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ENERGIA: Russia e Cina pronte a spartirsi la torta asiatica

Le vicende relative al TAPI (Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India pipeline) rischiano di complicarsi, in buona parte per il gioco turkmeno su piu’ tavoli. Il paese centroasiatico dopo l’acuirsi delle tensioni con l’Azerbaijan, che rischiano di avere efetti assolutamente negativi sulla Trans-Caspian pipeline sponsorizzata dall’Unione Europea, ha fatto appelli per un’accelerazione delle tempistiche di costruzione, per l’appunto, del TAPI.

Tale gasdotto, fortemente sostenuto dagli Stati Uniti e finanziato dalla Asian Development Bank (a partecipazione americana) risulta sempre piu’ un elemento chiave per il futuro geopolitico della regione nel “dopo Afghanistan”). Tuttavia gli ostacoli che si frappongono a questo progetto sono molti: innanzitutto lo stato del controllo del territorio in Afghanistan, tema non indifferente che, soprattutto dopo il ritiro americano dal paese, rischia di mettere in pericolo la sicurezza del gasdotto, soprattutto considerando che il percorso previsto attraverserebbe regioni decisamente “difficili” come quelle di Herat e Kandahar, mentre i Talibani governano ancora di fatto larga parte del paese, ed una rivolta independentista interessa la regione del Balucistan.

Altri elementi piu’ legati alle relazioni internazionali, e che possono influire sul progetto, sono lo stato dei rapporti tra USA e Pakistan, che solo recentemente si sono “scongelati” ma che restano ancora difficili (e che hanno portato gli Stati Uniti a cercare una “via di fuga” in Asia Centrale non potendo contare pienamente sull’alleato pakistano); vi e’ poi la presenza dell’India, che dovrebbe collaborare con il nemico storico, ossia il Pakistan, e che e’ gia’ in passato si e’ ritirata da un precedente progetto (l’IPI: Iran-Pakistan-India pipeline poi diventato IP ossia Iran-Pakistan pipeline) dove vi era la compartecipazione dei due paesi rivali. Proprio l’India ha recentemente dichiarato che perima del 2017 non potra’ fare parte del consorzio che gestisce il TAPI, posponendo cosi’ la realizzazione del progetto. Ed infine vi e’ la perenne incognita turkmena, ossia l’imprevedibilita’ della politica estera dell’importante produttore centroasiatico.

Proprio il Turkmenistan, a conferma di quanto appena scritto, sarebbe paradossalmente in procinto di ostacolare il TAPI per mezzo di nuovi accordi di fornitura alla Cina. Tra i due paesi esiste gia’ un gasdotto che attraversa anche Uzbekistan e Kazakistan ma i progetti cinesi vedono un aumento delle importazioni dal Turkmenistan attraverso una nuova pipeline. In occasione del vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), tenutosi a Pechino nel giugno scorso, il Presidente cinese Hu Jintao, in compagnia del general manager della China National Petroleum Corporation’s (CNPC), avrebbe discusso con la sua controparte afghana, Hamid Karzai, la creazione di un gasdotto che possa portare il gas turkmeno in Cina via Afghanistan. Tale proposta coinvolgerebbe anche il Tagikistan e, forse, il Kirghizistan (ma solo in una variante del progetto).

Inutile dire che geopoliticamente questo gasdotto avrebbe effetti molto importanti, attraendo l’Afghanistan nell’orbita cinese e rischiando di porsi in contrasto con il TAPI, sia per la mai del tutto chiarita quantificazione delle riserve di gas turkmene (il Turkmenistan potrebbe infatti non essere in grado di rifornire entrambi i gasdotti), sia per le future scelte afghane in politica estera, e piu’ specificatamente per gli sviluppi dele relazioni tra Afghanistan e Stati Uniti. Il progetto cinese ha inoltre il grande vantaggio di evitare le regioni afghane a maggioranza pasthun, ossia l’etnia dei talibani, il che sarebbe allettante per investitori interessati.

La crisi del TAPI potrebbe inoltre portare ad una rinascita dell’IPI grazie a finanziamenti russi. Mosca ha infatti interesse ad espandersi nel mercato energetico dell’Asia Meridionale ed allo stesso tempo a contrastare la crescente influenza cinese in Asia Centrale, interesse comune anche all’India che in chiave anticinese potrebbe arrivare a superare la ritrosia per una collaborazione con l’odiato Pakistan.

Una situazione quindi che appare ricca di sviluppi, con un Turkmenistan sempre piu’ in vendita al miglior offerente e con gli USA che rischiano concretamente di essere tagliati fuori dai giochi geopolitici della regione, con l’unica consolazione di avere una testa di ponte uzbeka in un’Asia Centrale sempre piu’ “effervescente”…

Chi è Pietro Acquistapace

Laureato in storia, bibliofilo, blogger e appassionato di geopolitica, scrive per East Journal di Asia Centrale. Da sempre controcorrente, durante la pandemia è diventato accompagnatore turistico. Viaggia da anni tra Europa ed Asia alla ricerca di storie e contatti locali. Scrive contenuti per un'infinità di siti e per il suo blog Farfalle e Trincee. Costantemente in fuga, lo fregano i sentimenti.

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