RUSSIA: Il ritorno di Stakhanov

Il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di re-istituire il premio “Eroe del lavoro”, onorificenza che dai tempi di Lenin veniva assegnata ai lavoratori che avevano superato le loro quote di produzione. Putin, ex agente del KGB che in passato aveva definito la caduta dell’Unione Sovietica come una delle grandi tragedie del XX secolo, ha firmato un decreto per la reintroduzione del titolo, che non veniva più assegnato dal 1991. In una dichiarazione pubblicata sul sito web del Cremlino, il presidente ha definito “giustificato” il riconoscimento dell’era sovietica, aggiungendo di non rivolgersi soltanto al lavoro degli operai, “ma anche di coloro che fanno le cose con le loro mani e usano le loro teste ed è anche il punto di vista della nostra più grande unione professionale”, ha detto facendo riferimento alla associazione degli industriali russi.

Il termine “Eroe del lavoro”, introdotto da Vladimir Lenin, cominciò ad essere usato attivamente dal 1921, quando i diplomi con questa intestazione cominciarono ad essere consegnati a lavoratori come premio per una lunga anzianità professionale. La consegna dei diplomi avveniva a cura dei consigli provinciali dei sindacati dietro raccomandazione delle “assemblee operaie”. I primi diplomi di questo tipo furono rilasciati a decine di operai di Mosca e Pietrogrado (come allora si chiamava S. Pietroburgo).

Insieme al diploma venivano consegnati anche “regali di valore” (“tsennye podarki”, potevano essere merce scarseggianti [defitsitnye] in quel periodo, come un paio di stivali o un pezzo di stoffa per farci un abito). Per esempio nel marzo 1922 come premio per la riparazione anticipata della centrale elettrica cittadina di Ufa (Bashkortostan) il titolo di “Eroe del lavoro” venne conferito a 8 operai. Una delibera del consiglio provinciale dei sindacati di Ufa stabilì che ad ogni persona insignita di questo “titolo d’onore” fossero consegnati un “pud” e mezzo di farina, un pacco di maglieria e un paio di scarpe (almeno questo è ciò che racconta il sito web della “Bashkirenergo” in un articolo intitolato “Le tappe fondamentali dello sviluppo dell’energetica bashkira, 1917-1945”).

Il premio “Eroe del lavoro”, fu poi aggiornato da Stalin, proprio nel periodo peggiore delle cosiddette purghe, nel 1938, in “Eroe del lavoro socialista”. Benché non fossero previsti distintivi da portare appuntati sul petto, essi vennero largamente usati in diversi “commissariati del popolo” (ministeri) e fabbriche. Per molti russi l’onorificenza è legata al nome di Aleksej Stakhanov, il minatore diventato “leggenda” per aver prodotto 227 tonnellate di carbone in un solo turno di lavoro nel 1935, un record spesso contestato da chi lo imputava solamente alla propaganda comunista.

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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