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POLONIA: Un paese sospeso tra passato e futuro, intervista ad Alessandro Ajres

Un’intervista ad Alessandro Ajres, autore di “Storia della Polonia, dal 1919 ad oggi” (Morcelliana Scholé, 2023) ci chiarisce quali sono le radici politiche e ideologiche della moderna Polonia, un paese che si trova oggi in prima linea nel sostegno all’Ucraina in guerra e che si propone come argine contro l’autocrazia russa. Eppure, al suo interno, la Polonia è attraversata da molte tensioni e lo stato di salute della sua democrazia è aggravato dalle riforme che minano lo Stato di diritto e l’indipendenza del sistema giudiziario.

C’è un filo rosso che in qualche modo lega tutta la storia polacca e che possiamo usare come chiave interpretativa degli sviluppi più recenti?

Nella storia polacca sono accadute talmente tante cose, anche molto diverse tra loro, che non è possibile individuare un solo elemento che in qualche modo riassuma l’intera storia polacca. Ci sono però delle situazioni, dei momenti del passato che sembrano riemergere nelle vicende politiche di oggi, quale il ritorno, cento anni dopo, dei concetti dell’endecja – un movimento che tra il 1886 e il 1939 si fece interprete delle istanze di sovranità della Polonia e che, dopo l’indipendenza del 1919, assunse un carattere marcatamente nazionalista, proponendo l’assimilazione delle minoranze – che trovano nelle politiche del partito conservatore al governo, Diritto e Giustizia (PiS), una sorta di tardiva realizzazione. Il nazionalismo spiccato, il sospetto nei confronti del diverso, il rifiuto verso chi non è cattolico o non appare come un “vero polacco”, sono alcuni degli elementi che caratterizzarono la Polonia negli anni Venti del secolo scorso e che oggi danno forma alla visione politica del PiS. Sembra quasi di assistere alla chiusura di un cerchio, a un ricongiungimento ideale tra gli anni della “democrazia nazionale” dell’endecja e quelli di oggi, dominati da Diritto e Giustizia.

Il rifiuto delle minoranze, etniche, religiose, politiche, e il clima di sospetto verso chi era diverso dall’idealtipo del “vero polacco” sono un fenomeno carsico che riappare in altri momenti della storia polacca oppure si limita a questi due estremi, che in qualche modo aprono e chiudono un secolo ?

La storia polacca è caratterizzata da diverse fasi, tra loro in discontinuità. Ci sono gli anni della Seconda repubblica polacca (1918-1939) e poi la tragedia della Seconda guerra mondiale, passando per il periodo della Repubblica Popolare (1947-1989) in cui il paese si trovò sotto la dominazione sovietica, fino all’esperienza di Solidarność da cui nascono sia l’attuale destra conservatrice del PiS, sia quella liberale oggi rappresentata dalla Piattaforma Civica (PO). Ognuno di questi momenti ha dato origine a una propria visione della società e, di conseguenza, delle minoranze. Durante gli anni del regime socialista riemerse ad esempio la questione ebraica, che spinse molti ebrei a lasciare il paese, mostrando come ciclicamente si sviluppi una qualche forma di intolleranza verso il diverso. Attualmente vediamo come la questione abbia due facce: da un lato c’è la grande accoglienza dei profughi ucraini, dall’altro c’è – da parte governativa – molta meno tolleranza verso i migranti di origine afghana o siriana. Tuttavia è sempre bene distinguere i piani. Un conto sono le politiche governative, un altro è il sentire delle persone. I due piani possono talvolta toccarsi, ma non necessariamente coincidono.

L’esperienza di Solidarność appare come il culmine della lotta per la libertà del popolo polacco. C’era, in quella lotta per libertà, il seme dell’attuale svolta autoritaria?

Questi movimenti attraversano sempre una fase in cui il raggiungimento dello scopo ultimo è prioritario rispetto alla dialettica interna, che viene rinviata a un secondo momento, quando gli obiettivi comuni sono stati raggiunti. Questo vale anche per Solidarność che, dopo alcune scissioni e lotte intestine, ha dato vita alle due tradizioni politiche oggi dominanti in Polonia, quella liberale e quella cristiano-conservatrice. L’anima liberale, protagonista delle “tavole rotonde” che portarono alla fine del regime comunista, promosse negli anni Novanta una serie di riforme economiche che, da un lato, modernizzarono il paese ma, dall’altro, causarono la proletarizzazione di parte del ceto medio. Il loro malcontento venne raccolto dai conservatori, oggi molto forti nella Polonia rurale e nei piccoli centri. Il partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) e i liberali di Piattaforma Civica (PO) sono entrambi gemmazioni di Solidarność ma rappresentano oggi due visioni opposte di società. La prima, incarnata dal PiS, è reazionaria, clericale, nazionalista, provinciale; la seconda, incarnata dal PO, è progressista, laica, europeista, cosmopolita.

Il movimento femminista polacco, oggi in prima linea nella lotta per i diritti civili – tra cui l’aborto, sostanzialmente impraticabile in Polonia dopo le riforme del PiS -, è fortemente critico rispetto al ruolo di Solidarność di cui si enfatizzano il paternalismo e il maschilismo. Il celebre simbolo delle proteste di Solidarność (Gary Cooper nei panni di un cowboy in “Mezzogiorno di fuoco”, ndr) è stato sostituito da una figura femminile durante le proteste delle donne contro le riforme governative, proprio per contestare il maschilismo di quel movimento che oggi è fatalmente esploso nelle sue derive più reazionarie.

Il Cristianesimo ha storicamente ricoperto un ruolo centrale nella sviluppo storico e identitario del paese, tuttavia oggi la Chiesa cattolica è l’ispiratrice della legge che criminalizza l’aborto o della discriminazione verso la comunità LGBT. Qual è lo stato di salute della religione in Polonia?

La religiosità in senso tradizionale è in crisi. A eccezione delle festività principali, le chiese nelle grandi città sono praticamente vuote. C’è una profonda crisi delle vocazioni. Aumentano i giovani che rifiutano l’insegnamento della religione a scuola. Le fondazioni legate alla Chiesa cattolica si trovano in forti difficoltà economiche. Il sistema di valori promosso dalla Chiesa è messo in discussione dalle nuove generazioni. Un processo che ha subito un’accelerazione proprio a causa delle scelte politiche del governo. Tuttavia, la Polonia rurale resta maggiormente ancorata alla tradizione.

È interessante però notare come anche la figura di Papa Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyła, sia oggi messa in discussione. Un recente libro dal titolo “Maxima Culpa” scritto da Ekke Overbeek, giornalista olandese, per anni corrispondente in Polonia, ha scatenato un acceso dibattito nel paese sulla figura del pontefice polacco. Il libro sostiene che Wojtyła fosse a conoscenza dei casi di pedofilia che colpivano la Chiesa ma che non abbia fatto nulla per contrastarli. A seguito delle molte polemiche, i partiti di governo hanno organizzato delle veglie per proteggere i monumenti dedicati a Wojtyła, prese di mira dai contestatori. Alcune statue sono effettivamente state vandalizzate, e questo è rappresentativo del momento che vive la Chiesa polacca. Ed è lo specchio dei tempi che cambiano.

Dove andrà questa Polonia che cambia?

Le prossime elezioni politiche, previste per l’autunno, potranno dirci qualcosa di più. Il libro parla del passato ma si concentra sul passato recente del paese, dedicando ampio spazio agli ultimi vent’anni, a quella che viene chiamata “storia contemporanea” e che è sempre meno studiata. Uno dei meriti della collana è proprio quello di occuparsi di storia guardando al presente al fine di capire meglio cosa andrà a succedere nel prossimo futuro. Un futuro in cui la Polonia si troverà sospesa tra il voler essere “confine morale” dell’Europa, limite oltre la quale c’è la barbarie – intesa come l’autocrazia russa, oggi impegnata in una guerra d’aggressione contro l’Ucraina che vede Varsavia in prima linea contro il Cremlino – e il dover fare i conti con le proteste interne, il malcontento delle minoranze, le dispute con l’Unione Europea perché l’indipendenza della magistratura o la libertà dei media non vengono rispettate. È possibile che il PiS vinca ancora le elezioni, ma quando un partito occupa stabilmente le posizioni di potere, influenza i media, controlla il sistema giudiziario, diventa poi difficile scalzarlo. La democrazia polacca ha però dato prova di grande vitalità, e la sua società – specialmente la componente giovanile – è dinamica, aperta, e pronta al cambiamento. La storia ha tempi lunghi, ma sottotraccia si muove sempre.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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