POLONIA: Un tribunale a difesa del pluralismo dell’informazione

Un tribunale polacco ha temporaneamente bloccato l’acquisto dell’editore Polska Press da parte di Pkn Orlen, colosso petrolifero statale. La decisione della corte è stata adottata dopo la denuncia di Adam Bodnar, il difensore civico in Polonia. L’acquisizione conclusa la scorso inverno aveva coinvolto numerosi quotidiani e siti web, attirando numerose critiche. Ma il sospetto che dietro questa operazione ci fosse il governo è piuttosto concreto.

L’acquisizione di Polska Press

Lo scorso dicembre, l’azienda energetica statale Pkn Orlen ha ufficializzato l’acquisto del gruppo editoriale Polska Press, rilevando la proprietà tedesca. Un affare da 120 milioni di zloty grazie al quale Orlen potrebbe controllare buona parte dell’informazione: 20 dei 24 quotidiani regionali polacchi, 120 settimanali e circa 500 portali web d’informazione.

L’azienda aveva già assunto il controllo della Ruch, un importante distributore che possiede una rete di 1.300 edicole in tutto il paese. L’ad della Orlen, Daniel Obajtek, aveva confermato che grazie a questa “nuova strategia aziendale” avrebbero raggiunto “17,4 milioni di utenti web”.

Un colpo di mercato che non ha lasciato indifferenti i sostenitori della stampa democratica e pluralista. La strategia dell’operazione commerciale sarebbe semplice: il controllo di buona parte dell’informazione garantirebbe al governo una copertura mediatica in vista delle elezioni del 2023.

Sono molte le voci che si sono opposte all’acquisizione dell’editore Polska Press. Tra questi, c’è anche il difensore dei diritti civili, Adam Bodnar. Lo scorso mese, Bodnar ha presentato un ricorso contro la decisione dell’Ufficio per la concorrenza e la protezione dei consumatori (UOKiK), che a febbraio aveva approvato il passaggio di proprietà.

Il difensore civico è al centro di un’altra vicenda. Il suo mandato di cinque anni è infatti scaduto a settembre, ma il parlamento è molto diviso sulla sostituzione e ha quindi esteso la durata dell’incarico. La scorsa settimana, il Tribunale costituzionale – influenzato dalle pressioni dell’esecutivo – ha però stabilito che Bodnar deve lasciare le sue mansioni, senza ulteriori proroghe. La rimozione sembra essere un atto di forza del PiS, considerando i riconoscimenti e l’impegno del difensore civico nella vicenda Orlen.   

I rischi per la libertà di stampa

Secondo Bodnar, l’UOKiK non avrebbe chiarito se con l’acquisto di Polska Press la concorrenza sarà notevolmente limitata o meno. L’Ombudsman polacco ha sottolineato come lo stato detenga una partecipazione del 27,52% di Orlen. Per questo motivo, la compravendita potrebbe mettere la casa editrice sotto pressione.

“Una società controllata dallo stato – ha evidenziato Bodnar – può facilmente influenzare le attività delle singole redazioni. In questo modo, possono trasformare la stampa libera […] in bollettini di propaganda”.

Il presidente dell’UOKiK Chróstny, contrariamente, ha affermato che non ci sarebbero ostacoli. “La nostra decisione è stata preceduta da un’analisi approfondita degli effetti che la concentrazione dell’informazione può avere sullo stato della concorrenza nei mercati analizzati”.

La sentenza e le reazioni

Il 12 aprile scorso, il tribunale distrettuale di Varsavia ha invece accolto la mozione di Bodnar e sospeso l’approvazione dell’UOKiK. La sentenza provvisoria impedisce a Orlen di esercitare i diritti di proprietà su Polska Press. Ora Chróstny ha tre mesi di tempo per far riesaminare il ricorso di Bodnar.

L’UOKiK ha intanto definito la decisione della corte un “precedente inquietante”, aggiungendo che chiederà di accelerare la decisione sull’appello del difensore civico. “La decisione del tribunale è irrilevante e non influisce sulle nostre azioni o sull’efficacia dell’acquisizione di questa entità”, ha affermato con un tweet Daniel Obajtek di Orlen.

Ma quanto stabilito dal tribunale potrebbe cambiare le carte in tavola. La sospensione dell’acquisto dell’editore Polska Press potrebbe rappresentare un duro colpo al partito di governo. Un segnale forte, volto a limitare un vecchio pallino dell’esecutivo: il controllo statale della stampa e dei media nazionali.

La ‘ri-polonizzazione’ dei media

La compravendita del gruppo Polska Press è considerato da molti uno degli obiettivi dichiarati da Diritto e Giustizia (PiS), il partito nazional-conservatore al governo: limitare le proprietà straniera (soprattutto quella tedesca) e ‘ri-polonizzare’ i media nazionali. Secondo il governo, questo tipo di azioni sarebbe utile all’interesse nazionale del Paese.

Jarosław Kaczyński, leader del PiS, ha affermato in più occasioni che la Polonia deve “difendere ferocemente la sua sovranità in quest’area”. Mentre il presidente Andrzej Duda, asserrisce che i media occidentali diffondono spesso fake news per delegittimare il governo. 

Da quando ha conquistato il potere nel 2015, il PiS ha tentato di occupare i media pubblici. L’emittente televisiva pubblica Tvp è rapidamente diventata lo strumento più potente della propaganda del governo. Il partito è stato inoltre accusato di clientelismo e nepotismo per diverse nomine ai vertici di aziende statali. 

Per tutti questi motivi, le opposizioni temono che l’esecutivo miri a esercitare un maggiore controllo della stampa. Anche perché una buona parte dei lettori delle testate di Polska Press vivono in zone rurali, tradizionalmente forte bacino elettorale conservatore.

Non sorprende come, nell’indice mondiale della libertà di stampa stilato da ‘Reporters without borders‘, la Polonia abbia perso molte posizioni. Il paese è infatti passato dal 18° al 62° posto nel giro di pochi anni. Dopo gli scioperi contro l’introduzione di una tassa sugli introiti della pubblicità, lo stop – momentaneo – del tribunale potrà rappresentare un cambio di rotta per l’informazione libera in Polonia?

Foto: pixabay.com

Chi è Tommaso Di Felice

Nato a Roma nel 1987, si è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Appassionato di storia e politica, dopo un Erasmus a Varsavia è rimasto in Polonia per diversi anni. Ora è tornato a Roma, ma lo sguardo rimane sempre rivolto a Est.

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