BIELORUSSIA: Proteste e tensione sociale in vista delle elezioni presidenziali

Lo scorso 14 luglio le forze di polizia e i servizi di sicurezza bielorussi hanno perpetrato violenze ed eseguito arresti a danni di gruppi di cittadini che si erano riuniti per protestare. In molte città migliaia di bielorussi stavano manifestando pacificamente contro la decisione della Commissione elettorale centrale di non ammettere alla corsa gli unici due possibili contendenti del presidente in carica.

Una corsa in solitaria

Il prossimo 9 agosto nel paese si terranno le elezioni presidenziali, nelle quali l’eterno presidente Aleksandr Lukashenko (al potere ininterrottamente da 26 anni) sfiderà un esiguo numero di improbabili avversari. Infatti, la commissione elettorale ha stabilito che i due principali contendenti di Lukashenko non abbiano presentato la loro candidatura in maniera idonea.

Nello specifico a Viktor Babaryko, la cui squadra è riuscita a raccogliere più del triplo delle firme necessarie a validare la propria candidatura, vengono contestati alcuni capi di accusa che gli sono valsi l’esclusione dalla corsa presidenziale. Lidija Ermošina, capo della Commissione elettorale centrale, lo scorso martedì ha affermato che secondo le autorità Babaryko faceva parte di un “gruppo criminale organizzato” e si sarebbe reso inoltre responsabile di un’ingente evasione fiscale. Intanto, l’uomo continua a essere detenuto presso la sede centrale dei servizi di sicurezza bielorussi a Minsk.

La medesima commissione ha anche rifiutato di registrare nelle liste elettorali Valerij Tsepkalo, un ex alleato di Lukashenko ed ex ambasciatore del paese negli Stati Uniti, sostenendo che non aveva raccolto abbastanza firme valide richieste per la registrazione.

A riguardo, i cittadini hanno presentato una petizione alla Commissione elettorale centrale contro la decisione di negare la registrazione dei due candidati presidenziali dell’opposizione –  Viktor Babaryko e Valerij Tsepkalo.

L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), che svolge missioni di monitoraggio delle elezioni, si è rifiutata di riconoscere come libere ed eque quelle che si svolgeranno in agosto in Bielorussia, analogamente a quanto fatto con tutti i processi elettorali che si sono svolti nel paese a partire fal 1995. L’organizzazione martedì ha dichiarato che non avrebbe inviato i suoi osservatori in Bielorussia, dopo che il ministero degli Esteri del paese non ha inviato loro un invito nelle tempistiche necessarie.

Le proteste

Le tensioni che si sono verificate negli scorsi giorni si innestano sulla scia di manifestazioni pacifiche che stanno avendo luogo con una certa regolarità negli ultimi anni, particolarmente nelle ultime settimane. Le folle radunate nelle vie delle maggiori città bielorusse protestano contro l’attuale sistema di potere sostenuto da Lukashenko, oltre che per una difficile situazione sociale che è stata accentuata dall’epidemia di Covid-19, più volte negata dal presidente.

La brutalità delle azioni delle forze dell’ordine è stata documentata da testimoni, oltre che da molti video che sono trapelati nelle ultime ore. Centinaia di persone – circa 250 secondo quanto riportato dalle autorità – sono attualmente detenute con il rischio di essere incriminate con capi di imputazione che possono portare in alcuni casi alla pena detentiva.

Le proteste sono emblematiche della difficile situazione politica che sta attraversando il paese e sembra più che mai impossibile che le elezioni del 9 maggio si possano svolgere in maniera ordinata e regolare.

Chi è Leonardo Scanavino

Laureato in "Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione" presso l'Università degli Studi di Torino, attualmente frequenta una Magistrale in "Studi di Sicurezza Internazionale" presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. In precedenza, ha frequentato un semestre di studi (Erasmus) prasso la Latvijas Universitāte (Riga, Lettonia), durante il quale ha avuto modo di avvicinarsi alle tematiche di transizione riguardanti i paesi post-sovietici dell'Est Europa. Parla inglese, francese e studia russo.

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