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UNGHERIA: Scricchiola l’internazionale dei conservatori

La CPAC si è svolta in via eccezionale in Ungheria: elogi al governo Orbán. Sullo sfondo, le divisioni a destra.

Una sessione straordinaria della Conservative Political Action Conference (CPAC), la più grande riunione dei conservatori in tutto il mondo sponsorizzata dall’Unione Conservatrice Americana, si è tenuta a Budapest. Un chiaro segnale lanciato da una larga parte dei Repubblicani americani e dai conservatori in generale (compresi i nostrani, rappresentati alla CPAC dagli interventi timidi di Giorgia Meloni e Lorenzo Fontana): la democrazia liberale è fuori moda. Il modello verso cui aspirare è l’Ungheria di Viktor Orbán. Proprio quest’ultimo è stato la star dell’evento: sotto lo slogan della conferenza, “Dio, Patria e Famiglia”, il premier ungherese e vari esponenti del suo neoeletto governo hanno tracciato la via da seguire.

Libertà di parola (ma non di stampa)

L’evento si presenta come favorevole alla libertà d’espressione. Salvo poi impedire l’ingresso a numerosi media occidentali e locali. VICE News, Rolling Stone, Vox Media, the New Yorker, Guardian e l’Associated Press non hanno ottenuto l’accredito stampa, così come diversi giornali ungheresi. Soltanto i media di Stato e quelli pro Fidesz (il partito di Orbán) hanno potuto partecipare alla conferenza. Su questo versante, il consiglio del premier ungherese è chiaro: per arrivare al potere c’è bisogno di media statali controllati.

Sulla stessa linea, il ministro della Giustizia Judit Varga ha lanciato una provocazione a Bruxelles: il nuovo rapporto sullo stato di diritto in Ungheria è fallace. L’UE non accetterebbe infatti che in Ungheria possano esserci altri modi di vedere il mondo. Secondo Varga, le prese di posizioni di Bruxelles sarebbero dovute ad una perversione del liberalismo: dopo aver raggiunto tutti i suoi obiettivi nel Ventesimo secolo, questo si sarebbe trasformato in un’ideologia autodistruttiva. Un messaggio da non trascurare e che potrebbe potenzialmente fungere da narrazione ufficiale della paradossale carriera politica di Orbán, nato come liberale opposto al regime comunista e trasformatosi in ultra-conservatore.

Sputare nel piatto dove si è mangiato

La rottura tra destra e conservatori moderati si è già consumata da diversi anni: il mondo che gravitava intorno all’ex cancelliera tedesca Angela Merkel è avverso alla vera destra europea. Gergely Gulyás, capo dello staff di Orbán, lo ribadisce nel suo intervento. Ideologicamente, Gulyás ritiene che Fidesz abbia molti più amici tra i repubblicani statunitensi che tra i colleghi d’Europa occidentale: la destra cristiano-democratica si è da tempo venduta alla sinistra liberale e, più di recente, ai Verdi.

Nessuna menzione del fatto che Fidesz abbia a lungo beneficiato della protezione del Partito Popolare Europeo (EPP) e della stessa CDU, il partito dell’ex cancelliera. Fidesz si è ritirato dall’EPP solo dopo la sospensione nel 2019 e di fronte ad un voto che avrebbe permesso ai popolari di espellere uno dei suoi membri (148 favorevoli, 28 contrari).

Elogi (a distanza) da tutto il mondo

Non si può dire che l’evento sia stato un grande successo. Gli esponenti di spicco dell’estrema destra, invitati, hanno disertato la conferenza: in alcuni casi si sono accontentati di inviare un videomessaggio di elogio ad Orbán e ai valori tradizionali della destra. È il caso di Donald Trump, Marine le Pen, Giorgia Meloni, Matteo Salvini o Nigel Farage. Per Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, ha parlato il figlio Eduardo, deputato.

Spicca il grande silenzio della Polonia, rappresentata perlopiù da ONG di estrema destra. Presente all’evento, Vaclav Klaus, ex presidente della Repubblica Ceca, ha elogiato apertamente il premier ungherese. In un’intervista con Magyar Nemzet, però, Klaus ha predetto la fine del gruppo di Visegrád (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca): le elezioni in Slovacchia e Repubblica Ceca, le tensioni tra Budapest e Varsavia sulla Russia ed alcuni conflitti di interesse hanno ormai compromesso l’alleanza.

Il fronte delle destre, almeno in Europa, appare molto diviso. Già prima della guerra, i tentativi di riunire i vari partiti in un’unica famiglia europea erano falliti, proprio a causa di alcune questioni di fondo come i rapporti con la Russia. Non è quindi ancora chiaro come si posizioneranno i conservatori d’Europa alle elezioni del 2024.

Foto: Viktor Orbán sul palco della CPAC 2022 (dalla pagina Facebook di Orbán Viktor)

Chi è Gianmarco Bucci

Nato nel 1997 a Pescara, vive a Firenze. Al momento svolge un dottorato in Scienze Politiche e Sociologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa sulle coalizioni rosso-brune in Europa centro-orientale. Scrive su East Journal dal dicembre 2021.

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