RUSSIA: Comunisti alla riscossa? O forse no

di Luca Zucchetti

Le elezioni della Duma dello scorso 19 settembre hanno consegnato una scontata vittoria a Russia Unita, ma hanno visto anche un exploit del Partito Comunista (KPRF) in alcune regioni dell’Estremo Oriente e della Siberia.

Il voto elettronico scatena le proteste

Esponenti del partito comunista si sono esposti dopo gli spogli dei voti criticando l’inesplicabile risultato del voto elettronico di Mosca che ha consegnato tutte le 15 circoscrizioni uninominali a Russia Unita. Prima che questi risultati fossero comunicati, con un sospetto ritardo, in ben otto circoscrizioni erano in vantaggio candidati suggeriti dal sistema Voto Intelligente, la maggior parte di essi esponenti del KPRF, come nel caso del docente di Matematica Michail Lobanov che prima del voto elettronico aveva un margine di 20.000 voti sul candidato di Russia Unita Evgenij Popov.

Scoperti i risultati del voto elettronico, il segretario della sezione moscovita del partito comunista, Valerij Raškin, ha organizzato un meeting in piazza Puškin, raccogliendo però solo 200 persone. Proprio in questi giorni la polizia, che durante l’evento del 20 settembre si era tenuta in disparte, si sta recando presso le abitazioni dei partecipanti.

Il 25 settembre inoltre si è svolta, sempre nella stessa piazza, la manifestazione non autorizzata “Per delle elezioni trasparenti” organizzata e appoggiata dall’intero partito comunista in protesta contro i risultati del voto elettronico a Mosca. Il KPRF non può esporsi eccessivamente essendo, occorre ricordarlo, parte dell’opposizione sistemica e quindi leale alle autorità. Per questo motivo, nel suo discorso all’assemblea nazionale del partito, il segretario Zjuganov ha invitato a mostrare resilienza e compostezza e il giorno della manifestazione ha preferito recarsi a un incontro con Putin. 

La strana conquista comunista nell’Estremo Oriente

Nonostante ciò, il voto per il KPRF ha rappresentato la maggior valvola di sfogo per l’elettorato russo. Un caso esemplare è sicuramente quello della Repubblica Sacha, comunemente nota come Jacuzia, il più grande soggetto federale della Russia, situata al confine tra la Siberia e l’Estremo Oriente. In questa regione i risultati del KPRF, storicamente poco influente, sono stati sorprendenti. Nell’unica circoscrizione uninominale il candidato comunista Petr Ammosov (21,61%) ha battuto sia il candidato di Russia Unita Petr Čerkašin (20,07%) sia l’incombente Fedot Tumusov (19,55%). Inoltre, la lista del KPRF, guidata dall’ex governatore comunista della regione di Irkutsk, Sergej Levčenko, si è attestata al primo posto col 35%, superando sia Russia Unita sia Russia Giusta. 

Si tratta di una vittoria singolare in quanto il partito comunista non ha un grande radicamento in quest’area, tanto che nelle tre elezioni precedenti per la Duma avevano ottenuto un misero terzo posto dopo Russia Unita e Russia Giusta. Eppure, in Jakuzia esiste da anni un sentimento di protesta che si è tradotto nell’elezione a sindaco di Jakutsk nel 2018 di Sardana Avksent’eva, esponente dell’opposizione e ora deputata della Duma per il partito Nuove Persone. Inoltre, durante il referendum sull’approvazione degli emendamenti alla Costituzione del 2020, in Jakuzia si è registrata la seconda più alta percentuale di voto a favore del No.

Le ragioni di questa vittoria inaspettata del partito comunista sono diverse a seconda dell’interlocutore. Alcune fonti pro-Cremlino parlano di un semplice voto di protesta nei confronti delle autorità; voto che a loro detta lascerebbe gli jakuti in mano a un gruppo di incompetenti. Altri affermano invece che la sconfitta è dovuta al poco tempo dedicato alla campagna elettorale da parte dei candidati di Russia Unita. In risposta, il segretario del KPRF jacuto ha dichiarato che la vittoria del suo partito dimostra il desiderio di cambiamento della popolazione e che sarebbe improprio giudicare la vittoria comunista come frutto del solo sentimento di protesta. 

Un’analisi sicuramente più imparziale viene dal capo redattore della testata Jakutia.info, Timofej Efremov, che ha ricordato l’annosa questione degli incendi verificatisi in Jakuzia nel corso del 2021. La pessima gestione da parte delle autorità ha causato la perdita di 3,5 milioni di ettari di boschi e il fumo prodotto da questi incendi ha oscurato il cielo sopra le città della regione, raggiungendo anche le zone circostanti e i lontani Urali. Una delle conseguenze più ovvie di questa catastrofe ecologica è stata la perdita di fiducia nei confronti delle autorità e in particolare del governatore Ajsen Nikolaev. Nonostante le voci sulle sue dimissioni siano state prontamente smentite dallo staff, la decisione di dimettersi potrebbe essere ancora sul tavolo, specialmente in vista delle elezioni presidenziali del 2024.

Il voto di protesta tuttavia, ha affermato Efremov, non avrà conseguenze concrete in quanto i comunisti jakuti, così come quelli federali, sono perfettamente coordinati con gli esponenti di Russia Unita e non hanno mai mostrato veri atteggiamenti d’opposizione

Una situazione simile a quella jakuta si è verificata in altre regioni della Russia tra cui Mari El e il Circondario Autonomo dei Nenents, dove il KPRF ha ottenuto la maggioranza nelle liste federali, con la possibilità di mandare i propri candidati alla Duma tramite il sistema proporzionale, senza necessariamente vincere nelle circoscrizioni uninominali (dove il KPRF ha vinto solo 9 seggi su 225).

Nella regione di Chabarovsk si è verificata invece una strana convergenza: nelle circoscrizioni uninominali hanno vinto i candidati di Russia Unita, un membro del partito Liberal Democratico è diventato governatore della regione, mentre a livello federale la lista con più voti è stata quella del Partito Comunista. Per quanto riguarda il governatore, gli esperti affermano che il fattore vincente è stata la sua costante presenza nei media e non l’appartenenza al partito LPDR che anzi, come hanno dimostrato i risultati a livello federale, non suscita particolare interesse. La vittoria della lista del KPRF invece pare sia parzialmente giustificata dall’età media degli elettori, soprattutto pensionati, che si sono recati ai seggi. La visibilità e l’attività costante sul territorio ha premiato invece i due candidati di Russia Unita nelle circoscrizioni uninominali, in particolare Boris Gladič. Anche in questo caso il voto di protesta ha giocato una parte non indifferente. L’arresto del popolare governatore Frugal da parte delle autorità federali (legate a Russia Unita) e la debole reazione del suo partito (LPDR) hanno infatti fortemente contribuito alla vittoria della lista comunista.

Una vittoria importante è stata quella nella regione dell’Altaj, nella Siberia Centrale, dove, nelle elezioni per rinnovare il parlamento locale, i comunisti hanno strappato la maggioranza a Russia Unita (partito comunque uscito vincente: 31 mandati su 68). A sorpresa infatti, oltre a vincere in una delle quattro circoscrizioni federali, il KPRF ha ottenuto 24 seggi nelle elezioni locali. Anche qui, come in Jakuzia, uno dei fattori di maggiore scontento è l’inazione del governatore attuale, incapace di risollevare l’economia della regione.

Se queste piccole vittorie del KPRF a livello locale e federale possono da un lato sembrare incoraggianti, bisogna tenere a mente che si tratta di un’opposizione sistemica, principalmente costruita su apparenze. Per comprendere la direzione che il partito comunista intenderà prendere, bisognerà prestare attenzione all’attività legislativa dei deputati e dei rappresentanti nelle assemblee locali. 

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