RUSSIA: “Sakhawood”, il boom del cinema dalla Jacuzia

La Repubblica di Sacha, anche chiamata Jacuzia, è uno degli 85 soggetti federali della Federazione Russa. È anche la regione più estesa del paese, con un territorio grande poco meno dell’Argentina, abitato da meno di un milione di abitanti, soprattutto a causa delle durissime condizioni climatiche che la caratterizzano. In Italia, molti sapranno dell’esistenza della Jacuzia solo grazie a Risiko, oppure a qualche servizio fotografico su Ojmjakon, nota come la città più fredda del mondo. Altri ancora ne avranno letto alcune curiosità qui, su East Journal. In Russia invece, negli ultimi anni la Jacuzia è nota come nuovo centro cinematografico, tanto da aver conquistato il nome di “Sakhawood”.

Un successo crescente

Del successo della scena cinematografica jacuta parlano i numeri: negli ultimi 15 anni, in Jacuzia sono usciti 115 film, cinque volte quanto quelli rilasciati da “Mosfilm”, la maggiore compagnia cinematografica russa. Sebbene già in epoca sovietica venissero prodotti film a livello regionale e locale (perlopiù di tipo documentaristico ed etnografico), la “nuova ondata” del cinema jacuto inizia nel 2004 con il film drammatico “Ljubov’ moja” (“Amore mio”), autoprodotto dal regista Sergej Potanov.

L’anno successivo in Jacuzia sono usciti due film, quello dopo altri cinque. Nel 2020, nonostante la pandemia, ne sono usciti 28, mentre altri 20 sono in produzione. Non solo: se nella regione c’erano solo 4 cinema nel 2010, nel 2020 questi sono diventati ben 40 – un trend controcorrente che molti spiegano con la crescente popolarità dei film prodotti a livello locale.

Il successo della produzione cinematografica jacuta può essere spiegato in primo luogo dall’uso delle lingue locali e dalla necessità e interesse dello spettatore di queste aree isolate di veder rappresentata la propria realtà unica, diversa da quella ritratta dai film stranieri o anche russi. La maggior parte dei film prodotti in Jacuzia, infatti, ha successo solo a livello locale, e poche produzioni raggiungono le sale a livello nazionale. Ma le cose stanno cambiando, e numerosi film stanno avendo notevole successo non solo in Russia ma a livello internazionale, ottenendo riconoscimenti e premi.

Registi emergenti

L’esempio forse più eclatante è forse quello del film uscito lo scorso febbraio “Pugalo”, di Dmitrij Davydov. “Pugalo” racconta la storia di una guaritrice in un piccolo villaggio, che, per il suo dono di curatrice, viene allo stesso tempo ostracizzata e ricercata per i suoi poteri dalla comunità. Pugalo (questo il nome stesso della protagonista) non riesce a rifiutarsi di aiutare gli altri, nonostante questo le provochi grandi pene fisiche e psicologiche.

“Questa è una storia sul sacrificio”, ha raccontato Davydov, sulla necessità di aiutare gli altri nonostante questi comporti sacrificare noi stessi. Il film ha vinto il gran premio dell’importante festival russo Kinotavr, un primo riconoscimento dell’importanza della cinematografia jacuta a livello nazionale. Questo è il terzo lungometraggio di Davydov, che continua a lavorare come insegnante di scuola elementare nel villaggio dove è nato in Jacuzia, e produce da solo i suoi film. Il suo film di debutto del 2016 “Koster na vetru” (“Falò al vento”) è stato presentato in numerosi festival internazionali, in Germania, Nuova Zelanda e Finlandia.

Altro nome importante è quello di Kostas Marsan. Il suo thriller/poliziesco “Moj Ubijtsa” (“Il mio assassino”) è stato candidato ai Golden Globes nel 2016, mentre è uscito pochi giorni fa il suo ultimo lavoro, il film horror “Iččy”, dal nome di uno spirito protettore mitologico locale, al centro della storia. Primo film dove recita un’attrice russa di fama nazionale, Marina Vasileva (“Loveless”), dopo “Pugalo” e “Čornyj Sneg” di Stepan Burnašev, questo è il terzo film ad arrivare sulle scene a livello nazionale nello scorso anno e mezzo.

La presenza di elementi folkloristici, l’uso delle lingue locali, il difficile rapporto tra uomo e natura, e una inevitabile fascinazione con questa remota, sconosciuta e allo stesso tempo unica parte del mondo, potrebbe portare sempre maggiore successo (e più risorse) al cinema yacuto – magari regalandoci la possibilità di vedere questi film un giorno anche in Italia.

Foto: Pugalo

Chi è Martina Bergamaschi

Laureata in Interdiscilplinary Research and Studies on Eastern Europe all'Università di Bologna, lavora nel campo della cooperazione internazionale, al momento nell'est dell'Ucraina. Per East Journal scrive soprattutto di Russia, dove ha vissuto per due anni tra Mosca, San Pietroburgo e Kirov.

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