LETTONIA: Il premier Dombrovskis si dimette. E adesso?

La decisione di Valdis Dombrovskis di dimettersi ha colto tutti di sorpresa, compresi i ministri del suo governo e i colleghi di partito di Vienotība, oltre che Bruxelles, dove si stima molto Dombrovskis e dove adesso c’è un po’ di timore con la Lettonia ad un mese dall’ingresso nell’euro e senza sapere chi la guiderà nel suo passaggio.

I motivi delle dimissioni di Dombrovskis

Proviamo intanto a spiegare le cause delle dimissioni. Dombrovskis è stato chiaro di fronte ai giornalisti: “Quando succede una tragedia come quella di Zolitūde (il crollo del tetto di un supermercato, con decine di vittime, ndr) oltre alle responsabilità personali di chi è coinvolto, c’è quella complessiva di chi guida il paese. Per questo mi assumo la responsabilità politica e morale di quanto è successo e presento le mie dimissioni”.

Un gesto che è stato molto apprezzato dall’opinione pubblica, anche se non compreso, se è vero che ogni sondaggio fatto ieri sera dai principali canali tv, come LTV e LNT, ha visto le persone dichiarare in larghissima maggioranza che il premier non doveva dimettersi.

Ma le ragioni delle dimissioni di Dombrovskis non sono solo legate alla tragedia del supermercato Maxima. Lo stesso Dombrovskis ha dichiarato nella conferenza stampa successiva alle dimissioni che il paese dopo ciò che è successo ha bisogno di un nuovo governo, e soprattutto di una maggioranza più ampia e stabile. La coalizione che sosteneva Dombrovskis era sempre più sfilacciata e non più in grado di dare un sostegno forte e sicuro in questi ultimi dieci mesi di legislatura.

La presa di distanza di Visu Latvijai!, uno dei partiti della coalizione di governo, dopo il caso del ministro della giustizia Bordāns, aveva reso di fatto l’esecutivo un governo di minoranza, con i nazionalisti pronti a votare secondo la singola legge e senza più un vincolo di coalizione.

Ma anche i rapporti con l’altro partito della coalizione, Reformu Partija, erano ormai lacerati. Proprio ieri mattina, prima delle dimissioni di Dombrovskis, si era dimesso il sottosegretario all’economia, Juris Pūce, per una questione che in Italia non verrebbe neanche considerata. La moglie del sottosegretario lavora in un’associazione benefica, Ascendum, che sostiene diversi progetti, fra cui quello del Duomo di Riga. La Ascendum ha ricevuto in questi anni donazioni anche da imprese di costruzioni, e questo alla fine, in una sorta di caccia alle streghe scatenata dal crollo del supermercato Maxima, ha costretto Pūce alle dimissioni. Anche perché il sottosegretario non è stato affatto difeso dal ministro dell’economia Daniels Pavļuts (Reformu Partija). Lo stesso Dombrovskis quando ha detto che anche altri ministri avrebbero dovuto prendersi le loro responsabilità e dimettersi, faceva chiaramente riferimento a Pavļuts.

Quale nuova coalizione di governo?

La prossima settimana inizieranno le consultazioni del presidente Bērziņš, il quale fra l’altro si sospetta abbia avuto un ruolo significativo nello spingere Dombrovskis alle dimissioni.
Per il momento la coalizione più probabile sembra quella formata dai tre partiti attualmente nella maggioranza, Vienotība, Visu Latvijai! e Reformu Partija, oltre al gruppo dei sei deputati indipendenti, allargata all’ingresso di ZZS, il partito degli agricoltori e dei verdi.
Sembra infatti sia caduta una delle linee rosse che Dombrovskis accusava fossero state il vero ostacolo ad una forte maggioranza dopo le elezioni del 2011: l’ostracismo di Reformu Partija nei confronti di ZZS, il partito del nemico e oligarca sindaco di Ventspils Lembergs.

Il nuovo leader di RP Demiters lo ha detto chiaramente ieri sera a “Sastrēgumstunda”: non ci sono più linee rosse nei confronti di altri partiti. Vienotība dunque ha strada libera per cercare di spingere gli altri alleati ad un accordo di coalizione che comprenda anche ZZS, ed escluda solo i russofoni di Saskaņas centrs, il partito di maggioranza relativo nella Saeima, e l’unico con cui Vienotība non vuole fare un governo: “Dopo il loro appoggio al referendum sulla lingua russa ufficiale in Lettonia, non c’è più possibilità di collaborazione con loro” ha detto lo stesso Dombrovskis.

L’unica alternativa ad una coalizione di centro destra, potrebbe verificarsi se ZZS e Reformu Partija trovassero il coraggio di formare una coalizione inedita con Saskaņas centrs. Sarebbe un governo molto più spostato verso il centro sinistra, ma si troverebbe con due partiti su tre decisamente contrari all’eurozona, dove la Lettonia, volenti o nolenti, entrerà a partire dal 1° gennaio 2014.

Chi sarà il nuovo premier?

Il vero problema sembra essere semmai quello della scelta del primo ministro, che spetta al capo dello stato Bērziņš. Ieri sera LTV rilanciava il nome di Jānis Dūklavs, proprio di ZZS, o di altri due ex ministri di ZZS nei precedenti governi Dombrovskis, come Uldis Augulis e Raimonds Vējonis. Ma proprio Augulis ieri sera a “Sastrēgumstunda” non sembrava così entusiasta della candidatura di un uomo di ZZS alla guida del governo: “Noi abbiamo solo tredici deputati, credo spetti ad altri la guida dell’esecutivo”.

In realtà prendere l’eredità di Dombrovskis è una cosa che spaventa un po’ tutti. Neanche Vienotība, il partito che nella possibile coalizione avrebbe più deputati, sembra voler decisamente avanzare una sua candidatura. Dopo aver tirato il carro con Dombrovskis per tre anni, e averne subito pesanti conseguenze a livello di sondaggi e seguito elettorale, probabilmente non vedrebbero male un governo guidato da un altro partito.

Certamente non sarà Dombrovskis il premier del nuovo governo. L’attuale primo ministro ha già fatto sapere che tornerà ai banchi della Saeima, per fare il semplice deputato. Altri ministri potrebbero seguirlo (in Lettonia quando si diventa ministri si lascia il seggio di deputato, ma al termine del mandato nell’esecutivo, lo si può riprendere): oltre a Dombrovskis potrebbero tornare in Saeima, il ministro dell’istruzione Vjačeslavs Dombrovskis (Reformu partija), il ministro della difesa Artis Pabriks, il ministro degli affari regionali Edmunds Sprūdžs (Reformu partija), il ministro delle finanze e vero braccio destro di Dombrovskis Andris Vilks (“Vienotība”) e la ministro del welfare Ilze Viņķele (“Vienotība”), che però potrebbe essere la vera possibile candidata di Vienotība alla successione di Dombrovskis alla guida del governo.

Saskaņas centrs e Ušakovs nell’angolo

Intanto Saskaņas centrs resterà probabilmente ancora fuori dalla maggioranza. Il suo leader Ušakovs, sindaco di Riga, è chiamato in causa persino più del premier Dombrovskis da quello che è successo al supermercato Maxima. Ma ha detto in una conferenza stampa di non aver nessuna intenzione di dimettersi.
Il gesto di Dombrovskis però lo mette in una situazione molto scomoda. Adesso è lui il principale attore politico coinvolto nella vicenda a non aver assunto la responsabilità delle dimissioni, e il suo gesto di ieri di lasciare la sala stampa con atteggiamento sprezzante nei confronti dei giornalisti che volevano porgli delle domande, ha rivelato tutto il nervosismo del sindaco di Riga.
Sarà interessante capire come tutto questo influirà sui rapporti di forza nell’elettorato, a meno di un anno dalle elezioni  per il rinnovo del parlamento, nel 2014.

Chi è Paolo Pantaleo

Giornalista e traduttore, Firenze-Riga. Jau rīt es aiziešu vārdos kā mežā iet mežabrāļi

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