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IRAN: Una primavera nell’abisso dell’inflazione

Venerdì, 24 febbraio: i manifestanti marciano nell’ irrequieto sud-est dell’Iran come ormai di consueto, sebbene la repressione del regime abbia contribuito a raffreddare le proteste, mentre  l’inflazione irrequieta non intende rallentare il passo. È lo stesso giorno in cui il rial è precipitato a un nuovo minimo storico di 540,000 contro il dollaro USA, rispetto ai 526.500 di giovedì 23.

Una mossa disperata?

A fine dicembre, Il nuovo capo della banca centrale Mohammad-Reza Farzin (professore di economia dello scrittore, nei primi anni di 2000, presso l’Allameh Tabataba’i di Teheran) ha annunciato l’intervento della banca nel mercato all’inizio della sua prima giornata ufficiale di lavoro.

“Il tasso di cambio nel mercato libero è esagerato” e aggiunge che i fondamentali economici non giustificano la caduta della valuta. Nel momento delle sue parole il dollaro equivaleva 440.000 rial, e oggi, meno di due mesi dopo, ha superato la soglia di 540,000 rial. Sei mesi fa (prima della morte di Mahsa Amini) ne equivaleva 280.000, cinque anni fa ne equivaleva 40.000 e nel 2011, 12.000.

Le autorità hanno ripetutamente affermato che i nemici dell’establishment stanno cercando di far deragliare l’economia iraniana fabbricando tassi di cambio artificialmente alti. La banca centrale ha promesso di continuare a imporre un tasso basso di 285.000 rial per dollaro per le importazioni di beni essenziali come le medicine per mantenere stabili i prezzi.

Il caro prezzi

L’inflazione galoppante continua a fare pressione sugli iraniani che stanno perdendo sempre più il loro potere d’acquisto. Il tasso di inflazione “Point-to-Point”, riportato dal Centro statistico iraniano (CSI) nell’ultimo mese (da calendario persiano terminato il 20 gennaio) ha superato il 50%, con l’inflazione alimentare che ha raggiunto una media di oltre il 70%. Lo CSI ha fissato l’inflazione complessiva al 51%, tenendo conto di 12 gruppi di beni e servizi. Il salto più alto è stato registrato nel settore alberghiero e della ristorazione con il 78,5%, seguito dal settore alimentare.

L’olio di palma con il 289% e la cipolla con il 266% registrano i record del più alto aumento di prezzo nel dicembre 2022, rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Successivamente, anche l’olio vegetale solido, il riso iraniano e le patate sono stati inseriti rispettivamente nei successivi livelli di aumento. Inoltre, il prezzo del pollo è aumentato dell’83% e quello della carne rossa del 70%.

I prezzi del cibo e di altri articoli continuano a salire mentre il paese si avvicina alla fine del suo anno solare e alle celebrazioni del Nowruz (capodanno persiano) a fine marzo, quando i prezzi tradizionalmente tendono a salire a causa dell’aumento della domanda.

Il passato e il futuro 

Gli anni 2010 sono stati il decennio perduto dell’Iran. Il PIL pro capite dell’Iran è passato da $7.800 nel 2011 a $2.300 nel 2020. La diffusa corruzione, la cattiva gestione e le sanzioni economiche hanno danneggiato in modo significativo l’economia iraniana e hanno reso la vita difficile ai cittadini iraniani di tutte le classi sociali. Milioni di iraniani che erano della classe media ne sono usciti, e ora abbiamo una classe media con grandi aspettative ma opportunità economiche limitate.

Recentemente, con la benedizione del leader supremo, ilConsiglio supremo per generare dei beni del governo(in Persiano:  هیات عالی مولدسازی دارایی‌های دولت) è stato battezzato come il consiglio (non democraticamente eletto) più potente della Repubblica islamica dell’Iran, decidendo sulla vendita di beni immobili del governo iraniano e delle istituzioni affiliate al governo, come le banche e persino alcune scuole costruite da benefattori privati nelle province più svantaggiate del Paese.

La segreteria e l’esecutore delle approvazioni di questo consiglio è il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Secondo questo piano, il consiglio, che gode dell’immunità giudiziaria, venderà i beni immobili del governo iraniano senza le formalità legali stabilite dal parlamento iraniano per la privatizzazione. Il governo di Seyed Ebrahim Raisi venderà 1080mila miliardi di rial di proprietà del governo per risolvere parte del deficit di bilancio del 1402 (2023-2024). Tutte le istituzioni di custodia dei beni sono obbligate ad attuare le decisioni di questo consiglio e coloro che si rifiutano di eseguire gli ordini di questo consiglio saranno puniti. Le transazioni avverranno sotto la supervisione di un team di sette uomini, composto dal Vice Presidente Mohammad Mokhber (prominente membro dei Guardiani della Rivoluzione), dal Ministro dell’Economia, dal Ministro dell’Interno, dal Ministro delle Strade, dal Capo della Pianificazione e del Bilancio e da due rappresentanti del presidente del parlamento e del capo della magistratura, che non sono ancora stati nominati.

Il regime, alle prese con i disordini interni e l’aumento dell’inflazione, ha disperato bisogno di denaro e potrebbe tentare di liquidare i beni pubblici del Paese per mantenersi a galla. Sembra che, anche quest’anno, l’equinozio di primavera non porterà il sereno in Iran.

Chi è Emad Kangarani

Nato nel 1985 a Teheran, giornalista e scrittore, nel 2011 si trasferisce a Milano per continuare gli studi presso l'università Cattolica. Al momento è docente d'inglese in una scuola superiore a Milano. Collabora con East Journal dal settembre 2022 dove si occupa dell'Iran

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