Datagate peggio di Gladio. Quando gli Stati Uniti spiano l'Europa

RUBRICA: J’accuse

Come ai tempi di Gladio, anzi peggio. Lo scandalo Datagate, venuto alla luce in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden che ha sottratto informazioni riservate alla Nsa americana, non è paragonabile alla creazione delle stay behind (come Gladio, appunto) che almeno avevano lo scopo di contrastare un eventuale attacco delle forze del Patto di Varsavia: insomma, c’era la guerra fredda, il “pericolo rosso”, e bisognava giocare sporco (e l’Italia ha pagato un prezzo alto, la cosiddetta “strategia della tensione”) per mantenere la supremazia occidentale sul mondo. Ma oggi? 

Alleati inaffidabili

Quale guerra, quale pericolo, può motivare un enorme attività di spionaggio da parte della Nsa non solo ai danni di cittadini americani (che già, nel tempio della democrazia, suona stridente) ma anche nei confronti delle cancellerie di paesi alleati. Germania, Francia ma anche Italia, e Unione Europea. Tutta gente ritenuta inaffidabile, classificati come “partner di terza classe”. Secondo un documento riservato dell’Nsa visionato dallo Spiegel, la Germania è considerata un partner “di terza classe”: ciò significa che il paese è ritenuto un alleato, ma che l’agenzia si riserva la possibilità di procedere con operazioni di spionaggio. Esclusi dalle attività di spionaggio sarebbero invece stati i partner di seconda classe, tra cui il Canada, l’Australia, la Gran Bretagna e la Nuova Zelanda. «Possiamo intercettare le comunicazioni della maggior parte dei partner stranieri di terza classe. E lo facciamo anche», è scritto in un documento dei servizi in possesso dello Spiegel.

La scusa del terrorismo

Secondo quanto scrive Spiegel, l’Nsa considera la Germania come un obiettivo sensibile del terrorismo internazionale. E per questo l’agenzia per la sicurezza statunitense Nsa ha tenuto sotto controllo ogni mese circa mezzo miliardo di comunicazioni internet e telefoniche. Ah, il terrorismo, questa scusa globale dietro cui si perseguono interessi particolari. Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

Il ruolo di Microsoft ed Apple

La gran parte delle utenze intercettate in Germania sono dell’area di Francoforte, ovvero dove ha sede la Banca centrale europea e i board delle principali banche e agenzie finanziarie tedesche ed europee. A Bruxelles invece si tenevano sotto controllo i computer del personale diplomatico. Già, i computer. Perché secondo quanto affermato dal Washington Post la Nsa americana avrebbe finanziato, con circa 20 milioni di dollari l’anno, un programma di sorveglianza (denominato Prism) cui aderiscono varie società dell’industria informatica ed elettronica. Secondo il giornale americano la prima a prendervi parte è stata Microsoft nel 2007 e l’ultima Apple nel 2012. Grazie al loro supporto è stato possibile “spiare” anche le utenze internet.

Ma non è la prima volta che l’Unione Europea è nel mirino degli spioni di Washington: circa cinque anni fa i responsabili della sicurezza di Bruxelles, a causa di disturbi nelle telefonate, si accorsero che alcune delle comunicazioni del Justus Lipsius, il palazzo della capitale belga che ospita il Consiglio Ue e i vertici dei leader europei, venivano intercettate a distanza. Le ricerche avviate hanno permesso di scoprire che le intercettazioni erano gestite da una delle aree schermate accanto al quartier generale della Nato, nella vicina Evere, dove la Nsa si era installata.

La Francia e l’Italia

Le cimici nelle ambasciate di Francia e Italia si spiegano con ragioni diverse. La Francia è un paese da sempre poco incline alla Nato, dalla quale uscì nel 1966 per poter perseguire il proprio programma di difesa nucleare e per poter operare militarmente in modo indipendente nella zona euro-mediterranea, e che solo nel 2009 ha chiesto il reintegro nel Comando militare. Con la Germania, la Francia è poi alla guida dell’Europa. Normale, per Washington, considerarla “inaffidabile”.

E l’Italia? secondo la presunta “talpa”, Wayne Madsen, citato dal Guardian ma poi smentito dal Telegraph, il nostro paese avrebbe fornito volontariamente alla Nsa dati personali di cittadini italiani. Ma i servizi segreti nostrani smentiscono e parlano di cooperazione antiterrosimo. Se il nostro paese sia vittima o complice non è ancor chiaro. Potrebbe essere entrambe le cose, nella migliore tradizione diplomatica italiana.

La zona di libero scambio

Ma battute a parte, la questione resta grave. Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha dichiarato: «Se fosse vero, sarebbe un enorme scandalo, che incrinerebbe gravemente il rapporto con gli Usa ed avrebbe serie conseguenze su ogni tipo di relazione». Sul piatto c’è la creazione di una zona di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa: una operazione molto discussa, specialmente in Francia, dove si teme l’allentamento di alcune restrizioni importanti per la tutela della salute, come quelle in vigore nel settore dei medicinali  e, soprattutto, nella coltivazione di prodotti agricoli.

Chi ha paura degli Stati Uniti?

Intanto Edward Snowden è ancora primula rossa. Anzi, russa. Pare non sia uscito dall’aeroporto di Mosca dove è giunto da Hong Kong. Per l’ospitalità offerta alla talpa americana, Russia e Cina hanno subito pesanti pressioni da Washington ma i due paesi non si sono preoccupati troppo. Dopo la vicenda di Wikileaks, gli Stati Uniti si trovano a fronteggiare un nuovo “nemico interno” abbastanza forte da sfidare l’establishment. Nel complesso non è un bel periodo per gli Stati Uniti: la Russia e la Cina sono concorrenti sempre più capaci, benché non possano competere con gli Stati Uniti sul piano militare. L’orto di casa, come era chiamato il Sudamerica, sembra aver trovato una propria via allo sviluppo affrancandosi dalla pesante tutela di Washington. E l’Europa?

Lo scandalo Datagate difficilmente potrà mutare le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico: oggi l’Unione è troppo debole per una reazione concreta. La crisi economica in corso, che è anche politica e sociale, svela un vecchio continente in crisi di identità, incapace di opporre ragioni “democratiche” contro l’ingerenza americana. Come a dire, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Qualche cancelleria si lamenterà, giustamente, di aver visto violata la propria sovranità e la questione si risolverà “in sede diplomatica”, vale a dire dietro le quinte, senza che l’opinione pubblica venga coinvolta, mentre tutti saranno al mare. Qui, con buona evidenza, non è questione di replicare un peloso anti-americanismo ma di pretendere che il rispetto del diritto internazionale valga per tutti affinché non ci sia “qualcuno più uguale degli altri”, come diceva Orwell. Il rischio è che l’Europa si costerni, s’impegni, s’indigni, poi getti la spugna con gran dignità.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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2 commenti

  1. Francesco Massi

    Una sorta di maccartismo duro a morire. Gli americani dividono da sempre il mondo in buoni e cattivi, affidabili e meno affidabili, amici e nemici, ma stavolta si è superato il limite perché si è messa in dubbio la lealtà di paesi che oltre ad essere firmatari di alleanze militari, sono stati sempre considerati amici; difensori degli stessi valori umani e democratici. Passi il discorso francese, con Parigi spesso altalenante nei rapporti con gli States (ma pur sempre fedele) ma parlando della Germania, parliamo di un paese che ha ancora basi USA sul proprio territorio e che non potrebbe minimamente impensierire il gigante americano. Articolo condivisibile il tuo, Matteo, anche quando dici che la supremazia militare americana non è messa in discussione da nessuno: ma solo se parliamo di guerra convenzionale, ossia un esercito contro un altro esercito. Ma oggi le guerre sono di guerriglia e terrorismo. Penso, ad esempio, all’Intifada palestinese…ad Al-Qaeda. Nessuno, ovviamente, si sognerebbe mai di sferrare un attacco contro gli States a viso aperto, ma quando penso che un ragazzino con uno zaino in spalla ha tenuto sotto scacco una città come Boston, paralizzando il sistema dei trasporti pubblici, costringendo la popolazione a barricarsi in casa, allora penso: a che serve una così massiccia produzione di armi…se non allo scopo di rivenderle a qualcun altro per fomentare rivolte e ribellioni? P.S. Immaginate cosa sarebbe successo se lo spione fosse stato Vladimir Putin o Hu Jintao???

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