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UNGHERIA: Si allarga l’influenza politica e finanziaria di Budapest nei Balcani

L’influenza politica e finanziaria di Budapest nei Balcani è aumentata negli ultimi anni. In particolare, Orbán si è reso portavoce degli interessi serbi e serbo-bosniaci.

Il salvagente finanziario ungherese per Dodik

Il governo ungherese ha fornito un prestito di 110 milioni di euro alla Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina, tramite una banca pubblica ungherese, la EXIM. Il prestito, molto vantaggioso, arriva in un momento molto delicato per la Republika Srpska: secondo Telex, quotidiano indipendente ungherese, l’entità avrebbe rischiato il fallimento senza un tale intervento. Il governo di Milorad Dodik si sarebbe infatti sovraindebitato a causa degli aumenti delle pensioni e dei salari dei dipendenti pubblici concessi durante l’ultima campagna elettorale.

Una mossa, quella del governo ungherese, perfettamente in linea con il recente avvicinamento tra il leader ungherese Orbán e Dodik: a inizio 2022, il ministro degli Esteri ungherese Szijjártó aveva annunciato il proprio veto a qualsiasi proposta di sanzioni UE contro il leader secessionista Dodik. Nella stessa occasione il governo Orbán aveva inoltre promesso un aiuto finanziario di 100 milioni di euro alla Republika Srpska, nel quadro della sua politica di “vicinato responsabile”.

L’Ungheria, portavoce della Serbia in Europa

L’avvicinamento tra i due, e a maggior ragione tra Ungheria e Serbia, è tanto più sorprendente considerata la (normalmente pessima) politica di vicinato dell’Ungheria. La presenza di una forte minoranza ungherese nella regione serba della Vojvodina avrebbe potuto essere fonte di continue dispute, così come avviene con Romania, Slovacchia e Ucraina. Al contrario, negli ultimi anni Viktor Orbán si è più volte impegnato a rafforzare il suo legame con il leader serbo Aleksandar Vučić e, più di recente, con il serbo-bosniaco Dodik.

Orbán si è quindi fatto portavoce degli interessi serbi nelle istituzioni europee, provocando non pochi conflitti in sede UE: con una lettera aperta ai suoi colleghi, l’eurodeputata ungherese Katalin Cseh (del partito liberale Momentum) aveva denunciato le ripetute interferenze del governo Orbán volte a creare divisione nella politica bosniaca. Un gruppo di eurodeputati ha quindi seguito Cseh, chiedendo alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen di aprire un’inchiesta su una presunta collusione tra il Commissario europeo per l’allargamento e la politica di vicinato, l’ungherese Olivér Várhelyi, e Dodik.

La “sfida musulmana” della Bosnia Erzegovina secondo Budapest

Orbán si era impegnato molto per ottenere il portafoglio di vicinato e allargamento in sede UE. Una volta ottenuto il ruolo, il Commissario ungherese ha iniziato a spingere per l’adesione all’UE della Serbia. Nel caso della Bosnia Erzegovina le dichiarazioni del governo ungherese si sono velate di razzismo e xenofobia: secondo quanto dichiarato un anno fa dal portavoce internazionale del governo Fidesz, l’integrazione di due milioni di musulmani rappresenterebbe una grande sfida per l’UE. L’adesione avrebbe però comportato per i leader europei un grande vantaggio: quello di mettere in sicurezza uno Stato in parte musulmano.

Dichiarazione a cui è seguita la risposta immediata di Šefik Džaferović, ex membro bosgnacco della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina: “L’integrazione di due milioni di musulmani bosniaci non è una sfida per l’UE, perché noi siamo europei autoctoni che hanno sempre vissuto qui”.

Sempre più soldi ungheresi nei Balcani occidentali

Qualche giorno dopo l’accordo sul prestito alla Republika Srpska, il governo del Montenegro ha confermato di aver ottenuto un prestito di 50 milioni di euro dalla Banca Commerciale del Montenegro (CKB), altra banca di proprietà ungherese. La CKB era stata rilevata da una banca ungherese, la OTP, nel 2006. Quest’ultima ha poi allargato il suo portafoglio nel piccolo paese, tanto che oggi la OTP controlla direttamente il 40% del sistema bancario montenegrino. Un’analoga presenza massiccia di fondi ungheresi si ritrova anche nel settore energetico e nella telecomunicazione.

A riprova del grande interesse di Viktor Orbán per la regione, da quando Fidesz è salito al potere molte aziende ungheresi, pubbliche o comunque vicine al governo, hanno investito una crescente quantità di denaro nelle infrastrutture dei Balcani occidentali.

Foto: www.kremlin.ru, Wikimedia Commons

Chi è Gianmarco Bucci

Nato nel 1997 a Pescara, vive a Firenze. Si è laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna con una tesi sul movimento socialdemocratico in Cecoslovacchia, Ungheria e Romania. Al momento è ricercatore alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Scrive su East Journal dal dicembre 2021, dove si occupa di Europa centrale e Balcani.

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