BALCANI: Kosovo e Serbia trovano l’intesa sulle targhe

Giovedì 30 settembre, Miroslav Lajcak, rappresentante speciale dell’Unione europea per il dialogo Belgrado-Pristina, ha annunciato che Kosovo e Serbia hanno raggiunto un accordo per sbloccare la crisi esplosa 10 giorni fa sulla questione delle targhe delle auto. L’accordo segue due giorni di negoziati svoltisi a Bruxelles, con protagonisti Lajcak e le delegazioni dei due paesi, guidate da Besnik Bislimi per il Kosovo e Petar Petkovic per la Serbia.

L’accordo

L’intesa raggiunta è composta da tre punti. Il primo prevede che il 2 ottobre a Jarinje e Brnjak, i due valichi di frontiera nel nord del Kosovo bloccati da 10 giorni, i blocchi stradali eretti dai serbi vengano smantellati, mentre le forze speciali kosovare lascino il posto ai soldati della missione NATO, la KFOR, che resteranno per due settimane. Questo punto ricalca la proposta fatta dalla stessa KFOR pochi giorni prima, che era stata rifiutata dai sindaci serbi dei quattro comuni nel nord del Kosovo.

Il secondo punto prevede che dal 4 ottobre, le due parti inizino ad applicare l’accordo raggiunto con la mediazione UE nel 2011 e poi rinnovato nel 2016, che prevedeva l’utilizzo di adesivi da apporre sulle targhe kosovare in entrata in Serbia e serbe in entrata in Kosovo.

Dato che il secondo punto specifica che queste misure sono temporanee, il terzo annuncia la creazione di un gruppo di lavoro, composto dalle due parti e presieduto dall’UE, volto a trovare una soluzione definitiva alla questione delle targhe, sulla base di standard e pratiche europee. Il primo incontro del gruppo è annunciato per il 21 ottobre.

La crisi

L’intesa ha il merito di sbloccare una situazione di stallo e tensione, iniziata il 20 Settembre, quando il governo di Pristina ha imposto ai veicoli con targa serba in arrivo nel Paese di mettere sulle loro auto targhe kosovare provvisorie della validità di 60 giorni per poter entrare nel territorio del Kosovo, recanti la dicitura “Repubblica del Kosovo”. La scelta del primo ministro Albin Kurti era stata motivata dalla parola “reciprocità”, dato che la Serbia non permette ai veicoli in entrata di esporre targhe kosovare già dal 2008.

La decisione di Pristina di introdurre la reciprocità sulle targhe aveva avuto immediate ripercussioni nel nord del Kosovo, area a maggioranza serba. Manifestanti serbi hanno eretto blocchi stradali in corrispondenza dei valichi di frontiera di Brnjak e Jarinje e il Kosovo in risposta ha inviato le sue forze speciali a monitorare la zona. Una situazione che dura ormai da più di 10 giorni e che dovrebbe sbloccarsi il 2 ottobre, secondo l’accordo.

Crisi finita?

L’accordo dunque, oltre al merito di sbloccare la situazione sul campo, favorendo un ritorno alla normalità, sembra voler sostenere un metodo di reciprocità, con una politica sulle targhe applicata in modo eguale dalle due parti. Molto probabilmente, dalla prossima settimana, le macchine con targa serba che entrano in Kosovo e le macchine con targa kosovara che entrano in Serbia vedranno bandiera e nome dello stato coperte da un adesivo per poter circolare. Di fatto, l’intesa non fa che confermare quanto raggiunto nel 2016, spingendo per una sua attuazione.

Si tratta però di una soluzione provvisoria: solo la sua messa in pratica nei prossimi giorni e, soprattutto, i risultati del gruppo di lavoro per trovare una soluzione definitiva potranno dire se la mediazione UE ha avuto successo. Solo allora sapremo se l’ennesima crisi tra Kosovo e Serbia, spesso alimentate dai leader delle due parti per motivi di politica interna, è davvero finita. Non vi sono dubbhi che per riprendere il dialogo e normalizzare i rapporti tra i due paesi servira’ ben altro che degli adesivi.

Foto: Scott Graham/Unsplash

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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