TURCHIA: Erdoğan tra due protagonismi, aspettando Putin

L’anno scorso, per un soffio, il primo ministro turco Erdoğan non è stato nominato “Person of the year” dal Time. A guadagnarsi l’ambita copertina era stato invece “The protester”, fantomatico simbolo delle rivolte dilagate in tutto il mondo, con particolare intensità in medio-oriente. L’appeal della ‘persona’ dell’anno 2011 è sicuramente di gran lunga maggiore, ma in quanto a reale cambiamento apportato, ci sarebbe da discutere a lungo con il Time. Se le rivolte arabe non hanno sortito i risultati sbandierati anzitempo dai mass-media globali, Erdogan ha invece continuato a dimostrare il proprio desiderio di affermarsi come figura forte e centrale. Il primo ministro turco, infatti, non ha smesso di agire vigorosamente per modificare le cose, secondo la sua ricetta, in Turchia e negli equilibri mondiali. Facciamo un breve punto della situazione.

Battagliero e onnipresente in politica estera

Inutile fare decine di funerali a qualcosa di già morto da tempo. La politica “zero problemi con i vicini” è un proclama di inizio legislatura che è stato più volte smentito che confermato. Recep Tayyip Erdogan è pienamente immerso nelle questioni politiche regionali e mondiali; soprattutto negli ultimi tempi, i toni meno diplomatici e più propensi all’esposizione arrivano fino alle provocazioni alle grandi potenze del mondo.

È previsto per oggi, 3 dicembre, l’atteso incontro tra il premier turco e Vladimir Putin. Il tema principale del dibattito, oltre a questioni energetiche e commerciali, sarà la situazione in Siria. Si prospetta una vera contrapposizione tra campi opposti: Erdogan è fermamente contro il regime dell’ex-amico Assad, mentre Putin è tra i più strenui sostenitori del regime di Damasco. Ciò che verrà fuori da quest’incontro potrebbe essere decisivo per smuovere il drammatico stallo della Siria. Alternativamente, potrebbe aumentare la già delicata tensione tra Turchia e Russia.

Anche sulla questione palestinese il primo ministro Erdogan non ha risparmiato le dichiarazioni infuocate. Dopo aver accusato Israele di essere uno Stato “terrorista” e di praticare una “pulizia etnica” ai danni delle popolazioni palestinesi, ha rivolto un chiaro monito al presidente degli Stati Uniti Obama, sottolineando che “nessuno può dire che Israele stia portando avanti una legittima difesa”.

L’islamizzazione continua, l’avvicinamento all’UE retrocede

Dopo la revoca del divieto al velo nelle università, già in vigore dal 2008, si passa alla fase successiva. Oggi si possono vedere fluenti chiome accanto a teste velate anche nelle scuole religiose e, durante le ore di Corano, anche in tutti gli altri istituti scolastici. Pur essendo una revoca solo parziale del divieto di indossare il velo nei luoghi di insegnamento, è un cambiamento significativo per la società turca, fedelmente legata ai principi dettati da Atatürk e quindi molto sensibile al tema della laicità. Il quotidiano Cumhuriyet, dai princìpi laici e di sinistra, ha subito accusato il Primo Ministro di avere un’“agenda occulta di islamizzazione” della società turca. In realtà, le priorità di Erdogan non sono –purtroppo o per fortuna- poi così occulte. È evidente la tendenza a voltare, cautamente ma con decisione, la pagina del kemalismo, promuovendo in primis l’identità musulmana del Paese fino a creare un’immagine all’esterno di una Turchia “islamica”, prima che europea o altro.

A proposito di Unione Europea: dopo decenni di relazioni travagliate, il Primo Ministro turco sembra deciso a dimostrare più disinteresse per l’istituzione europea più di quanto non abbia fatto l’Ue nei confronti della sua Turchia. Se fino a qualche anno fa le dichiarazioni politiche venivano soppesate per essere gradite all’imponente vicino, oggi Erdogan pare comportarsi in modo opposto.

È il caso del recente ritorno del premier sul tema della pena di morte, abolita in Turchia dieci anni fa e uno dei criteri fondamentali di accesso all’Unione. La pena capitale sarebbe, secondo le parole di Erdogan, legittima per alcuni reati molto gravi. A vedere le statistiche la maggioranza dei turchi è d’accordo con l’idea espressa dal capo dei ministri e, secondo gli analisti, questo potrebbe non essere un caso. Come da lui stesso dichiarato, il suo prossimo obiettivo è la Presidenza della Repubblica. Ma l’attuale premier non ha intenzione di candidarsi alle elezioni del 2014 e sperare di essere il prescelto. In vista di ciò, sta preparando il terreno per una presidenza à la Erdogan, ovvero dai poteri accresciuti.  Per una riforma presidenziale i numeri in parlamento non ci sono, quindi la sua attuale punta ad affrontare temi cari ai turchi, mettendo in tasca quanti più granelli di potere e credibilità possibili.

Non sarà l’uomo dell’anno ma in Turchia è il protagonista assoluto di una scena politica in cui le altre voci si fanno lontane: con ogni probabilità Erdogan farà ancora parlare di sé a lungo.

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