EURO2024

SPORT: Una guida esteuropea a EURO2024

Uno sguardo alle nazionali dell’Est Europa che parteciperanno a EURO2024: oggi come ieri, il significato non è solo calcistico.  

Gruppo A 

Nel primo girone l’Ungheria contenderà gli ottavi di finale alla Germania, alla Scozia e alla Svizzera. Nonostante il primo posto sembra essere virtualmente occupato dalla “Die Mannschaft”, che quest’anno ospita gli Europei, i magiari hanno comunque buone possibilità di passare il turno. La squadra guidata dall’italianissimo Marco Rossi non perde una partita da quasi due anni ed è rimasta imbattuta nella fase di qualificazione. Dominik Szoboszlai, centrocampista del Liverpool, è senza dubbio la stella più luminosa dell’11 ungherese, e cercherà di non far rimpiangere gli scomodissimi paragoni che qualcuno ha già azzardato con la leggenda di Ferend Puskas. Nemmeno quest’ultimo, tuttavia, fu mai in grado di portare un trofeo sui ponti di Budapest. Nemmeno in quel 4 luglio del 1954, diventato inferno calcistico della storia ungherese, quando la favoritissima “Squadra d’oro” perse la finale mondiale contro la Germania Ovest. Settant’anni dopo, Puskas guarderà dall’alto i ragazzi di Marco Rossi, in cerca di una storia migliore da raccontare. 

Gruppo B 

Il “girone di ferro” impegnerà Croazia e Albania con Spagna e Italia. Per i croati le chance di passare il turno sono alte, considerando i successi degli ultimi anni. Successi resi possibili tanto dalla qualità dei giocatori in campo quanto dalla gestione del mister Zlatko Dalic. Quest’ultimo, così come molti dei suoi calciatori, sono in realtà nati e cresciuti in Bosnia-Erzegovina, sotto la Jugoslavia di Tito o sotto le bombe degli anni ‘90. Questa doppia (o tripla) identità nazionale ha spesso creato tensioni dentro e fuori dal campo, fomentate soprattutto da chi usa il pallone per veicolare messaggi politici. Di certo, l’attuale nazionale croata non esisterebbe senza la Bosnia-Erzegovina, e nemmeno esisterebbero i successi che l’hanno resa grande negli ultimi anni. Altrettando certo è il ruolo che ricopre il calcio nella Croazia moderna, diventato simbolo di unione sociale in patria, e di orgoglio nazionale all’estero. Non ci sarà da sorprendersi quindi se nei prossimi giorni le strade e gli stadi tedeschi si riempiranno di bandiere a scacchi e di vessilli croati.

Anche se con meno possibilità di vittoria sul campo, altrettanto massiccia sarà la presenza dei tifosi albanesi. Ad EURO2016 infatti, durante il primo e unico Europeo disputato dall’Albania (fino ad oggi), non sono passati inosservati e hanno dato prova del proprio sentimento nazionale. Inoltre, considerando le minoranze albanesi in Germania, il torneo sarà l’occasione per riunire i due volti della popolazione albanese, chi vive in Albania e chi è stato costretto a immigrare. Nonostante ciò, considerando il girone assegnatogli, difficilmente ritroveremo le aquile nella fase a eliminazione diretta. 

 Gruppo C 

Nel terzo girone Serbia e Slovenia si contenderanno i primi due posti con Danimarca e Inghilterra, quest’ultima favorita per la vittoria finale. Le due repubbliche post-Jugoslave non hanno avuto la stessa fortuna della vicina Croazia, non riuscendo mai a qualificarsi alle fasi finali di un campionato europeo. I Maggiori successi per i tifosi serbi e sloveni sono infatti arrivati prima del 1990, quando però sulle divise primeggiava la fiamma della Federazione Socialista Jugoslava. Le ultime gioie arrivarono proprio in quell’anno, nell’estate calda di ITALIA90, quando il “Piksi” Stojkovic contese a Maradona il titolo di miglior fantasista del torneo. Fu proprio l’Argentina del Pibe però, a mandare a casa il “Brasile d’Europa”, in un tragico epilogo deciso soltanto dall’“ultimo rigore di Faruk”, diventato nel tempo triste mito e leggenda, come se in quella notte si fossero decisi i destini non solo di quegli undici calciatori, ma di milioni di uomini e donne.

In ogni caso, tornando al presente, tra le due formazioni la Serbia sembra essere decisamente più favorita. Sulla panchina delle “aquile bianche” siederà proprio il “Maradona dell’Est”, Stojkovic, che proverà a vendicare quell’ultima notte Jugoslava. Dalla sua parte ci saranno tanti pesi massimi del calcio Europeo, come i fratelli Milinkovic-Savic e il tridente Tadic, Mitrovic e Vlahovic.  

Gruppo D 

Essendosi qualificata soltanto attraverso gli spareggi, la Polonia si trova in un girone di altissimo livello. Contro l’Olanda, la Francia, e l’Austria, i ragazzi di Michal Probierz saranno chiamati ogni giorno all’impresa sportiva. Già da settembre dell’anno scorso però, quando Probierz sostituì il portoghese Fernando Santos, i biancorossi erano dati per spacciati, e le possibilità di vederli a questo europeo sembravano minime. Da quel momento in poi invece sono arrivate vittorie e prestazioni convincenti, anche grazie alla chimica che si è creata tra l’allenatore e il suo spogliatoio. La qualità di certo non manca, e dalla porta all’attacco, i grandi nomi sono quelli classici del calcio recente polacco: Szczesny, Zielinski, Lewandowski. Considerata l’età, per tutti e tre i calciatori questa potrebbe essere l’ultima occasione per vincere un trofeo con la nazionale. Trofei che a Varsavia non sono mai arrivati; ad eccezione della vittoria olimpica del settembre ‘72, contro l’undici dell’Unione Sovietica, che però ha sempre avuto un valore più che altro simbolico. 

Gruppo E 

Massiccia presenza esteuropea nel girone E, dove Slovacchia, Romania e Ucraina sfidano il più favorito Belgio. La formazione più accreditata al passaggio del turno è senza dubbio l’Ucraina, per cui i molteplici significati dietro la partecipazione agli europei vanno ben oltre il terreno di gioco. Da quando Serhij Rebrov – compagno di Andrij Shevchenko e stella della Dinamo Kiev – si è seduto sulla panchina gialloblù, l’Ucraina ha alzato il livello tecnico della squadra riuscendo a portare entusiasmo in una tifoseria che spera di trovare nel calcio un motivo di distrazione. In campo i nomi più caldi sono quelli del terzino Zinchenko e dell’esterno Mudryk, ma anche di Lunin tra i pali, di Malinovskyi, Yaremchuk, Stepanenko, e del capitano Yarmolenko.

Nonostante i buoni risultati nel girone di qualificazione, per la Romania sono lontani i fasti del passato; degli anni ‘90 di Gheorghe Hagi e di USA94, o di EURO2008 con gli “italiani” Cristian Mutu e Adrian Chivu. Oggi Iordanescu, ex tecnico della Steaua, sembra puntare più sul gruppo che sui singoli giocatori, portando in Germania una squadra organizzata e di grande carattere. Il grande nome è quello di Radu Dragusin; da tenere d’occhio invece Ianis Hagi, figlio del “Maradona dei Carpazi”.

Chiude il girone la Slovacchia di mister Calzona, diviso negli ultimi mesi tra Bratislava e Napoli, nel segno del doppiamente leggendario Marek Hamsik. La squadra si presenta umile e ben organizzata, ma spaventa l’assenza totale di grandi nomi in fase offensiva. 

Gruppo F 

Dalle alture Boemo-Morave alle alte vette del Caucaso passando per il Bosforo, da Praga a Tblisi passando per Istanbul, l’ultimo girone di EURO2024 ci regala una composizione altrettanto interessante. Repubblica Ceca, Georgia e Turchia (quest’ultima fuori dall’Est Europa ma sotto i radar di East Journal), se la giocheranno con il favoritissimo Portogallo, a caccia, probabilmente, di una poltrona per tre. La Repubblica Ceca è un pilastro degli Europei dal 1996 – tre anni dopo l’indipendenza – arrivando in finale quell’occasione, in semifinale nel 2004 e raggiungendo i quarti nell’ultimo torneo. Per trovare l’ultimo e (unico) trofeo dobbiamo però pescare dall’esperienza socialista, quando le strisce dell’Adidas accompagnavano lo stemma unico della Cecoslovacchia. L’anno è il 1976, nel periodo a cavallo tra la Primavera di Praga e la dissoluzione dell’URSS, ed il calcio è motivo di colore in una realtà che da fuori appare più grigia di quella delle compagini occidentali. Tuttavia, è proprio contro una squadra che porta l’Ovest nel nome, la Germania, che la Cecoslovacchia vince ai rigori grazie al mito di Panenka, per qualcuno “il primo cucchiaio della storia del calcio”. La squadra oggi propone una formazione completa e senza grandi punti deboli, arricchita dalla presenza della coppia Schick-Hlozek.

I pronostici vogliono la Turchia come avversaria dei cechi per il secondo posto nel girone. La squadra, che partecipa agli europei dal 1996 senza mai essere andata oltre le semifinali, conta sulla leadership dell’ennesimo allenatore italiano che partecipa all’europeo: Vincenzo Montella. “Aeroplanino” sul campo, non ha ancora spiccato il volo sulla panchina, e spera di farlo proprio in quest’occasione. Montella ha rivitalizzato un ambiente depresso dalla mancata qualificazione ai mondiali in Qatar, portando ordine e disciplina in un contesto tanto caotico quanto passionale.

Passione che non mancherà di certo alla Georgia, ultima squadra (non per importanza) di questa guida a EURO2024. La qualificazione ottenuta all’ultimo rigore contro la Grecia è stata una sorpresa anche per i tifosi georgiani, che non a caso hanno invaso lo stadio e le strade della capitale. La speranza porta il nome di Khvicha Kvaratskhelia, ma anche in questo caso sarà il gruppo a fare la differenza. Il momento storico che sta attraversando il paese poi, consegna al campionato europeo un grande valore simbolico; quest’estate nelle piazze di Tblisi, i festeggiamenti di un goal faranno da sfondo alle proteste e agli scontri politici. 

Ancora una volta quindi, la partita non finirà dopo i 90 minuti e l’Europeo non sarà soltanto una manifestazione sportiva. 

Fonte immagine: Sito web UEFA.com

Chi è Livio Maone

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Universitá di Roma Tre. Attualmente è studente magistrale all'Università di Bologna.

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