POLONIA: La nuova legge sui media. Censura o legittima difesa?

Lo scorso 11 agosto il parlamento polacco ha approvato una contestata legge sui media che vieta a soggetti non appartenenti all’Unione Europea di possedere organi di stampa, televisioni, e media che trasmettano in lingua polacca all’interno del paese. Una misura promossa dall’attuale governo conservatore che ha scatenato accese reazioni internazionali. Anche perché l’unico media polacco la cui proprietà si collochi al di fuori dei confini dell’Unione Europea è TVN, rete all-news controllata dalla americana Discovery.

La legge ha avuto un iter burrascoso, ed è stata oggetto di due votazioni dopo che la prima, favorevole alle opposizioni, è stata invalidata dalla presidente della Camera a causa di un presunto “errore tecnico”. Non sono quindi tardate le critiche al governo polacco accusato di voler tacitare una rete di opposizione. Migliaia di polacchi hanno protestato contro la legge definendola un affronto alla libertà di stampa.

Vero è che TVN non ha mai lesinato giudizi negativi nei confronti di un governo che, da anni, porta avanti controverse riforme ispirate a una visione clericale e nazionalista della società. Anche quella dei media va ascritta tra queste?

Le giustificazioni polacche

Il governo americano ha reagito duramente e ad alti livelli. Anthony Blinken, Segretario di Stato americano, ha dichiarato di essere “molto preoccupato” dalla nuova legge che “indebolisce significativamente il sistema dei media polacco” e si profila come “incompatibile con i nostri valori democratici“. Parole pesanti che hanno spinto il primo ministro Mateusz Morawiecki a chiarire come “la legge non va contro uno specifico media” e che “non è stata compresa appieno” chiarendo che “nessun paese serio consentirebbe a soggetti stranieri di controllare media nazionali”. Jaroslaw Kaczyński, presidente del partito di governo, ha detto che la legge “è rivolta contro la Russia e la Cina” e che “impedirà ai narcotrafficanti di riciclare soldi sporchi nel mercato dei media polacco”.  Se quest’ultima parte della dichiarazione appare meno lucida, benché in perfetto stile Kaczyński, sembra tuttavia credibile che non Washington, ma Mosca e Pechino siano i destinatari di questa misura.

La relazione speciale con Washington

La Polonia ha fin qui vantato una relazione speciale con Washington. Non a caso ospita numerose basi militari e missilistiche americane e del Patto atlantico entro i suoi confini. La fedeltà alla Nato si spiega con il timore dell’espansionismo russo, ma anche con una sincera partecipazione a quei valori occidentali incarnati dagli Stati Uniti. Durante la presidenza Trump questo legame si è ulteriormente rafforzato, cementato da una comune visione degli equilibri europei (in funzione anti-tedesca e anti-europea) e da intensi scambi economici e diplomatici. Allora perché colpire gli interessi dell’unico alleato possibile per un paese circondato da nemici, veri o presunti? Il cambio di amministrazione a Washington, con l’arrivo di Joe Biden, non basta a spiegare. L’alleanza con gli Stati Uniti è troppo importante, duratura e solida per poter essere sacrificata in nome di un leader poco affine alle vedute dell’esecutivo polacco. E allora?

Il panorama europeo

Allora andiamo in Francia dove la legge sulla proprietà dei media impedisce a un soggetto esterno all’Unione Europea di possedere un media nazionale. Agli attori extra-UE è consentito di possedere al massimo il 20% di capitale di un quotidiano o di un’emittente televisiva o radiofonica. In Spagna la percentuale sale al 25%, in Austria al 49%. In Germania esiste una doppia legislazione, federale e dei singoli Lander, che limita la penetrazione di aziende straniere nel mercato dei media nazionali. La Gran Bretagna, invece, non impone alcun limite. L’Unione Europea, nel 2018, ha promosso una direttiva (1808/2018/EU) che regola la proprietà dei media e impedisce posizioni dominanti ma non si esprime rispetto alla possibilità di acquisto da parte di soggetti extra-UE. Cosa ha fatto, quindi, di così strano il governo polacco?

Dagli al polacco!

L’impressione è che ormai qualsiasi legge promossa dal governo conservatore polacco venga immediatamente tacciata di essere antidemocratica. Una sorta di riflesso pavloviano che colpisce tanto i media quanto la politica occidentale. Tuttavia ripiegarsi su narrazioni macchiettistiche dipingendo la Polonia come un paese in preda a un manipolo di degenerati con manie autoritarie non aiuta a capire la complessità dell’attuale situazione. Certo il governo polacco ha promosso leggi controverse, dalla riforma giudiziaria al divieto d’aborto, che sollevano giuste perplessità, ma descrivere ogni iniziativa di governo come populista, nazionalista, reazionaria, serve solo a quella rappresentazione del mondo che vede contrapporsi buoni e cattivi, utile a demonizzare ogni possibilità di alternativa rispetto al consensus europeista.

Legittima difesa?

Abbiamo visto come in molti paesi d’Europa esistano leggi simili a quella polacca. Tuttavia il contesto internazionale in cui si muove la Polonia non è simile a quello della Francia o della Spagna. In Europa orientale, e specialmente nelle vicine Lituania e Lettonia, il mercato dei media è pesantemente influenzato dalla Russia che, attraverso speculatori e oligarchi vicini al Cremlino, ha acquisito il controllo di televisioni, giornali e mercato digitale. Al controllo dei media segue l’influenza politica, favorendo l’ascesa di partiti e politici filorussi. Una legge che impedisca a soggetti extra UE di detenere il controllo di media polacchi va letta anche come una difesa dall’ingerenza russa nella regione.

Prima di parlare di legittima difesa, non bisogna dimenticare come TVN sia stata oggetto negli ultimi anni di attacchi da parte del governo polacco. Nel 2017 l’emittente ha dovuto pagare una multa di 415mila dollari per aver trasmesso “in modo non bilanciato” le proteste dell’opposizione all’interno del parlamento. Nel 2018 agenti dei servizi segreti interni (ABW) sono entrati nella sede della televisione chiedendo i nastri di alcune registrazioni di un documentario sulla diffusione di gruppi neonazisti, accusando i giornalisti che lo avevano realizzato di fare propaganda nazista. Intimidazioni, insomma, ce ne sono state.

TVN trasmetterà comunque

La reazione internazionale, americana e britannica in testa, ha spinto Varsavia a cercare un accomodamento per consentire a TVN di continuare a trasmettere nel paese. Grazie a una licenza olandese, recentemente ottenuta, TVN è stata nuovamente iscritta dall’ente regolatore polacco nell’elenco delle emittenti che possono operare nel paese. La questione è tuttavia ancora aperta e le prossime settimane saranno utili per capire le vere intenzioni del governo. La legge dovrà infatti passare al Senato dove le opposizioni detengono la maggioranza e, probabilmente, sarà bocciata. A quel punto la legge tornerà alla Camera dove dovrà essere approvata dalla maggioranza assoluta dei deputati. Compito non difficile per i conservatori che possono contare su una larga maggioranza. A meno che le pressioni americane non spingano l’esecutivo o il presidente a bloccare la legge.

Immagine tratta da DW, di Aleksander Kalka

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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