RUSSIA: Il new deal di Mosca nel Caucaso, piste da sci contro i ribelli islamici

Il Primo ministro russo Vladimir Putin ha presentato la nuova strategia economica per il Nord Caucaso: nuovi posti di lavoro (fino a 400 mila per il prossimo decennio), turismo, una rete di stazioni sciistiche su tutto l’arco caucasico, una raffineria di petrolio nel cuore della Cecenia, la rivalutazione dei porti marittimi e la grande ambizione di includere il Caucaso nel North-South Corridor, la grande arteria stradale che unirà l’Europa con l’Asia Centrale.

Si tratta della carta russa per accelerare lo sviluppo economico, la contro-insorgenza di Mosca per tagliare le risorse umane ai miliziani islamici che reclutano nuovi guerriglieri approfittando della povertà e della disoccupazioneche in quelle zone colpisce il 20 per cento della popolazione in età lavorativa. Alla Russia interessa un Caucaso stabile e pacificato ed ecco allora che Mosca cambia tattica e cerca di strappare ‘i cuori e le menti’ della popolazione all’influenza degli emiri e sceicchi locali. Sebbene, infatti, gli anni della guerra siano lontani una guerriglia di bassa intensità continua a costare, quasi quotidianamente, la vita di soldati, poliziotti e miliziani. Dall’inizio dell’anno, ha riferito Putin, in tutta l’area dell’ “Emirato del Caucaso” che ricomprende la Cecenia, il Daghestan, la Circassia, Kabardino-Balkaria Inguscezia sono stati uccisi o catturati più di cento combattenti. Il Primo ministro è convinto di essere sulla buona strada e con una certa sicurezza ha affermato che l’insorgenza ideologico-religiosa dei musulmani si sia trasformata in qualcosa di più simile al fenomeno delle bande criminali.

L’obiettivo è dunque quello di attirare investitori privati nell’area che finora sono stati scoraggiati dalla instabilità e dalla mancanza di sicurezza nella regione. Putin, in verità, illustrando il suo programma alla conferenza di Kislovodsk ha parlato anche di spinta per l’imprenditoria locale a favore della quale è stato istituito un fondo di garanzia statale di 200 milioni di dollari a copertura del rischio per i prestiti concessi dalle banche alla popolazione locale. Altri 550 milioni di dollari sono stati investiti per la costruzione di una raffineria in Cecenia che trasformerà la repubblica caucasica in un nuovo importante centro dell’industria petrolifera russa.

Turismo e commercio sono altri due capitoli importanti della nuova strategia: 65 milioni di dollari sono già stati stanziati e pronti all’uso per la progettazione di una catena di resort e impianti sciistici sui monti del Caucaso, un progetto che consentirà la creazione di 160 mila posti di impiego e un’accoglienza ragguardevole di circa 100 mila turisti. Il porto della capitale daghestana Makhachkala, assumerà un ruolo principale nello smistamento merci in movimento sul Mar Caspio e un’autostrada lo collegherà con quello di Sukhumi, in Abkhazia, sul Mar Nero.

Per fare tutto questo, il governo russo ha progettato di aprire una filiale della banca (governativa) Vneshekonombank e una sede satellite del ministero per lo Sviluppo Economico con il compito di coordinare le 113 agenzie governative presenti sul territorio e di valutare, stimolare e implementare i progetti di investimento. L’uomo di riferimento del presidente Dimitry Medvedev e di Vladimir Putin sarà, il quasi plenipotenziario, Aleksander Khloponin che nel gennaio di quest’anno è stato messo dal Cremlino a capo del nuovo Distretto Federale del Nord Caucaso.

Fonte: Peacereporter

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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