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Gli albanesi, nuovo capro espiatorio del governo britannico

Rishi Sunak, premier britannico, ha svelato un nuovo piano composto da cinque punti per contrastare l’immigrazione irregolare di albanesi nel Regno Unito. L’omologo di Tirana, Edi Rama, arriva a Downing Street per discutere di clandestinità e per definire i punti di collaborazione.

Il tema dell’immigrazione degli albanesi verso il Regno Unito è stato al centro della visita del primo ministro albanese Edi Rama a Londra dello scorso 23 marzo, dove ha incontrato il premier britannico Rishi Sunak.

Secondo i dati del governo britannico, difatti, nel 2022 è stato registrato un massiccio attraversamento irregolare del canale della Manica da parte di albanesi su piccole imbarcazioni. Fenomeno che a novembre era stato commentato dalla segretaria agli interni Suella Braverman come “un’invasione”, suscitando malcontenti e manifestazioni in piazza, per protestare contro un discorso politico dai toni razzisti e denigratori verso la comunità albanese.

La retorica della clandestinità e della pericolosità di questi arrivi è stata recentemente rafforzata dalle misure adottate dal premier britannico Sunak con un piano di contrasto basato su cinque punti e azioni congiunte con la Francia per il monitoraggio delle traversate.

I cinque punti di Sunak

Il piano del premier britannico prevede innanzitutto l’istituzione di un comando operativo permanente di imbarcazioni, che riunisca personale miliare, capacità civili e l’Agenzia nazionale per la criminalità (NCA). Questa prima operazione di rafforzamento dei controlli ha come obiettivo un maggiore coordinamento dell’intelligence.

Le agenzie di sorveglianza avranno risorse extra per aumentare il numero di raid effettuati dagli ufficiali di competenza sulle attività migratorie. Il terzo punto, poi, prevede che il governo smetta di utilizzare gli hotel e le strutture alberghiere per ospitare i richiedenti asilo: verranno invece utilizzati parchi vacanze in disuso, siti militari in eccedenza e aule universitarie vuote – con 10.000 posti individuati che, sostiene Sunak, dimezzerebbero i costi sostenuti ad oggi per l’accoglienza.

Seguono le ultime due azioni, relative alla gestione degli immigrati che fanno domanda di protezione. Il premier prevede il raddoppio del numero degli assistenti sociali in materia di asilo e una sburocratizzazione del processo di domanda. Infine, verranno emesse nuove linee guida per questi operatori del settore, secondo le quali l’Albania dovrà essere considerata paese sicuro. In sintesi: la maggior parte delle richieste verrà respinta e sarà accelerato il processo di ritorno in patria.

Perché proprio gli albanesi? 

Secondo quanto emerge dal reportage della BBC, i numeri degli sbarchi di immigrati albanesi sono aumentati esponenzialmente. Appena una cinquantina di persone nel 2020, due anni dopo sono stati più di 12.000 gli immigrati ad attraversare il Canale. La ragione di questo incremento, secondo Dan O’Mahoney, attuale Clandestine Channel Threat Commander, risiederebbe principalmente nel fatto che le bande criminali albanesi hanno preso piede nel nord della Francia. Da lì, sarebbero sempre più frequenti gli spostamenti per portare a termine traffici illeciti ed entrare nell’apparato economico britannico.

Questa allerta produce come effetto la criminalizzazione di un fenomeno certamente accentuato ma che non costituisce una novità per il Regno Unito. Il “sogno inglese”, specialmente per gli albanesi, è sempre stato una forte ragione di spostamento. La regione di Has, al confine con il Kosovo, è addirittura stata definita “Little London”, proprio perché le rimesse degli emigrati permettono investimenti e sostentamento alle famiglie. I ragazzi e le ragazze imparano presto l’inglese con il desiderio di uscire dalle deboli prospettive socio-economiche del loro paese, per reinventarsi altrove.

L’attività dei trafficanti al confine e lungo il canale della Manica viene raccontata come un qualsiasi lavoro organizzato – estremamente rischioso, diventato ormai prassi. Il legame con la malavita albanese non è dunque l’unica risposta: persone comuni intraprendono il tragitto e mettono a repentaglio la loro sicurezza, con la garanzia di poter entrare all’interno di un’economia informale, quella delle mansioni meno remunerative, che da dopo la Brexit sembra essere ancor meno controllata.

Edi Rama a Londra

I temi posti da Sunak e dalla segreteria degli interni era già stata contestata nei mesi scorsi dal premier albanese Rama. Per chiarire i punti di cooperazione bilaterale tra Regno Unito e Albania, ma soprattutto per approfondire le questioni relative all’immigrazione clandestina, i due omologhi si sono incontrati a Downing Street.

Si è trattato del primo incontro di questo tipo tra i due governi. Il dialogo ha evidenziato la disponibilità da parte di Rama a rafforzare la collaborazione tra i paesi, ma anche la posizione secondo cui gli albanesi non possono essere un esempio del male in Gran Bretagna. Il premier di Tirana ha ricordato con toni ironici che «così come non tutti gli inglesi sono James Bond o Mr. Bean, non tutti gli albanesi sono come alcuni personaggi fuorilegge del film Taken».

Pensiero ribadito durante l’intervista a Sky News: «dobbiamo colpire le reti che sono internazionali, non sono reti albanesi, ma internazionali. Pertanto, è molto importante separare la lotta alla criminalità dalle etnie, che non possono essere etichettate come gruppi che alimentano il mondo della criminalità». Edi Rama ha sottolineato che l’immigrazione, in quanto fenomeno umano e sociale, dipende da molteplici fattori e deve essere gestito nella sua complessità, senza retorica.

A seguito dell’incontro, entrambi i paesi hanno deciso di approfondire la cooperazione per reprimere le reti criminali. L’Albania, oltre alla task force istituita a dicembre con questo focus, firmerà ulteriori accordi per lo scambio di dati e passaporti. Tutto ciò anche nella speranza che alla generalizzazione e discriminazione della comunità albanese del Regno Unito si sostituisca la valorizzazione di questa comunità.

Foto: BBC Getty Images – Boat seen in Channel in August 2022

Chi è Ivana Ristovska

Nata nel 1996 a Štip (Macedonia del Nord), vive in Piemonte. Laureata in Scienze Internazionali a Torino, con una sosta francese a Sciences Po Lyon e una formazione pregressa in Comunicazione Interculturale. Attualmente operativa nel settore della progettazione ambientale. Attività che trova posto accanto ad un costante sguardo verso la storia e il presente dell'area balcanica. Ne parla qui su East Journal.

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