MACEDONIA: Sei mesi per cambiare strategia sulla questione del nome

Dal 1 ° gennaio la Grecia ricopre per i sei prossimi mesi  la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. La questione del nome e l’adesione della Macedonia all’UE non sarebbero all’ordine del giorno della Presidenza greca, poiché l’allargamento dell’UE non è tra le priorità europee definite da Atene. Questo periodo può essere utilizzato per modificare la strategia sulla questione, in particolare dal lato macedone. Il ministro degli Esteri macedone Nikola Popovski ha detto che la Grecia non è focalizzata sul processo di integrazione dei paesi dei Balcani occidentali, tanto meno della Macedonia.

La sfavorevole congiuntura economica in Grecia ha completamente distolto l’attenzione da parte dei leader politici greci volta a superare il problema del nome. Secondo il ministro Popovski, il gelo tra Skopje e Atene durante i prossimi sei mesi non dovrebbe disciogliersi tanto presto. “La Grecia deve assumersi la responsabilità per il ritmo di attuazione del progetto europeo nei Balcani occidentali e adoperarsi per cambiare gli atteggiamenti sulla questione del nome, invece di inviare ultimatum”, ha detto Poposki alla Radio Deutsche Welle. Allo stesso modo, il presidente della Macedonia George Ivanov nel suo discorso annuale al Parlamento, ha detto che “la Macedonia respingerà qualsiasi iniziativa per risolvere la questione del nome che possa minacciare l’identità, la cultura e la lingua macedone”.

La Macedonia è senza prospettive per i suoi cittadini, che collegano il proprio futuro con l’adesione del loro paese all’UE. I maggiori partiti dovrebbero raggiungere un accordo sulla questione principale: la Macedonia rimarrà ulteriormente sulla posizione attuale, o raggiungerà un consenso su una nuova opzione?

Tuttavia nei primi sei mesi di quest’anno non ci si può aspettare grandi cambiamenti nel processo d’integrazione europea della Macedonia. Secondo molti osservatori internazionali la Grecia e la Macedonia non devono rimanere ostaggio del background storico sulla definizione del nome. Forse sarebbe meglio che questi due paesi risolvessero la loro controversia attraverso pratiche diplomatiche più offensive, come lo hanno fatto Serbia e Kosovo con il dialogo sotto l’egida dell’Unione Europea. Se questa pratica sarà messa in atto anche nel caso della Macedonia, essa potrebbe portare ad un miracoloso ravvicinamento diplomatico delle posizioni tra Atene e Skopje.

Nel vertice di dicembre del Consiglio Ue è stata confermata per la sesta volta lo status di paese candidato per la Macedonia, ma di nuovo nessuna data è stata fissata per il lancio di negoziati di adesione a causa della disputa sul nome con la Grecia.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

Leggi anche

Peter Handke

Premio Nobel a Peter Handke, l’uomo che nega Srebrenica

Come si fa ad assegnare il premio Nobel per la Letteratura a Peter Handke, uno che nega l'esistenza del massacro di Srebrenica? Uno che andò a piangere sulla tomba di Milosevic?

2 commenti

  1. Sono convinto che i cittadini macedoni dovrebbero ringraziare in ginocchio i politici greci, i quali — pur se con ben diverse intenzioni — stanno loro impedendo l’accesso al “paradiso” che regala l’UE alle popolazioni di ogni nuovo Stato membro. Chiedere a Sloveni e Croati, magari ai pensionati tanto per cominciare.

  2. I cittadini del F.Y.R.O.M. dovrebbero essere più pragmatici e cercare una soluzione mediana che soddisfi entrambe le parti. Occorre tener presente che con la crisi economica giunta oramai al sesto anno potrebbe non vedere più solo la Grecia ad opporsi all’adesione all’UE. Altri stati iniziano ad intuire come l’ingresso degli stati economicamente meno evoluti e prosperi sono un nuovo fardello da sopportare a discapito dei propri cittadini-
    Pertanto prima si conclude questa decennale quanto anacronistica vicenda e meglio sarà per tutti-

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: