BOSNIA: Focus elezioni/6 – Chi è Milorad Dodik

di Federico Resler

Capobastone, ras: sono queste due definizioni che ben si attagliano a Milorad Dodik, primo ministro della Republika Srpska, l’entità federale a maggioranza serba che assieme alla Federazione Croato-Musulmana compone la Bosnia-Erzegovina.

 Originario di Laktaši, cittadina della Bosnia nord-orientale, Dodik è il leader indiscusso dell’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti, formazione politica di centro-sinitra nata nel 2001 dalla fusione tra alcuni partiti progressisti.

Conosciuto per il suo carattere intemperante e provocatore, Milorad è un vero “animale politico” balcanico, pronto a cambiar pelle pur di mantenere il potere.

 Negli ultimi anni il suo profilo è stato caratterizzato da spinte nazionaliste, anti-musulmane e secessioniste: Dodik ama infatti far professione di fede del suo essere serbo, ha più volte paragonato Sarajevo alla Teheran degli ayatollah e non ha mai nascosto il sogno di riportare la Republika Srpska sotto Belgrado.

 Ma vi è anche un altro Dodik, il politico riformista degli anni ’90: durante la stagione della guerra civile, fu un deciso oppositore del regime di Milošević e del Partito Democratico Serbo, movimento di estrema destra allora al governo tra i serbi di Bosnia. Eletto al parlamento di Banja Luka (n.d.r: capitale della Republika Srpska), diede vita al “Club dei Parlamentari Indipendenti”, unica forza politica contraria al nazionalismo di Karadzic & Co.

 Terminato il conflitto in ex Jugoslavia, Dodik diviene un interlocutore privilegiato delle istituzioni internazionali, che vedono in lui un personaggio in grado di guidare il nuovo corso liberale dei serbi di Bosnia. E qui ha inizio la doppiezza di Dodik: lesto a solleticare la “pancia” della sue gente con sparate scioviniste e populiste, si fa contemporaneamente garante della stabilità richiesta dall’Unione Europea.

Un esempio in questo senso ci viene nel Gennaio-Febbraio 2008: nel giro di un mese Dodik passa dall’endorsement elettorale a Boris Tadic, Presidente serbo riformista ed europeista, alle manifestazioni di piazza contro l’indipendenza del Kosovo promosse dalla destra nazionalista belgradese.

 Insomma, Milorad Dodik è un uomo per tutte le stagioni

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6 commenti

  1. La Republika Srpska comandata da Dodik già da anni gestisce direttamente i rapporti politici, commerciali e economici con Belgrado. I governanti della Republika Serbije considerano Banja Luka la capitale di un vero e proprio Stato sovrano. Se non ci fosse di mezzo la UE, Dodik avrebbe già preparato uno staterello stile Turkmenistan ma molto più evoluto da usare come paradiso fiscale in mezzo ai balcani e del quale essere appunto il capobastone. Comunque più tempo passa e peggio l’UE troverà la Bosnia dentro la proprio struttura comunitaria. Andavano inclusi 12 anni fa tutti e a quest’ora Dodik era un pensionato di Laktasi (che ora con l’autostrada nuova diventerà un posto ricco e importante, ciliegina sulla torta del Dodik.)
    Fate un ottimo lavoro grazie!

    • Sarebbe stato bello poter integrare prima i Paesi balcanici, ora temo non li integreranno giammaipiù. Almeno, a vedere come è andata la Conferenza di Sarajevo (che anche su quello verteva), non sono fiducioso. Resta da vedere come la Turchia si giocherà la sua adesione, e come userà i Balcani meridionali allo scopo. In ogni caso, non vedo un’adesione in tempi brevi. Mi sa che ci terremo Dodik ancora per un bel po’, con le sue smanie da oligarca… Grazie Claudio per seguirci sempre!

  2. Vedrai che prima o poi entrerà in Ue anche la Bosnia ma sarà molto tardi purtroppo. Buon lavoro!

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