RUSSIA: “Sull’unità storica di russi e ucraini” di Vladimir Putin. Verso un’Unione Sovietica 2.0?

Nel corso dell’ultima ‘linea diretta’ con i suoi cittadini – appuntamento tradizionale che ha avuto luogo lo scorso 30 giugno -, il presidente russo Vladimir Putin, in risposta a una domanda sulle relazioni russo-ucraine, ha affermato che russi e ucraini sono un unico popolo e formano un tutt’uno. Precisando che le sue parole non devono essere interpretate come congetture sulle circostanze politiche attuali, il capo di stato ha ritenuto necessario esporre in dettaglio la sua posizione per iscritto per rispondere anche a quel sentimento anti-russo in rapida espansione nel mondo, e condividendo apertamente le sue opinioni in un articolo che porta la sua firma, intitolato “Sull’unità storica di russi e ucraini”.

“La situazione richiedeva di dare un’occhiata più da vicino al tipo di mondo in cui viviamo, chi siamo, quali sono le nostre relazioni con i nostri parenti e vicini più stretti” – (V. Putin a TV Rain)

Apparso sul sito ufficiale del Cremlino e pubblicato sia in russo che in ucraino (ora anche in inglese), l’articolo non ha fatto breccia nel cuore del presidente ucraino e degli ucraini, le cui reazioni spaziano tra l’ironico e il risentito. I primi commenti di Volodymyr Zelensky – che ha assicurato di prendersi il tempo necessario per leggere il testo con attenzione – sono giunti durante il ciclo di conferenze “Ucraina 30” (in onore dei 30 anni di indipendenza del paese): “Dopo aver scorso alcune parti, ho notato che si tratta di un lavoro approfondito. Il presidente della Federazione Russa ha trascorso molto tempo tra gli archivi. Bene, posso solo invidiare che il presidente di una potenza così grande riesca a dedicare così tanto tempo a un volume di lavoro così dettagliato”; e ha aggiunto che capisce bene ora la ragione per cui Putin pare non avere abbastanza tempo per un incontro bilaterale con lui.

“Se il presidente della Federazione Russa ha già iniziato a scrivere in ucraino, allora stiamo agendo nel modo giusto” (Volodymyr Zelensky)

Nonostante sia impossibile riportare in poche righe l’intero articolo frutto del pensiero di Vladimir Putin, né tanto meno citare tutte le vicende comuni vissute dai due paesi in oltre mille anni, riportiamo qui di seguito alcuni punti chiave che riassumono la posizione presidenziale sulla questione ucraina, esposta esclusivamente secondo la sua prospettiva, senza citare fonti e/o documenti storici.

Dall’antica Rus’ all’indipendenza, passando per la “Malorossija”

Nell’articolo “Sull’unità storica di russi e ucraini”, dopo una breve introduzione in cui si descrive il raffreddamento delle relazioni tra Russia e Ucraina degli ultimi anni come una tragedia, Vladimir Putin si rivolge alla Storia, attraverso la quale è possibile “capire meglio il presente e guardare al futuro”, e inaugura il suo articolo evidenziando le radici comuni di russi, ucraini e bielorussi, “gli eredi dell’antica Rus’, che era il più grande stato d’Europa”. Sottolinea come queste tribù slave erano unite da un’unica lingua e, in seguito alla cristianizzazione dei suoi territori, dalla fede ortodossa: “La scelta spirituale di Vladimir il Grande, il quale era sia principe di Novgorod che di Kiev, oggi determina in gran parte la nostra parentela”, scrive il presidente. 

Ma se la parentela è rimasta nell’aria, separazione e divorzi non sono mancati all’appello (spesso e volentieri senza il consenso di una delle parti). Come molti altri stati europei di quel tempo, l’antica Rus’ ha subito un indebolimento del potere centrale e, successivamente, la frammentazione vera e propria: i territori nord-orientali caddero sotto il giogo del Khanato dell’Orda d’Oro, mentre le terre meridionali e occidentali divennero parte del Granducato di Lituania – che, secondo Putin e le sue fonti, “nei documenti storici era chiamato Granducato di Lituania e Russia”. E fu Mosca a diventare il nuovo centro di quello che rimaneva dell’antica Rus’ e a (ri)prendersi la città di Kiev e i territori sulla riva sinistra del Dnepr. Terre, queste, che furono allora chiamate “Piccola Rus’” (Malaja Rus’, o anche poi Malorossija): il termine “Ucraina” venne, infatti, usato esclusivamente nel significato di “periferia”, dall’etimologia della dicitura “u krajna”, ovvero “vicino, presso” (u) e “limite”, “bordo” (kraj).

Nel corso del Novecento l’Ucraina ha intravisto un barlume di indipendenza molto breve nel 1918 ma, finita sotto il giogo dei bolscevichi e del governo sovietico, vide il suo sogno realizzarsi solo nell’agosto del 1991. Nel suo scritto, Putin ci arriva dopo aver tracciato un quadro storico che abbraccia la formazione dell’Esercito d’insurrezione ucraino (sì, quello di Stepan Bandera), l’ucrainizzazione del paese e le lotte interne per l’indipendenza, fino a ripercorrere brevemente la storia della Repubblica socialista sovietica dell’Ucraina, nata nel 1922. In particolar modo, si concentra sull’appartenenza dei territori: “L’Ucraina moderna è interamente frutto dell’era sovietica. Sappiamo e ricordiamo che in larga misura è stata creata a spese della Russia storica. Basti vedere quali terre furono riunite allo stato russo nel XVII secolo e con quali territori la Repubblica socialista sovietica ucraina lasciò l’Unione Sovietica”; e aggiunge: “Una cosa è chiara: la Russia è stata effettivamente derubata”.

Unione Sovietica parte II

Putin riferisce come la Federazione Russa abbia non solo riconosciuto le nuove realtà geopolitiche, ma anche fatto molto per rendere l’Ucraina un paese indipendente, in particolare a livello economico: “Nei difficili anni ’90 e nel nuovo millennio abbiamo fornito all’Ucraina un sostegno significativo”. Un partenariato che è andato in fumo a partire dagli eventi del 2014: “Le élite ucraine hanno deciso di giustificare l’indipendenza del proprio paese negandone però il passato, fatta eccezione per la questione dei confini. Hanno iniziato a mitizzare e riscrivere la storia, a cancellare tutto ciò che ci unisce da essa, e a parlare del periodo di permanenza dell’Ucraina nell’Impero russo e dell’URSS come occupazione. La comune tragedia della collettivizzazione, la carestia dei primi anni ’30, viene spacciata per genocidio del popolo ucraino”. 

La colpa ricade, principalmente, sulla vicina Europa, che ha trascinato il paese in un pericoloso gioco geopolitico, dove gli interessi del popolo ucraino sono venuti meno: i paesi occidentali hanno interferito negli affari interni dell’Ucraina, speronando slogan e ideologie russofobe aggressive e creando un movimento “anti-russo”. Secondo il presidente, infatti, “la Russia ha fatto di tutto per fermare il fratricidio” e, sebbene nel suo articolo non abbia voluto approfondire la questione dello status speciale del Donbas, Putin ribadisce: “Ne sono sempre più convinto: Kiev semplicemente non ha bisogno del Donbass. Perché? Perché, in primo luogo, gli abitanti di queste regioni non accetteranno mai gli ordini imposti con forza, assedi e minacce. E, in secondo luogo, i risultati sia di Minsk-1 che di Minsk-2, che danno una reale possibilità di ripristinare pacificamente l’integrità territoriale dell’Ucraina, negoziando direttamente con le repubbliche di Donetsk (DNR) e Lugansk (LNR) attraverso la mediazione di Russia, Germania e Francia, contraddicono l’intera logica del progetto antirusso”.

L’articolo del presidente – che ribadisce di rispettare lingua e tradizioni ucraine – si conclude con un invito al dialogo e l’augurio di vedere uno stato ucraino libero, sicuro e prospero. Un fatto, tuttavia, possibile solo in collaborazione con la Russia. E se, allora, lo scopo di questo testo fosse quello di riformare la gloriosa Unione Sovietica, in modalità 2.0? D’altronde, basterebbe far piegare Ucraina e Bielorussia alla corte della Federazione Russa e (ri)formare un’unica entità su base slava. “Dopotutto, siamo un unico popolo.”

“E dirò una cosa: la Russia non è mai stata e non sarà mai “anti-Ucraina”. E cosa dovrebbe essere l’Ucraina, spetta ai suoi cittadini decidere.” (V.V. Putin)

 

Immagine: Monumento a Vladimir il Grande, Kiev / Claudia Bettiol

Chi è Claudia Bettiol

Nata lo stesso giorno di Gorbačëv nell'anno della catastrofe di Chernobyl, per East Journal si occupa dell'area russofona. Linguista e grande appassionata di architettura sovietica, dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per l'Ucraina, dove attualmente abita e lavora.

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