CROAZIA: Quelle del 28°. Dati e sfide delle donne croate

(www.ingenere.it) Negli ultimi dieci anni lo sviluppo di politiche di genere e il miglioramento della condizione delle donne in Croazia è andato di pari passo con l’evoluzione di una nuova legislazione e dell’aggiustamento delle leggi esistenti, all’interno del processo di pre-adesione alla Ue che la Croazia ha recentemente completato. In questo senso è soprattutto importante sottolineare la solida infrastruttura esistente per la promozione della parità di genere, e la straordinaria attività dell’Ufficio gender equality del governo croato e del Difensore civico (1).

I dati e le tendenze analizzati in questo articolo dimostrano che i risultati della politica di sviluppo della parità di genere sono, in alcune aree, paritari o comunque vicini a quelli dell’Ue-27. Tuttavia, ulteriori analisi portano anche a identificare i punti chiave di sfide future poste dagli imperativi di miglioramento delle opportunità di occupazione per le donne, l’eguaglianza economica, la loro migliore presenza nelle posizioni decisionali decisionale, e lo sviluppo di specifici piani d’azione per contrastare la violenza sulle donne, soprattutto in famiglia.

Meritano di essere sottolineati alcuni risultati positivi per quanto riguarda lo sviluppo della politica di parità di genere e il suo impatto sulla posizione delle donne nella società croata. Ad esempio il raggiungimento dell’istruzione universitaria nel 2012 per le donne è stata del 17% rispetto al 14,5% per gli uomini entro i 64 anni. È importante notare che l’iscrizione delle donne all’università è stata continua negli ultimi anni. Inoltre, tra i professori universitari il 48% sono donne, così come donne sono il 57% tra i possessori di diploma di dottorato, e la stessa percentuale femminile si ritrova nel numero complessivo di studenti liceali e universitari.

La partecipazione delle donne nel processo decisionale è in alcuni casi molto vicino alla media Ue-27 del periodo recente (Figura 1).

 

Ci sono stati alcuni miglioramenti negli ultimi dieci anni, con la partecipazione delle donne nelle elezioni del 2009 raggiungendo 22% tra i rappresentanti del governo a livello locale (2). Per quanto riguarda invece la partecipazione delle donne al management delle grandi società quotate, vi è all’incirca la stessa situazione degli altri paesi dell’Ue 27. Differente invece è la partecipazione delle donne in posizioni manageriali della banca centrale croata dove, escluso un piccolo balzo nel 2009 (14%), il dato è caduto, stabilizzandosi, al 7% nel 2010, 2011 e anche nel 2012.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, le donne nel 2012 erano il 50,9% degli occupati (Figura 2). Hanno acquisito la maggioranza dei posti di lavoro nei servizi sanitari, nell’istruzione superiore, e nella magistratura, ma comunque non nelle posizioni di leader in questi stessi settori. La fascia di età più debole nel 2012 era quella tra i 55 e i 64 anni di età, con un tasso di occupazione molto basso per le donne (27,8%) rispetto agli uomini (46,7%). Le donne di questa fascia di età sono in gran parte o disoccupate per un periodo prolungato di tempo, o in pensione con un reddito molto basso perché hanno colto l’occasione del pensionamento anticipato. Per questo motivo esse appartengono al gruppo di popolazione con il più alto rischio di povertà. Le stime sono che tale rischio per le donne sopra i 65 anni è del 38,3%, di 9,2 punti percentuali superiore a quello per gli uomini nella stessa fascia di età. A questo proposito sono state introdotte delle misure speciali, compreso un incremento di pensione per questa categoria dopo aver raggiunto l’età di 65 anni.

Al fine di migliorare le potenzialità dell’occupazione femminile è necessario stimolare anche il lavoro autonomo. In Croazia l’imprenditoria femminile rimane infatti un potenziale non sviluppato, anche se l’importanza delle donne imprenditrici come fondamentali generatori di nuovi posti di lavoro è riconosciuta dalla politica. Dato che diversi documenti sono stati redatti dal governo come strategia per introdurre misure finalizzate alla promozione dell’imprenditorialità femminile, sarebbe auspicabile una loro attuazione più dinamica ora che la Croazia è entrata a far parte dell’Unione europea. Pertanto è necessario sostenere ulteriori misure per coinvolgere direttamente il Servizio per l’occupazione croato, in particolare a livello locale, e il suo collegamento con i centri di formazione e di ricerca al fine di garantire una guida professionale e di sostegno alle iniziative imprenditoriali delle donne. È particolarmente importante per le donne disoccupate e maggiormente avanti con l’età, per creare opportunità di un loro reinserimento nel mercato del lavoro.

Il problema del relativamente basso tasso di attività delle donne è di natura strutturale ed è ovvio che non poteva essere risolto solo con le garanzie contro la discriminazione previste dalla Legge sulla parità di genere. L’anno scorso sono stati annunciati cambiamenti nelle normative del diritto del lavoro per la legalizzazione dei part-time e del lavoro da casa, compreso il telelavoro, incentivi per aumentare le possibilità delle donne sul mercato, in particolare per le loro responsabilità personali e di cura familiare. Gli ultimi dati (per il 2012) mostrano che la quota di donne che lavorano part-time è solo del 10%, oltretutto una diminuzione rispetto al 2011 (12,4%), mentre per le donne nell’Ue a 27 nel 2012 è stata del 32,6% (Figura 3). È evidente che questa opzione dovrebbe essere fortemente sviluppata e raccomandata per superare la disoccupazione delle giovani donne con più responsabilità familiari e delle donne anziane che diventano disoccupate di lunga durata e con scarse prospettive di occupazione a tempo pieno.

 

Questa opportunità ha cominciato ad essere promossa come iniziativa per sostenere orari di lavoro flessibili, dietro raccomandazione dell’Ufficio del difensore civico per le pari opportunità, e annunciata come una nuova politica per migliorare la posizione lavorativa delle donne attraverso una nuova legge sul lavoro. Parallelamente a queste iniziative ci sono stati alcuni miglioramenti nella nuova legge sull’assistenza all’infanzia, legati agli attuali miglioramenti dei servizi per l’infanzia e alle nuove opportunità di occupazione per le donne, e questo prevede inoltre attività programmate da attuarsi attraverso un piano nazionale di promozione dell’occupazione. Vale a dire, esiste una stima di un gran numero di baby-sitter impiegate senza registrazione legale e a queste donne saranno fatti corsi di formazione, e la loro attività sarà certificata e registrata.

 Anche se la media ufficiale del differenziale retributivo di genere è del 10,9% ed è inferiore a quello dell’UE-27, questa differenza è maggiore in alcuni settori con manodopera prevalentemente femminile, come le assicurazioni e affari finanziari (29,3), l’assistenza sanitaria e sociale (25,5) e l’industria di trasformazione (21,8). Il legame tra la segregazione di genere nel mercato del lavoro e il divario salariale può essere dimostrato anche dal fatto che le donne costituiscono la maggioranza dei dipendenti solo in tre delle 10 aree di attività con stipendi superiori alla media.

Oltre alle criticità elencate nelle diverse sfere di interesse, per quanto riguarda la situazione socio-economica delle donne in Croazia c’è un altro ambito di particolare interesse e di crescente attenzione in materia di miglioramento della parità di genere: la lotta alla violenza, e in particolare contro la violenza all’interno della famiglia. Questo argomento è diventato uno dei più discussi nei dibattiti politici sulle questioni di genere, negli ultimi mesi, dopo l’obbligo di attuare le misure della politica nazionale di parità di genere. Inoltre, attraverso le attività del Piano nazionale di promozione dell’occupazione orientato ad aumentare l’occupazione delle donne e dei gruppi svantaggiati, e sostenuto dal Fondo sociale europeo, nel 2012 c’è stato un andamento positivo dell’occupazione delle donne vittime di violenza domestica.

Note

1) Il ruolo di tali uffici nello svolgimento delle attività professionali e amministrative relative alla vigilanza sulla parità di genere è focalizzato sull’avvio e l’attuazione dei numerosi studi riguardo alla posizione delle donne nel mercato del lavoro e per sostenere il settore della società civile nello svolgimento di campagne di sensibilizzazione sulla parità di genere.

2) Poiché il governo ha rimandato l’applicazione della legge sull’uguaglianza di genere, le chances delle candidate alle elezioni locali nel 2013 non sono state supportate dall’obbligatorietà di presentare liste con una presenza femminile minima del 40%. Il risultato è stato il 17% di donne elette, una media composta dal 21% di donne a livello di contea e solo dal 7% tra i sindaci di campagna e città e come prefetto della contea.

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