POLONIA: Focus elezioni/1 – I candidati e i sondaggi

di Matteo Zola

Il prossimo 20 giugno si terranno in Polonia le elezioni presidenziali, con eventuale turno di ballottaggio da tenersi il 4 luglio. Queste consultazioni si svolgono dopo la morte del Presidente in carica Lech Kaczyński, avvenuta in un incidente aereo il 10 aprile. La Costituzione prevede che la data delle elezioni sia fissata in un termine massimo di sessanta giorni dalla decadenza del mandato. In origine, dunque, le elezioni si sarebbero tenute in autunno (tra il 19 settembre e il 3 ottobre), in vista delle quali Lech Kaczyński sarebbe stato nuovamente il candidato del partito Diritto e Giustizia. Contestualmente alle elezioni presidenziali, si terranno anche le elezioni per assegnare i tre seggi del Senato rimasti scoperti a seguito dello stesso incidente.

Saranno nove i candidati a contendersi la poltrona di Presidente della Repubblica: Bronislaw Komorowski del partito Piattaforma Civica (PO), è l’attuale Presidente ad interim dopo la morte di Lech Kaczynski. Jaroslaw Kaczynski, del partito Diritto e Giustizia (PiS), fratello del defunto Lech. Questi due sono i nomi più gettonati, ma non bisogna sottovalutare Waldemar Pawlak, attuale Vice Primo Ministro e Ministro dell’Economia, esponente del Partito Popolare Polacco. Grzegorz Napieralski, capo del Sojusz Lewicy Demokratycznej (SLD) sorto nel 1990 dallo scioglimento del Partito Operaio Unificato Polacco e Marek Jurek, fondatore de Prawica Rzeczypospolitej (Destra della Repubblica), sono i due outsider. Gli altri candidati sono Boguslaw Zietek, sindacalista, capo de Polskiej Partii Pracy. Kornel Morawiecki, fisico, fondatore di Solidarnośc Walcząca. Janusz Korwin-Mikke, pubblicista monarchico. Andrzej Olechowski, politico, più volte ministro, indipendente.

Dopo la morte di Lech Kaczynski la Polonia si trova preda dei fantasmi del passato, ed è chiamata a scegliere quale futuro vuole vivere. La memoria, il senso del sacrificio tipico della cultura polacca, i conflitti e i timori atavici, la contemporaneità politica aggrovigliati nelle lamiere dell’aereo presidenziale, un Turpolev 154 di costruzione russa, precipitato nelle brume di un bosco vicino all’aeroporto russo di Smolensk sulla via di Katyn.

La scomparsa nell’incidente di due candidati – il presidente Lech Kaczynski aveva intenzione di correre per un secondo mandato come candidato del partito di opposizione Diritto e Giustizia (PiS) e dell’ex ministro della Difesa Jerzy Szmajdzinski, che era il candidato della sinistra, Sinistra Democratica (Sld) – renderà l’agone politico meno competitivo e la vittoria già annunciata del partito di governo “Piattaforma civica” (Po) in un certo modo “mutilata”. Secondo gli ultimi sondaggi – prima dell’incidente aereo – il Po avrebbe raggiunto quasi il 46% dei consensi contro il 24,8% raccolti dal partito di opposizione PiS che ha perso nel solo mese di marzo il 4,7% del gradimento. La sinistra gode invece del 13,9% dei consensi dei cittadini mentre il partito agrario, partner del Po nel governo, raggiunge appena il 5%. È improbabile che la morte di Lech Kaczynski scompigli le preferenze di voto dei polacchi.

per i dati si ringrazia l’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale). Per ulteriori informazioni consultare il sito “Polonia mon amour” di Paolo Morawski.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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