ASIA CENTRALE: Con gli Usa o con la Russia? Una questione di soldi

# PARTE PRIMA – Afghanistan e Pakistan

La situazione geopolitica e militare dell’Asia Centrale ex sovietica è destinata a modificarsi nei prossimi mesi e anni. Quell’area, che in passato fu il “cortile di casa” dell’URSS, si trova oggi ad essere contesa fra interessi dei russi (“protettori” tradizionali), degli americani (che un tempo ne erano esclusi) e, in prospettiva, dei cinesi. Alcune repubbliche di questa regione hanno sul loro territorio basi non solo russe, ma anche americane. E la loro ulteriore permanenza è determinata non solo dagli interessi politico-militari di Russia e USA, ma anche da quanto esse sono disposte a pagare per conservare le loro posizioni. Si tratta insomma anche di una questione di soldi. Vedremo qual è la situazione a questo proposito in tre repubbliche: Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, e che cosa esse fanno per trarre il massimo vantaggio in una situazione in cui vengono trattate come merce di scambio.

Intanto c’è una data che sarà un po’ uno spartiacque in questa regione. Infatti, man mano che si avvicina il 2014, verso la fine del quale, secondo i piani del Pentagono, le truppe degli USA e dei loro alleati dovranno lasciare l’Afghanistan, si acuisce il problema della dislocazione delle basi militari russe nei paesi confinanti. È evidente che anche dopo l’uscita dall’Afghanistan gli americani non cesseranno di occuparsi di questa regione che è probabilmente la più instabile al mondo, e quindi ciò significa che avranno bisogno di nuovi territori per installarvi centri per il controllo della situazione. A questo proposito non è escluso che nei prossimi anni il Tagikistan ed il Kirghizistan, che ancora “tollerano” in casa propria i militari russi, tenendo conto della congiuntura del mercato e dell’atmosfera politica generale, proveranno a sostituirli con gli americani.

Fino al termine del 2011 gli USA, che già da 10 anni sono impegnati nella guerra in Afghanistan, si orientavano prima di tutto verso il Pakistan che metteva a disposizione degli americani corridoi per i trasporti e li aiutava in ogni modo nella lotta contro i taliban. Tuttavia alla fine dell’anno scorso i rapporti fra i due paesi si sono seriamente guastati, principalmente per colpa degli americani e dei loro alleati che avevano incominciato ad usare in modo troppo disinvolto l’aviazione contro i terroristi. In particolare nella notte fra il 25 ed il 26 novembre elicotteri da combattimento della coalizione erano penetrati nello spazio aereo del Pakistan prendendo di mira un posto di blocco in quella che era la Nord-West Frontier Province ed ora si chiama Pushtunkwa. Perirono 24 militari pakistani, compresi due ufficiali. Dopo questo “incidente”, Islamabad esigette che gli USA abbandonassero la base militare nel Beluchistan dalla quale si alzavano in volo i “droni” americani e chiuse il corridoio aereo attraverso il quale le forze della coalizione ricevevano carburante, alimentari e munizioni.

E benché già in luglio il segretario di Stato USA Hillary Clinton sia riuscito di nuovo a mettersi d’accordo con Islamabad (in cambio della riapertura del transito gli USA avrebbero concesso al Pakistan un aiuto finanziario di 1,1 miliardi di dollari), la questione della dislocazione in questo paese di una base americana per il momento non venne sollevato, e non è detto che dopo l’uscita della coalizione dall’Afghanistan i pakistani accetteranno di tenere sul loro territorio una fonte permanente di irritazione per i taliban e gli islamisti di casa propria.

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

Leggi anche

La rinascita della Via della seta, solo una vetrina?

Ultimamente si parla molto di rinascita della Via della seta, ma cosa significa? Soprattutto si tratta di una vera rinascita o solo di un'affascinante maschera? Tra Storia e geopolitica, approfondisci la questione con East Journal!

Privacy Preference Center

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: