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POLONIA: Praga e Bruxelles contro Varsavia sul carbone

La Corte di giustizia europea ha stabilito che la Polonia deve interrompere l’estrazione di carbone dalla miniera di Turów, situata al confine con Germania e Repubblica Ceca. Qualche mese fa, proprio la Repubblica Ceca aveva intentato una causa perché nella cava si estrae da decenni la lignite, un combustibile fossile che secondo Praga ha danneggiato il suo territorio. Il governo polacco ha respinto le accuse e ora contesta la decisione della corte UE. Considerando gli interessi economici in ballo, si preannuncia una lunga battaglia.

I fatti

La miniera di lignite di Turów, una delle più grandi della Polonia, rifornisce di carbone una centrale elettrica locale. Qualche mese fa, l’esecutivo ha scelto di estendere l’autorizzazione e mantenerla operativa per altri 20 anni, nonostante i diversi pareri contrari: PGE – la più grande azienda produttrice di energia in Polonia, di proprietà in parte statale – ha ottenuto un’estensione della concessione fino al 2044. L’azienda ha inoltre investo 4,3 miliardi di złoty (circa 1 miliardo di euro). Cifre importanti, che danno l’idea dell’affare.

La decisione ha però scatenato la reazione della Repubblica Ceca, che accusa la miniera di operare illegalmente. Sostenuta dalla Commissione europea, lo scorso febbraio Praga ha presentato una denuncia: l’accusa è quella di aver violato le leggi dell’UE e non aver consultato i paesi limitrofi, dato che la miniera è situata a pochi chilometri dal confine. Ma la causa intentata da Praga riguarda soprattutto i presunti danni ambientali provocati dall’estrazione di lignite: secondo il governo di Babiš, la miniera sta mettendo in discussione l’accesso all’acqua potabile di migliaia di famiglie sul lato ceco. L’estrazione starebbe anche causando cedimenti che potrebbero danneggiare le case intorno alla città tedesca di Zittau.

Il governo polacco e PGE hanno continuato a respingere ogni accusa. Secondo i numeri dell’esecutivo, la chiusura del sito causerebbe migliaia di licenziamenti e il taglio dell’energia elettrica a milioni di case.

La decisione della Corte

Intanto è arrivato un primo stop: la vicepresidente della Corte Ue, Rosario Silva de Lapuerta, ha accolto la richiesta di Praga. Ora ci sarà una cessazione temporanea dell’attività fino alla completa risoluzione del caso.

Come si legge nella decisione, “tali attività comportano un flusso ininterrotto di un volume considerevole di acqua dal territorio ceco al territorio polacco, causando un indubbio deterioramento del livello delle acque sotterranee in territorio ceco che potrebbe minacciare l’approvvigionamento di acqua potabile delle popolazioni dipendenti dai corpi idrici interessati”.

Le reazioni di Varsavia

Diversi membri dell’esecutivo polacco e molti abitanti della regione ritengono la decisione ingiusta. Secondo PGE, quest’area rifornisce una centrale elettrica che genera circa il 5% dell’elettricità della Polonia. Ma quanto stabilito dal tribunale è ancora provvisorio: l’ingiunzione, infatti, è in vigore solo fino a quando la Corte UE non emette un verdetto definito. E ciò potrebbe richiedere anni.

Secondo il governo polacco, quanto stabilito sarebbe “senza precedenti”, nonché “contrario ai principi fondamentali del funzionamento dell’UE”. Il premier Mateusz Morawiecki ha parlato di scelta sproporzionata e ha aggiunto che “nessuna decisione di alcuna istituzione europea può minacciare la sicurezza dei cittadini polacchi”.

Il ministro dello Sviluppo Jaroslaw Gowin ha ribadito che la Polonia non chiuderà la miniera di lignite di Turów, ma si impegnerà in “sforzi diplomatici e legali molto intensi” per garantire il funzionamento indisturbato della miniera. Della stessa opinione è il ministro della giustizia, Zbigniew Ziobro, che ha rilasciato una dichiarazione ancora più dura: “L’ingresso degli organi dell’UE sempre più profondamente nel campo di competenza delle autorità polacche sa di spirito coloniale ed è inaccettabile”.

Di diverso avviso Joanna Flisowska: l’attivista polacca di Greenpeace sottolinea che “il governo ha ignorato le preoccupazioni ceche per quanto riguarda la miniera di Turów e il suo impatto dannoso per troppo tempo. Questa situazione avrebbe potuto essere evitata se l’esecutivo e PGE avessero preso sul serio la necessità di pianificare la transizione”.

L’attesa per la svolta green

Oltre il 65% dell’elettricità prodotta in Polonia è generata dal carbone (compreso un 17% di lignite), Se poi il 25% dell’energia del paese deriva da fonti rinnovabili e biocarburanti, un altro 10% proviene dal gas e da altre fonti. Il settore minerario e l’estrazione sono in declino, ma politicamente hanno ancora un peso.

Il paese sta cercando di rimandare la transizione energetica il più a lungo possibile: i piani attuali prevedono che il carbone rappresenti l’11% della produzione di energia entro il 2040 e che il combustibile venga gradualmente eliminato entro il 2049.

Scontro aperto con l’UE: fondi a rischio?

Le autorità governative affermano di essere in trattative con Praga e ritengono che sia stata raggiunta un’intesa. Intesa che invece il governo ceco ha negato, anche se ci cercherà di raggiungere un compromesso. Morawiecki ha aggiunto che la Polonia presenterà anche nuove analisi al tribunale per descrivere chiaramente la situazione ed evitare un “disastro”. Secondo il premier, sia la Repubblica Ceca che la Germania gestiscono miniere di lignite e centrali elettriche vicino ai confini della Polonia. Queste dichiarazioni rischiano di deteriorare i buoni rapporti tra i paese confinanti e di inasprire ulteriormente quelli con l’Unione.

La decisione della Corte di giustizia europea fa parte di una serie sempre più crescente di verdetti emessi dal tribunale UE nei confronti della Polonia, come il divieto di disboscamento di una foresta secolare e le critiche rivolte alle riforme giudiziarie del governo. Questi pareri negativi stanno infiammando da qualche anno le relazioni tra l’Europa e il governo nazional-conservatore di Varsavia.

Molti esperti sostengono che l’esecutivo abbia cercato di controllare il Tribunale costituzionale polacco proprio per questo motivo. L’organo è ormai nelle mani di giudici filo-governativi, i quali possono decidere se la costituzione polacca ha il primato sul diritto dell’UE. L’intento del governo è chiaro ed esplicito: bloccare ogni ingerenza di Bruxelles che non sia di suo gradimento.

Come visto, la Polonia è uno dei paesi che più dipendono dal carbone, ma beneficerà di 36 miliardi di euro di fondi europei. Una larga fetta di questi investimenti sarà dedicata alla ‘transizione verde’, con l’obiettivo di ridurre l’estrazione e l’uso di questo combustibile fossile. Con la decisione del tribunale e l’eventuale chiusura della miniera di Turów, c’è il rischio che i fondi vengano sospesi e si vanifichi quanto fatto negli ultimi anni.

Foto: Pixabay

Chi è Tommaso Di Felice

Nato a Roma nel 1987, si è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Appassionato di storia e politica, dopo un Erasmus a Varsavia è rimasto in Polonia per diversi anni. Ora è tornato a Roma, ma lo sguardo rimane sempre rivolto a Est.

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