Turchia Hamas

TURCHIA: I rapporti con Hamas

“Se osano fare una mossa del genere contro la Turchia, pagheranno un prezzo tale che non saranno più in grado di riprendersi”. Con queste parole il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha commentato le dichiarazioni di Ronen Bar, capo dello Shin Bet, il servizio segreto interno israeliano, che aveva affermato l’intenzione da parte di Israele di andare a uccidere i membri di Hamas ovunque essi si trovino, compresi Libano, Qatar e Turchia. Il Presidente turco in più ha aggiunto: “Netanyahu non sarà in grado di evitare la punizione per le sue azioni, presto o tardi sarà processato e pagherà il prezzo dei crimini di guerra che ha commesso”.

Ma come sono storicamente i rapporti che la Turchia intrattiene con Hamas?

Turchia-Hamas: l’inizio delle relazioni

Il primo a invocare una maggiore apertura al movimento islamista nella storia turca è stato Necmettin Erbakan, “padrino” politico di Erdogan. Primo ministro turco tra il 1996 e il 1997, nel 1980 era passato agli onori della cronaca per un articolo dal titolo “Anarchia e Sionismo”, nel quale paragonava il sionismo ad un polipo con innumerevoli braccia, tra le quali comunismo, massoneria, razzismo e capitalismo. Non è un caso che in occasione della sua dipartita, sopraggiunta nel 2011, Hamas avesse inviato le proprie condoglianze e fosse attesa ai suoi funerali la presenza di Khaled Meshʿal, allora presidente dell’ufficio politico del movimento islamista. Con la vittoria dell’AKP di Erdoğan alle elezioni nel 2002 i rapporti fra la Turchia e Hamas si sono fatti più concreti. Nel 2004, in seguito all’uccisione da parte di Israele dello sceicco Ahmed Yassin, storico fondatore di Hamas, Erdoğan aveva descritto l’azione israeliana come un atto di terrorismo. A partire dal 2007, con la presa di Gaza da parte di Hamas, le relazioni tra il movimento islamista e Ankara sono diventate ancora più floride. A questa maggiore vicinanza con Hamas ha fatto seguito un deterioramento dei rapporti turco-israeliani, in particolare dopo l’operazione Piombo fuso del 2008-2009: un’aggressione militare alla Striscia di Gaza che in ventidue giorni ebbe come risultato la morte di 1400 palestinesi. Le buone relazioni con Hamas sono state sancite da numerosi incontri che hanno visto spesso protagonisti quattro uomini di massima importanza per le due parti in causa: Erdoğan e Davutoğlu per la Turchia e Meshʿal e Haniyeh per il movimento islamista. Ma è durante il periodo delle primavere arabe che i rapporti tra Ankara e Hamas hanno raggiunto il loro apice.

Gli intrecci delle primavere arabe

A partire dal 17 dicembre 2010, data dell’immolazione di Mohamed Bouazizi, venditore ambulante tunisino, il mondo arabo ha vissuto un’ondata di proteste passata alla storia con il nome di Primavera Araba: tra il 2010 e il 2012 imponenti manifestazioni hanno portato alla caduta di regimi decennali in diversi Paesi arabofoni. In questo contesto caotico un ruolo importante è stato rivestito proprio dal Presidente turco, che si è schierato dalla parte dei manifestanti in diverse realtà politiche, sostenendo in particolare le varie rappresentanze dei Fratelli Musulmani. Un caso emblematico delle Primavere Arabe è stato quello siriano, che ha visto delle manifestazioni antiregime trasformarsi in un conflitto civile non del tutto ancora concluso. Ed è proprio in Siria che Erdoğan ha cercato di svolgere il ruolo di protagonista assoluto: il presidente turco fin da subito scelse di schierarsi con i ribelli dell’Esercito Siriano Libero contrapponendosi al leader siriano Bashar al-Assad. In quell’occasione Hamas, essendo la costola dei Fratelli Musulmani in Palestina e constatando l’appoggio incondizionato di Erdoğan ai vari rappresentanti dell’organizzazione islamista internazionale, non esitò a spalleggiare il Presidente turco in Siria. Questa scelta ha portato però ad una situazione di gelo diplomatico con uno storico alleato del movimento islamista palestinese: l’Iran. Fin dal primo giorno del conflitto civile siriano la Repubblica Islamica si è schierata al fianco di Assad, aiutandolo militarmente soprattutto con l’ausilio dei miliziani di Hezbollah. Questa situazione nel 2012 portò addirittura ad un ricollocamento del quartier generale di Hamas, che venne spostato da Damasco a Doha.

Quale ruolo per la Turchia in futuro?

Con il fallimento della visione di Erdoğan nel contesto delle Primavere Arabe, in Siria Bashar al-Assad ha ripreso il controllo di quasi tutto il territorio e in Egitto i Fratelli Musulmani vengono perseguitati, Hamas ha riniziato a guardare di più verso Teheran che verso Ankara. Forse anche per questo motivo, dopo un’iniziale moderazione nell’uso dei termini, nelle ultime settimane il Presidente turco ha iniziato ad utilizzare un linguaggio più duro nei confronti di Israele. Il leader turco, vista la sua popolarità nel mondo arabo-islamico e la visione neo-ottomana che caratterizza la sua politica, probabilmente ha intenzione di ritagliarsi un ruolo importante nell’attuale situazione a Gaza. Da non sottovalutare sarà anche la posizione di Qatar ed Egitto. Il primo negli ultimi anni ha svolto spesso il ruolo di mediatore, come con l’accordo di Doha tra USA e Talebani, ma resta uno dei principali finanziatori di Hamas, il secondo rischia di essere al centro di future trattative soprattutto per la sua posizione geografica. Sarà interessante anche vedere come Erdoğan gestirà i rapporti con Israele, considerando che negli ultimi anni aveva dato il via ad un processo di riconciliazione con lo Stato ebraico.

A due mesi dall’inizio del conflitto, l’unica certezza resta quella di un bilancio drammatico che peggiora di giorno in giorno mentre alle Nazioni Unite vengono ancora imposti veti sul cessate il fuoco.

foto: Arab News

Chi è Marco Pedone

Classe 1999, una laurea in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università La Sapienza di Roma, dove ha avuto modo di approfondire lo studio dell'arabo e del persiano. Appassionato di Vicino Oriente, area MENA e sport.

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