BIELORUSSIA: 12 anni di carcere per Marija Kolesnikova

Era il 12 maggio 2020 quando Viktor Babariko si è dimesso da presidente del Consiglio d’amministrazione di Belgazprombank per candidarsi alle elezioni presidenziali di agosto sfidando Aleksandr Lukashenko. Al suo fianco, Marija Kolesnikova come responsabile della campagna elettorale. Quando soltanto un mese dopo Babariko è stato arrestato con diverse accuse, Kolesnikova si è unita, insieme alla moglie di Valerij Tsepkalo, alla campagna dell’unica candidata dell’opposizione ammessa alle elezioni, Svetlana Tichanovskaja, formando il trio che tutto il mondo ora conosce.

Il coraggio delle proprie scelte

Dopo le proteste di agosto e l’esilio forzato delle due colleghe, Kolesnikova è stata l’unica a restare in Bielorussia. Il 7 settembre 2020, però, la donna è stata prelevata non lontano dalla sua abitazione, a Minsk, e trasferita verso il confine con l’Ucraina con l’intento di essere espulsa dal paese. Invece di subire il suo destino, Marija ha strappato il proprio passaporto rendendo così impossibile l’uscita dal paese ed è stata per questo arrestata.

Dall’8 settembre 2020 Marija Kolesnikova si trova in carcere, ma solo il 13 maggio sono state presentate le accuse nei suoi confronti e la condanna che dovrebbe scontare: 12 anni di prigione.

Accuse di cospirazione

Il giorno prima della sentenza, anniversario della candidatura di Babariko, è apparso un messaggio sulla pagina Facebook di Kolesnikova, in cui si legge: “Un anno fa ho preso la decisione più importante della mia vita. Consapevole di tutti i rischi e dell’elevata probabilità di trovarmi dove sono ora, sono entrata comunque volentieri a far parte della squadra di Viktor Dmitrievič. Nemmeno per un secondo rimpiango la mia decisione“. Poi continua:  “Quest’anno si è rivelato il più difficile e il più felice della mia vita. Capisco quanto suonino strane queste parole pronunciate da una persona che si trova in prigione. Ma ho guadagnato molto di più di quanto ho perso. (…) Il miracolo più importante sono gli incredibili bielorussi: il vostro sostegno e il vostro amore danno un’enorme forza!”.

Il tribunale ha accusato Kolesnikova sulla base di tre articoli del codice penale: propaganda di azioni contro la sicurezza nazionale (parte 3 dell’articolo 361), cospirazione per la presa del potere statale con mezzi non costituzionali (parte 1 dell’art. 357), creazione e direzione di un gruppo estremista, (il Consiglio di Coordinamento, ndr – parte 1 dell’art. 361-1). Se questa condanna fosse confermata, la pena da scontare sarà di 12 anni di prigione.

Anche Maksim Snak, avvocato e membro del Consiglio di Coordinamento, ha ricevuto le stesse accuse.

Continuano i processi in Bielorussia

Intanto, subito dopo la sentenza per Kolesnikova e Znak, il 14 maggio è iniziato il processo contro gli studenti arrestati lo scorso novembre. In totale dodici persone, tra cui anche un laureato e un insegnante, accusati di aver organizzato gravi azioni contro l’ordine pubblico. L’udienza si svolge nel distretto Oktjabr’skij di Minsk e, nonostante fosse permesso partecipare, i posti disponibili erano soltanto una ventina. Già dalle primissime ore del mattino molte persone si sono radunate fuori dal tribunale e presto sono iniziati gli arresti. Giornalisti e altri rappresentanti dei media non sono stati fatti entrare in aula, come pure molti parenti.

La repressione in Bielorussia non sembra fermarsi, ma nemmeno le proteste: le persone continuano a scendere in strada per dire no alla dittatura.

Per saperne di più: Cosa succede in Bielorussia, tutti gli articoli. E in ordine

Immagine: Liza Pooor/Unsplash

Chi è Anna Bardazzi

Nata nel 1982 a Prato, si è laureata in Scienze Politiche con una tesi sulla Bielorussia di Lukashenko. Dopo aver vissuto diversi anni all'estero è rientrata recentemente in Italia, dove si occupa di contenuti digitali e traduzioni. Il suo primo romanzo, La felicità non va interrotta, è uscito a marzo 2021, edito da Salani. Collabora con East Journal dal 2020.

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