IRANICA: La Persia dell’Ottocento, la lunga lotta tra clero e monarchia

C’è un evento, in quella che fu la storia persiana di fine Ottocento, che merita di essere raccontata per le sue analogie con il presente. Si è accennato all’interdipendenza tra monarchia e clero, religione e Stato, secondo cui lo scià (il monarca) difende il paese in nome dello sciismo e per questo vede riconosciuta la propria autorità da parte degli ulema. Questa autorità fu messa in discussione a fine Ottocento con il boicottaggio per la concessione del tabacco (1890-1892) che segnò – con qualche anno di anticipo – l’ingresso della Persia nel Novecento.

I religiosi espressero biasimo verso la monarchia per le concessioni a imprese straniere, per lo più britanniche, sullo sfruttamento delle ricchezze del paese. La crisi giunse nel 1891 quando lo scià concesse il completo monopolio della produzione, della vendita e dell’esportazione del tabacco agli inglesi. Il tabacco era una produzione di punta per i proprietari terrieri persiani e già esisteva un fiorente commercio interno. Il fumo aveva infatti una funzione sociale e caratterizzava la società persiana. Non si trattava, dunque, di un settore inesplorato o verso il quale la Persia non disponeva di competenze e tecnologie utili allo sfruttamento.

La concessione andò a nuocere soprattutto ai mercanti, i bazarì, che quando ne vennero a conoscenza iniziarono la protesta che scoppiò anzitutto a Shiraz: qui un importante leader religioso, esiliato in Iraq, rientrò in patria per denunciare la politica di “svendita” del paese agli stranieri. La massima carica religiosa dello sciismo, il marja- e taqlid (oggi questo titolo è conteso da molti ajatollah), si espresse a favore della protesta ed emanò una fatwa (cioè una opinione giuridica basata sulla legge coranica) contro il consumo di tabacco.

In tal modo si intendeva boicottare il tabacco finito in mano inglese e il popolo persiano obbedì alla fatwa e smise di fumare malgrado l’importanza che il fumo aveva nella vita quotidiana. Gli ulema capeggiarono il boicottaggio e dopo un anno lo scià revocò la concessione. Questa causò un grave buco di bilancio e il primo debito verso una potenza straniera, e fu la prima vittoria dell’alleanza tra ulema e mercanti. A favorire la vittoria furono le “moderne tecnologie” dell’epoca: il telegrafo, che consentì il coordinamento della protesta in varie parti del paese. Ma il malcontento non si placò. Il sovrano, costretto a far fronte al bilancio in rosso, impose una pesante riforma fiscale attuata con la consulenza di Josep Naus, un belga, che venne presto nominato ministro delle Finanze. Naus non si limitò all’aumento delle tasse sulle esportazioni (che resero scontenti i mercanti) ma cercò di ridurre gli appannaggi alla corte attraverso l’abolizione di privilegi. Questi due gruppi cercarono presto l’aiuto dei religiosi. La rivoluzione costituzionale del 1905 era alle porte.

Chi è Redazione Medio Oriente

Redazione: Lorenzo Lazzerini, Carlo Pallard, Sophie Tavernese, Simone Zoppellaro.

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