TURCHIA-GRECIA: Migranti respinti nel Mar Egeo

La crisi migratoria continua in Turchia, dimora instabile per la più grande popolazione di rifugiati al mondo, formata da quasi quattro milioni di persone provenienti principalmente dalla Siria (3.6 milioni) ma anche da Iraq, Afghanistan e Somalia. L’assenza di servizi di assistenza sufficienti, la crisi economica, l’instabilità e la crescita di sentimenti anti-migranti tra la popolazione turca spingono migliaia di essi a tentare l’attraversamento del confine tra Grecia e Turchia. La tratta marittima è tuttavia particolarmente pericolosa: negli ultimi anni migliaia di migranti sono stati intercettati e respinti nel Mar Egeo dalla guardia costiera greca, che nega assistenza alle imbarcazioni anche quando si trovano in una situazione di pericolo.

La situazione in territorio turco

La coesistenza di cittadini siriani e turchi continua da ormai più di un decennio e ha portato alla creazione di una nuova struttura sociologica: sono in centinaia di migliaia i bambini siriani all’interno del sistema scolastico turco, e secondo le ultime stime quasi 1 milione di siriani si è inserito nel mercato del lavoro. Se la coesistenza forzata era stata, fino a poco tempo fa, pacifica e priva di incidenti particolarmente rilevanti, l’ultima indagine dell’UNHCR mostra un chiaro declino dei sentimenti di ospitalità e accettazione da parte della società turca, rimpiazzati da un senso di ansia probabilmente dovuto anche alla difficile situazione economica che la Turchia si trova ad affrontare. 

È interessante osservare il numero sempre crescente di rifugiati che sarebbe incline a fare ritorno in patria, se le circostanze lo permettessero. Rimane però una porzione di essi che non ha intenzione di rientrare in Siria – o qualsiasi sia il loro Paese di origine – e sceglie di stabilirsi in Turchia a lungo termine o, in alternativa, di raggiungere l’Unione Europea attraverso la rotta marittima dalla costa occidentale turca alla Grecia. Il problema è costituito tuttavia dalla guardia costiera greca, che nega loro l’accesso in Europa. I migranti, respinti nel mar Egeo, si trovano spesso in situazioni critiche e vengono successivamente messi in salvo dalla guardia costiera turca.

I respingimenti nell’Egeo e le tensioni politiche tra Grecia e Turchia

Il respingimento di imbarcazioni con a bordo migranti provenienti dalla costa turca è diventato ormai sempre più frequente e mette in pericolo la vita di migliaia di persone, oltre ad alimentare le tensioni – già esistenti e crescenti – tra Atene ed Ankara. Secondo uno studio presentato dal Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli (ECRE), tra gennaio 2017 e settembre 2022 sono state respinte 1,624 imbarcazioni, per un totale di 43,476 persone costrette a fare ritorno verso la Turchia. Ankara ha ripetutamente denunciato le azioni del governo greco, definendole violazioni delle direttive europee sull’accoglienza e dei diritti umani. I respingimenti illegali nell’Egeo vengono tuttavia negati dal ministro per le migrazioni Notis Mitarachi, che a sua volta accusa la Turchia di strumentalizzare la questione migratoria all’interno del quadro di tensione tra i due Paesi.  

La responsabilità dell’Unione Europea

A febbraio 2022 l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha presentato un’indagine su Frontex, l’Agenzia europea per le frontiere, che ha confermato il coinvolgimento dell’organizzazione nei respingimenti illegali di migranti nel Mar Egeo. Secondo l’inchiesta, Frontex ha cofinanziato almeno sei respingimenti, utilizzando il denaro dei contribuenti dell’UE, e smesso di pattugliare il Mar Egeo per via aerea così da evitare di assistere alle azioni illegali della Grecia. 

A seguito dell’indagine il capo dell’agenzia Frontex Fabrice Leggeri è stato invitato a dimettersi, sostituito da Aija Kalnaja. Il cambio di leadership non costituisce tuttavia una soluzione al problema, in quanto Frontex evidentemente presenta problematiche strutturali e sistemiche. Le azioni illegali infatti non si sono fermate: l’agenzia continua a collaborare con la guardia costiera greca, e sono già disponibili testimonianze di nuovi respingimenti. La pressione per cambiare la situazione è ora sulla Commissione Europea, che annualmente fornisce ad Atene milioni di euro per gestire le migrazioni secondo le leggi dell’UE. Nonostante la relazione dell’OLAF, la Grecia non ha subito effettive conseguenze, così come nemmeno Frontex. Al contrario, l’agenzia continua a ricevere sempre più potere e risorse: il suo budget è passato da poco più di sei milioni di euro nel 2005 a 460 milioni nel 2020, con l’obiettivo finale di 5,6 miliardi all’anno entro il 2027.

Sembra chiaro che l’Unione Europea debba prendere una posizione ferma contro la chiara violazione dei diritti umani che viene consentita alle sue frontiere, così come mettere in atto nuovi sistemi di controllo per garantire che rifugiati e richiedenti asilo raggiungano in sicurezza le coste europee e siano trattati con dignità e rispetto.

Chi è Camilla Giussani

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