Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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Rotta balcanica: paramilitari e spari, continua la violenza contro i migranti

Pochi giorni fa, un migrante è stato gravemente ferito da un colpo di pistola in Croazia. Negli stessi giorni, in Slovenia si sono formate delle milizie di paramilitari per controllare il confine, mentre in Bosnia crescono le forme di insofferenza verso i migranti. Continuano violenze ed intolleranza verso le persone che percorrono la ormai nota rotta balcanica. 

2 commenti

  1. Sono molto interessanti queste mappe per chi prova a capire qualcosa del mosaico balcanico. Però faccio un po’di fatica a capire alcuni concetti: i musulmani possono essere considerati, tutti insieme, come un’etnia? che differenza c’è tra serbi e jugoslavi?

    • Provo a chiarire. I musulmani oggi presenti nei Balcani sono una delle eredità della dominazione ottomana. Certo in quel periodo la popolazione locale si è mescolata con i nuovi dominatori ma non tanto da poter dire che i bosniaci musulmani siano “altro” rispetto agli altri popoli (slavi) della regione. I musulmani in Macedonia invece coincidono con la minoranza albanese. L’Islam bosniaco e quello albanese sono diversi tra loro, il primo -pur moderato e persino laico- è un Islam che vive nella società. E’ un Islam europeo, moderato. Le moschee però non sono mai piene e quando il moezzin chiama alla preghiera molti bosniaci restano al caffé a chiacchierare. L’Islam è invece assai meno praticato dagli albanesi, eppure le tensioni sociali coi macedoni (ortodossi in maggioranza) sono più forti. La causa non è qui religiosa ma etnico-politica.

      Sulla differenza tra serbi e jugoslavi: il termine “Jugoslavia” significa “Terra degli slavi del sud”. E’ un termine che è entrato in vigore nel Novecento. Dopo la Prima Guerra Mondiale infatti venne costituito il “Regno dei serbi, dei croati e degli sloveni” poi divenuto “Regno di Jugoslavia”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il regno divenne repubblica federale socialista (quella di Tito, per intenderci). Negli anni anni Novanta la Jugoslavia è andata in pezzi, le repubbliche federali che la componevano sono diventate via via indipendenti (con differenti vicende). La Serbia è una di queste repubbliche federali. I serbi però espressero gran parte della classe dirigente durante il periodo socialista, e sono il popolo slavo del sud più numeroso. In un certo senso il crollo della Jugoslavia è stato una “separazione” dai serbi. I serbi oggi sono presenti in Krajna (regione croata a lungo contesa coi serbi durante le guerre degli anni Novanta), in Bosnia (dove hanno una entità territoriale amministrativa propria, la Repubblica Srpska), in Macedonia e in minima parte anche in Kosovo.

      Spero di aver chiarito, e non aver complicato ulteriormente le cose…

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