TURCHIA: Sciopero generale, mentre Erdoğan sfida l'UE

Turchia sempre inquieta. Nuovi scontri nella notte tra polizia e manifestanti in varie città turche. Proclamato uno sciopero generale dai sindacati per denunciare l’uso smodato della forza da parte degli agenti di polizia che nella giornata del 16 giugno hanno impiegato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni per sedare le rivolte. Il premier Erdoğan lancia la sua sfida: “Non riconosco il Parlamento europeo” e minaccia che l’esercito di Ankara è pronto a intervenire.

Il 16 giugno la gendarmeria turca ha bloccato il ponte sul Bosforo, per impedire ai manifestanti in arrivo dalla riva asiatica di avvicinarsi. Sono circa 600 le persone fermate dalla polizia ad Istanbul e Ankara. Tra i feriti degli scontri della notte, un fotoreporter italiano, Daniele Stefanini, che è stato colpito alla testa da alcune manganellate e fortunatamente soccorso da un avvocato che l’ha portato in ospedale. Secondo la Farnesina, il livornese di 28 anni, in stato di fermo, sarà interrogato dalle autorità turche e il suo rientro in Italia dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.

Nel pomeriggio nuovi scontri ad Ankara durante lo sciopero indetto dai due principali sindacati, Kesk e Disk, per protestare contro la brutale repressione a Gezi Park e chiedere le dimissioni del capo del governo. Il ministro turco agli Affari Europei, Egemen Bagis, ha fatto sapere che chiunque entri nella piazza Taksim sarà considerato un terrorista. Il ministro degli Interni Muammer Güler ha annunciato una linea dura contro le mobilitazioni sindacali di oggi: “Lo sciopero è illegale” e ha avvertito che le forze dell’ordine “non lo consentiranno”. Secondo Güler, “c’è la volontà di far scendere la gente in piazza con azioni illegali come uno sciopero e un’astensione dal lavoro”.

Intanto, sui social network si moltiplicano voci e immagini che testimoniano l’utilizzo da parte della polizia di gas urticanti contro la folla: foto di agenti turchi che caricano i cannoni ad acqua con taniche blu con la scritta “Jenix”. Si tratta di un urticante venduto in Turchia a militari, polizia e gendarmeria. “Si tratta di una soluzione medica”, ha spiegato Huseyin Avni Mutlu, governatore di Istanbul, aggiungendo che “non contiene prodotti chimici”. Secondo Amnesty, la polizia turca ha arrestato diversi medici accusati di avere curato dei manifestanti feriti.

“Se i media internazionali vogliono una fotografia della Turchia, la fotografia è qui”, ha detto il premier Erdogan ai suoi sostenitori. “Centinaia di migliaia di persone riunite qui – ha continuato Erdogan – non sono come i vandali con le molotov in mano”. Il primo ministro ha nuovamente denunciato un “complotto” contro il suo governo ordito non si sa da chi e portato avanti attraverso le proteste dei giovani delle ultime due settimane: Erdogan ha accusato la “lobby dei tassi d’interesse”, la stampa estera e il capo del principale partito di opposizione Kemal Kilicdaroglu, che ieri ha denunciato come “un crimine contro l’umanità” l’assalto della polizia a Gezi Park.

“Quel che sta accadendo non corrisponde alla nostra idea di libertà di manifestare” ha dichiarato la Cancelliera tedesca Angela Merkel, scioccata dalle violenze. Le manifestazioni antigovernative sono al diciassettesimo giorno e dall’inizio delle proteste tre manifestanti sono stati uccisi e 7500 feriti, almeno 50 dei quali sono gravi, mentre 11 hanno perso la vista. Un poliziotto è morto cadendo da un ponte in costruzione mentre inseguiva i manifestanti. Dal mondo sono arrivate numerose condanne della brutalità della polizia turca contro manifestanti pacifici. I giornalisti sono nel mirino delle forze di polizia: diversi reporter sono stati picchiati o arrestati dalle forze antisommossa. Sul sito di Reporter senza frontiere Europa sono state diffuse fra l’altro le immagini dell’arresto del giornalista turco Gokhan Biçiç, fermato e buttato a terra da quattro agenti. Dalle finestre delle case la gente ha urlato ai poliziotti di lasciarlo stare, poi ha iniziato a buttare oggetti di ogni tipo, anche una sedia in plastica, sugli agenti, che hanno comunque trascinato via il cronista.

Foto: Eser Karadağ, Flickr

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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