Corte Costituzionale della Repubblica Moldava

MOLDAVIA: Il Partito Șor dichiarato incostituzionale

La Corte costituzionale moldava ha dichiarato illegale il Partito Șor, raggruppamento politico capitanato dall’omonimo leader – da tempo latitante – e da un anno al centro dei tentativi di destabilizzazione del paese.

La sentenza

Il pronunciamento è arrivato il 19 giugno, dopo che lo scorso 9 novembre lo stesso Ministero della Giustizia aveva chiesto un parere di costituzionalità circa il partito. In particolare, la notifica è stata presentata sulla base dell’articolo 41 (paragrafo 4) della Costituzione, secondo il quale sono incostituzionali “i partiti o le organizzazioni politiche che, perseguendo i loro obiettivi o nello svolgimento delle loro attività, minano il pluralismo politico, lo stato di diritto, la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale della Repubblica di Moldova”.
Il Ministero della Giustizia dovrà ora formare una commissione che si occupi della liquidazione formale del partito e della sua cancellazione dai registri statali. I deputati eletti in parlamento con il Partito Șor continueranno ad esercitare i loro mandati come indipendenti senza diritto di affiliazione politica. Allo stesso modo anche i membri del partito che esercitano mandati rappresentativi all’interno delle unità amministrative territoriali di qualsiasi livello (compresa, quindi, la neoeletta Bashkan della regione autonoma della Gagauzia, Evgenia Gutsul) continueranno il loro mandato come indipendenti.

Le motivazioni

Del Partito Șor e del suo fondatore, Ilan Șor, abbiamo parlato ampiamente su East Journal. Più specificamente, la sentenza della Corte costituzionale si basa su due punti: i finanziamenti illeciti e non trasparenti e l’organizzazione di proteste finalizzate alla destabilizzazione del paese.

Gli avvocati che hanno rappresentato il governo in questo procedimento si sono soffermati sulla ripetuta esclusione del partito dalle competizioni elettorali a causa delle continue violazioni finanziarie, oltre a citare un fascicolo riguardante il mese di luglio 2022 su cui starebbe indagando la Procura anticorruzione. Recentemente, a causa delle relazioni finanziarie errate inviate alla Commissione Elettorale Centrale, il partito era stato privato dei sussidi statali.

L’altra motivazione alla base della dichiarazione di incostituzionalità è, appunto, quella di voler destabilizzare il paese minandone la sovranità e sovvertendone l’ordine costituzionale. Gli avvocati dell’accusa si riferiscono alle recenti proteste antigovernative, da tempo al centro di svariate inchieste, per almeno due motivi. Da una parte si è ricercata l’origine dei finanziamenti che, essendosi i partiti costituiti in un movimento civico (“Movimento per il popolo”), non è mai stata dichiarata, in conformità con le leggi moldave. Dall’altra parte, alcune inchieste si sono concentrate sullo “Scudo del Popolo” (Scutul Popolurui), una sorta di servizio d’ordine. Molti hanno sottolineato come questo servizio d’ordine altro non fosse che l’espressione di un servizio di polizia (con tanto di giubbotti antiproiettile, divise e giubbotti tattici multifunzionali, poi proibiti dalla CSE, la Commissione per le situazioni straordinarie) di una più ampia struttura parastatale. A corroborare le accuse ci sono anche alcuni appelli, individuati dal SIS (Servizio di Informazione e Sicurezza) – citato dagli avvocati del governo – ed emessi da emittenti che lo stesso Ilan Șor controllerebbe tramite intermediari (TeleSystem, che possiede Accent Tv e Primul, e SRL Media Resource, che possiede TV6 e OrheiTV).

Le risposte del partito

Il Partito Șor ha respinto ogni accusa tramite le parole del suo braccio destro, Marina Tauber – anch’essa indagata e tutt’ora sotto inchiesta per aver falsificato i bilanci del partito; il suo fascicolo, per altro, è stato incluso tra le prove del procedimento. La segretaria del partito ha inoltre affermato che il partito si appellerà alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU), sebbene un parere dell’Unione in un certo senso esista già: a dicembre 2022 la Commissione di Venezia, alla quale la Corte costituzionale aveva chiesto un parere, aveva dichiarato che la dichiarazione di incostituzionalità di un partito è “la più severa delle restrizioni” e dovrebbe avvenire solo quando “tutte le misure meno severe sono risultate inadeguate”. Insomma una misura eccezionale, anche perché non può essere impugnata ed entra in vigore alla data di adozione del provvedimento.

Un’altra critica mossa dal Partito Șor ha riguardato l’ammissione, tra le prove, di un’inchiesta del Washington Post e delle sanzioni di Stati Uniti e Gran Bretagna al partito dell’oligarca latitante, che trovavano motivazione nel tentativo di quest’ultimo di destabilizzare il governo nell’interesse del Cremlino.

Chi è Davide Cavallini

Laureando in Storia. Cuore diviso tra la provincia est di Milano e l'Est Europa. Dopo svariati viaggi in Romania tra turismo e volontariato incomincia a scrivere per East Journal. Appassionato di movimenti giovanili, politiche migratorie e ambientali.

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