UCRAINA: Yanukovich, lasci o raddoppi?

Dopo la decisione del Presidente Yanukovich di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE ci eravamo emozionati a vedere la popolazione scendere in strada. Maidan, la piazza principale di Kiev, non era così piena di manifestanti dai tempi della Rivoluzione Arancione e le proteste, seppure forti, si mantenevano pacifiche.Yanukovich aveva saputo dimostrare, fino a quel momento, una capacità di gestione delle trattative sui due tavoli, russo ed europeo, che pochi avrebbero previsto e, nonostante la gente in strada, la situazione si manteneva completamente sotto il controllo.

Colpo di scena: il 30 novembre, alle 4.30 di notte le forze speciali, i Berkut, intervengono in massa a sgomberare Maidan dove poche migliaia di manifestanti pacifici rimanevano accampati dopo le proteste giornaliere. Le scene sono raccapriccianti: manifestanti colpiti con manganellate, persone a terra malmenate da poliziotti, giovani grondanti di sangue. Scene di altri tempi.

Inizia così un teatrino della politica: l’opposizione chiede le dimissioni del Presidente; l’Unione Europea critica quanto accaduto; la Baronessa Ashton, Alto Rappresentante degli Affari Esteri, si sveglia dal torpore ed esprime “rammarico”; il Primo Ministro Azarov da un lato urla che “l’Ucraina non è la Libia o la Tunisia” ma dall’altro fa sparire Valery Koryak, capo della polizia di Kiev; gli ex capi di Stato Kravchuk, Kuchma e Yushenko affermano congiuntamente che sarebbe opportuno firmare gli Accordi di Associazione.

Il migliore però è di certo Yanukovich. Fuori Kiev, si dice per paura, valuta se dichiarare lo stato d’emergenza e viene dissuaso solo dalle critiche delle potenze occidentali. Critica l’operato della polizia, come se un migliaio di teste di cuoio potessero intervenire senza il suo permesso, e chiede che vengano svolte indagini. Afferma che farà di tutto per avvicinare l’Ucraina all’Unione Europea, inviando anche una delegazione a Bruxelles, salvo intrattenere quotidiane conversazioni telefoniche col Cremlino come se volesse farsi suggerire la linea. Nel dubbio decide poi di confermare il viaggio in Cina; la situazione è critica, ma lo stato dell’economia è ancora più traballante.

L’Ucraina ha 15,3 miliardi di debiti da pagare nei prossimi due anni, il tasso d’interesse sui titoli di Stato in scadenza a giugno 2014 è passato in poco più di un anno dall’8,52% al 19,34% dimostrando che gli investitori stranieri iniziano a considerare possibile un default; la Cina ha già concesso un prestito di dieci miliardi di euro e sembrerebbe disposta a concederne altri in cambio di terra. Yanukovich non può proprio rimandare la partenza, approfittandone per fare una sosta a Sochi per incontrare Putin, che avrebbe dato disponibilità per aprire i cordoni della borsa nel caso in cui l’Ucraina considerasse l’ingresso nell’Unione doganale con Russia e Kazakistan e qualora le manifestazioni venissero limitate: Putin non vuole che le idee europeiste possano contagiare anche la sorella maggiore.

Le opposizioni non sono organizzate e mancano di leader forti: la Tymoshenko è in carcere e Klitschko non ha trovato la dimestichezza che ha sul ring. Il voto di sfiducia nei confronti del Governo è fallito e ci sono divergenze su quali debbano essere le azioni da intraprendere per mantenere accesi i riflettori. Il Presidente rischia, e per quanto la situazione non sia compromessa ci sono contromisure che potrebbe prendere il prima possibile. Per esempio spingere alle dimissioni l’intero Governo, incluso Azarov che finora si è dimostrato il falco.

Potrebbe altrimenti proporre una riforma costituzionale che modifichi la forma di governo da semi presidenziale a parlamentare. Oppure ci sarebbe sempre la possibilità di bussare alla porta dell’Europa chiedendo di firmare l’Accordo di Associazione, anche se questa è una remota possibilità soprattutto perché Putin certi giochini non li apprezza. Yanukovich non ha scaltrezza politica ed ha perso il controllo della palla: impegnato a pensare non farà assolutamente nulla, sperando che la protesta si spenga lentamente. Se così però non fosse gli consigliamo caldamente di guardare alla voce “Rivoluzione arancione”: potrebbe essergli utile in caso di fuga!

Foto: FP PHOTO / THOMAS SAMSON

Chi è Pietro Rizzi

Dottorando in Relazioni Industriali presso l’Università degli Studi di Bergamo, collabora con l’OSCE/ODIHR come osservatore elettorale durante le missioni di monitoraggio in Est Europa. Redattore per East Journal, dove si occupa di Ucraina, Est Europa e Caucaso in generale. In passato è stato redattore ed art director del periodico LiberaMente, e si è a lungo occupato di politica come assistente parlamentare e consulente giuridico per comitati referendari. Ha risieduto, per lavoro e ricerca, a Kiev e Tbilisi.

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5 commenti

  1. Yanukovich e la sua cricca stanno solo pensando a quale sia il loro reale tornaconto, dell’Ucraina se ne fregano. Idem la Timoshenko e c. Un presidente degno di tale nome, in presenza di un’opposizione golpista che non riuscendo a vincere nelle urne tenta la “marcia su Kiev”, avrebbe reagito con ben altra fermezza. Ma questo appunto è un cialtrone, si barcamena tra le due sponde cercando di trarne profitto. Povera Ucraina, tirata per la giacca da due potenze troppo più grandi di lei e retta da una classe politica indegna, rischia di finire in briciole

  2. ma non pensate che all’ Ucraina convenga di piu’ entrare nel gruppo eurasiatico ( Russia , Kazakhstan ;Bielorussia ) ? cosa ci entra a fare in questa povera Europa intenta solo a rimettere a posto i propri cocci causati da un Euro troppo frettolosamente voluto , io dico che solo alle lobby EuroUsa multinazionali e banchieri conviene annettere l’Ucraina all’ Europa per i loro sporchi interessi , a noi comuni mortali resterebbero solo i cocci di una tale azione , in termini di spostamenti umani di emigrazioni verso le gia’ intasate coste italiane ad arricchire il numero di disoccupati e le tasche dei soliti noti che governano .

    • Caro Giovanni,
      avresti ragione se i due accordi fossero mutualmente esclusivi. Ma non lo sono. L’accordo di associazione e libero scambio con l’UE non impedisce un simile accordo d’associazione e libero scambio con la Russia (che gia’ esiste). Al contrario, l’accordo di unione doganale eurasiatica (che e’ molto piu’ restrittivo di una semplice associazione) impedisce il libero scambio con l’UE. All’Ucraina non conviene spararsi su uno dei due piedi, non credi?
      Per quanto riguarda l’immigrazione, tutti coloro che volevano venire ad occidente l’hanno gia’ fatto. Accordi d’integrazione commerciale che aiutino l’Ucraina a ricostruire la propria base economica sono la migliore soluzione per evitare che anche domani e dopodomani gli ucraini siano costretti ad emigrare.

      Un saluto,
      Davide

    • Salve Giovanni

      no, pensiamo all’Ucraina (come stato) convenga di più l’UE. E anche gli oligarchi in Ucraina l’hanno capito. L’Unione eurasiatica è iniqua: Mosca comanda e gli altri sono vassalli. E i vantaggi economici sono quasi tutti per Mosca. L’UE, con tutti i suoi difetti, è meno sbilanciata e un accordo di associazione dà più vantaggi che svantaggi, discorso diverso si potrebbe fare per una piena adesione che forse, all’attuale leadership del paese, costerebbe parecchio. Ma anche se Kiev firmasse l’accordo di associazione, una piena adesione richiederebbe almeno 20 anni e se per allora l’euro ci sarà ancora, si vedrà. E’ fantascienza al momento. In termini di spostamento di persone credo che potrebbe ottenere poco,credo non l’ingresso nell’area Schenghen, quindi i “pericoli” dell’emigrazione non ci sarebbero.

      m.z.

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