Perchè non parlare delle tante leggi sulla sicurezza, o dei vari reati nei codici penali (da nord a sud Europa) ove vengono puniti ancora in modo assai brutale tutti gli atti “di lesa maesta'”( di stampo OTTOCENTESCO!) e riguardanti naturalmente l’aggressione alla Personalità dello Stato rappresentata fisicamente da un Capo di Stato o da un Sovrano ( il che è anche sensato….ma sino ad un certo punto!)!??…E potremmo parlare di manifestazioni eversive, black block, ecc, e quant’altro: tutto ciò lo potete tranquillamente “rivedere telecomando in mano, sulle Strade del West Europa”!
    Bene, tutto ciò, vale ANCHE, per il malandato Stato di Kiev, che male assestato com’è, soffre di tanti problemi relativi alla Fragile Pace Democratica ed Istituzionale….ma non più gravi però, di quelli che si possono ritrovare nel presente della nostra Bell’EUROPA !

  4. Luca De Angelis

    Ottimo articolo, analisi corretta. Sono stato a Maidan a meta’ dicembre, era una piazza gioiosa ,ora e’ una piazza organizzata per la guerra. Yanucovich e’ un farabutto ma non e’ chiaro per chi e che cosa si stia combattendo per le vie centrali di Kiev e soprattutto davanti allo stadio Dinamo, da dove parte il viale su cui si affacciano molti ministeri, il Parlamento e la Presidentura.

  5. Francesco Massi

    Un plauso a Matteo Zola. Mi associo: ottimo articolo e ottima analisi.

  6. contributo intellettualmente onesto e completo

  7. Finalmente un articolo obiettivo! Uno dei pochi che finora abbia letto.

  8. L’unica cosa che avrei aggiunto è che, per la Russia, l’Ucraina ha un valore spirituale molto importante. L’antesignano della Russia moderna, dopotutto, è la Rus’di Kiev, e gli Ucraini centro-orientali sono di fatto russi (anche se “piccoli russi”). Ed è anche per questo che Putin non mollerà l’osso così facilmente…

    • Semmai i russi sono piccoli Ucraini. La ‘Rus di Kiev e’ l’origine della nazone slava e Kiev e’ ed e’ sempre stata capitale della nazione Ucraina.

      • Sotto questo punto di vista sì (non è un caso che, nel nazionalismo russo, Kiev è “la madre di tutte le città russe”), però il fatto che Kiev sia sempre stata la capitale della nazione ucraina è falso. Kiev è la capitale dell’Ucraina solo dal 1934, e l’Etmanato Cosacco (di fatto la prima forma di nazione ucraina) non ha mai avuto come capitale Kiev. (fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Cossack_Hetmanate).
        E comunque, se scrivi “Ucraini” con la lettera maiuscola, per par condicio dovresti scrivere anche “Russi”. Non trovi?

  9. Pienamente d’accordo sull’alibi europeista. Il problema di fondo è che il paese non esiste nella sua interezza (ci sono almeno due Ucraine). E’ diviso in tutto: cultura, storia, economia, religione… E’ diviso, ma non può dividersi (una soluzione tipo Cecoslovacchia sarebbe auspicabile, ma non attuabile) perché prigioniero del suo passato, dell’eredità imperiale dei principi Kievani. Tra non molto il bacino elettorale di Yanukovich sarà inferiore (all’est muoiono come le mosche, -20% dall’indipendenza) a quello fornito dagli oblast occidentali e la dittatura diventare un’opzione quasi certa. Quando 50 persone detengono l’85% del PIL e esprimono un presidente è molto difficile che cedano il potere in modo indolore. Non va dimenticato che le regioni occidentali accolsero da liberatori i tedeschi, fornirono gli effettivi per la seconda divisione di SS non tedesche (Galycina) e considerano Simon Wiesenthal un grande bugiordo per avere svelato che furono i nazionalisti ucraini ad eliminare il ghetto di Leopoli (decine di migliaia di morti in tre giorni) .

    • Infatti, gente molto democratica e rispettosa delle libertà civili… Come quelli che hanno assaltato il Consiglio Comunale di Vinnitsja (a 200 km a sudovest da Kiev), di cui allego il video. Da notare la polizia assolutamente inerte.
      Ma perché non introducono lo stato d’assedio? Non sono filodemocratici, sono criminali!
      http://rt.com/news/ukraine-rioters-beat-police-202/

  10. Bravissimo, Matteo !!! Un articolo professionalmente ineccepibile e profondamente onesto !!!

  11. Finalmente!!!!! Questo articolo ed il suo autore dimostrano che si può far uso della coscienza critica più spietata senza per questo dover essere o un sostenitore di Janucovich o un mascherato tifoso della Russia putiniana. E aggiungo che le componenti fasciste ed antisemite delle proteste ucraine ancora non hanno ricevuto quell’attenzione analitica che, invece, meritano, e che mi auguro saranno presto sotto la lente di EastJournal.

  12. ottimo. eastjournal e’ sempre il meglio quando si cerca uno sguardo lucido e obiettivo

  13. L’articolo è molto interessante, magari a tratti un po’ drastico, ma ha il pregio di fare un po’ di pulizia tra le troppe parole che si sprecano da mesi sulla vicenda ucraina. Una vicenda che ora è certamente cambiata rispetto a qualche tempo fa e che anche all’inizio non era esattamente come la raccontavano certe cronache.
    Se posso permettermi un’osservazione direi però che mi sembra un po’ eccessivo liquidare l’Unione Europea solo come “un club economico-finanziario in crisi”. Nel senso che l’UE è anche questo ma non è (ancora) solo questo. L’Ucraina è purtroppo una pedina in un gioco molto più grande che ha a che fare con la “guerra del gas” con la Russia, ma non restringerei tutto e solo a questo aspetto per quanto importante.
    Ad adiuvandum aggiungerei che a mio parere l’Ucraina sembra essere un banco di prova del futuro dell’UE. L’ho scritto qualche mese fa sul mio blog (perdonate l’autocitazione) e mi sembra che l’evoluzione degli avvenimenti (e ciò che scrive Matteo Zola) lo confermi.

  14. Solo una postilla: la caserma era quella di Bolzaneto, la Diaz era una scuola. Bell’articolo. Se non altro per sottolineare che c’è sempre bisogno di una prospettiva più ampia quando si parla di conflitti, di qualsiasi tipo.

  15. Enzo Niccolò ottimo commento complimenti, condivido anche l’ultima analisi di Paolo, lasciamo che gli ucraini scelgano liberamente senza che USA e il suddito UE si intromettano e se la Crimea o l’Ovest ucraina vogliono la Russia che la scelgano liberamente.
    Autodeterminazione dei popoli!!!

  16. sposatoconucrainadelsud

    mi ripeto mia moglie ha 57 anni e viene da mykolaiv (il famoso sud che non vuole assolutamente ne putin,ne stare sotto la russia),la sua famiglia è originaria di mosca ma lei è nata in ucraina,da giovane ha lavorato 15 anni in siberia e poi dopo il crollo dell’urss è tornata a vivere a mykolaiv.Maydan è nato petrchè il popolo ucraino era stufo di vivere in poverta’ e in schiavitu’ della russia,perchè è noto che anche sotto l’urss i russi comandavano e gli ucraini lavoravano,grazie ad internet,grazie alle migliaia di donne ucraine che lavorano in europa hanno cominciato a scoprire come si vive di qua,e nonostante la crisi,confronto a come vive la gente normale noi siamo sulla luna,poi sono stufi di essere dominati da ladri e mafiosi per la maggioranza dal donbass dove janucovich era un boss ed allo stesso tempo un pupazzo nelle mani del piu’ grande mafioso del mondo putin,e per questo è nato maydan per liberare l’ucraina dai mafiosi e dalla schiavitu’ di putin.Come si spera tutti sanno la crimea è piena di gas e petrolio e il donbass è pieno di shale gas e potrebbe diventare un concorrente per il gas russo,l’ucraina ha prodotto i missili nucleari sovietici (ora russi),ha costruito i motori per gli elicotteri,ha costruito l’aereo da trasporto piu’ grosso al mondo antonov,ha costruito le grosse navi e portaerei dell’urss (ora russe),i sistemi di elettronica per la navigazione degli aerei e dei missili nucleari,quindi la russia senza l’ucraina avra’ presto problemi per la manutenzione dei missili,elicotteri ed aerei e allora maydan è nato per liberare l’ucraina e putin sta facendo di tutto per distruggere l’ucraina,e da buon mafioso gestisce migliaia di banditi russi,ceceni e caucasici da spedire in ucraina

  17. Bravo e grazie a Matteo Zola! Ecco un articolo che (ri)porta East Journal al livello culturale che merita. L’entusiasmo dei lettori, che mi pare evidente, mi da ulteriore fiducia e speranza. Davvero grazie.

  18. L’articolo è ben fatto e in gran parte condivisibile per chi conosce e vive l’Ucraina e gli Ucraini. I commenti sull’articolo motivati. Ma non posterei video di RT… la voce della Russia putiniana, quella sì informazione del tutto fuorviante e cieca! A proposito… l’Europa, la nostra Europa è sì da rifondare tutta, ma ringrazio Dio ogni giorno per non trovarmi in Russia ora… consiglio al commentatore tanto scandalizzato di chiudere lui per primo gli occhi da innamorato e aprirli sulla realtà, e magari conoscere e parlare con i Russi di tutti i giorni. E, infine, perchè solo Vinnytsia? Dove sono i video delle feroci violenze della polizia Berkut ben prima che il centro di Kiev diventasse un campo di battaglia? Qualcuno ha letto i dispacci governativi sulle strategie da guerra ben prima che la situazione degenerasse? Sta bene non fare gli innamorati, ma prima di partire con la crociata, forse è meglio informarsi bene e guardare alle cose da tutte le prospettive. E lasciamo agli Ucraini la libertà e l’emozione di vivere il loro momento, di scrivere, bene o male che sia, liberamente la loro storia.

  19. Sarà pure di Russia Today, ma comunque il video è una prova. Janukovich ha fatto un sacco di errori a mio avviso, primo tra tutti quello di sgomberare la Maidan il 30 novembre, ma negare che tra i protestatari ci siano dei violenti sia negare la realtà. E poi, cosa ne è delle barricate e delle occupazioni di edifici pubblici? Si tratta di cose inammissibili in qualunque Paese civile. Per dire, in Italia Berlusconi minacciò di fare intervenire la polizia contro le università occupate durante le proteste dell’Onda del 2008. E occupare un’Università è un pò meno grave che non occupare un edificio pubblico…

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