Gengis Khan. 859 anni del condottiero mongolo

Il 16 aprile segna il 859esimo anniversario della nascita di Gengis Khan, unificatore del popolo mongolo e fondatore dell’impero terrestre più vasto della storia. Va detto che però l’esatta data di nascita è oggetto di dibattito: secondo fonti persiane sarebbe nato nell’anno 1155, secondo altri studiosi nel 1167.

Stando alla leggenda, tramite il rito del cindariin hurrcag uno sciamano catturò parte dell’anima di Gengis Khan sul suo letto di morte. Tale procedura consisteva nel mettere nella bocca del moribondo un pelo bianco di cammello così da intrappolare il suo ultimo respiro e parte della sua anima. Da allora, i membri della tribù mongola Darkhad hanno fatto la guardia all’”anima” di Gengis Khan per 36 generazioni e 794 anni. Per quanto riguarda il luogo di sepoltura del condottiero mongolo, nessuno è a conoscenza di dove riposa il suo corpo, proprio come lui desiderava.

Il fondatore dell’impero mongolo

Gengis Khan (o Chingis Khan) nacque in realtà con il nome di Temujin (secondo alcune fonti, “uomo di ferro”). L’epiteto con cui lo conosciamo oggi gli fu conferito dopo essere riuscito a unificare le tribù mongole, fino a quel momento sempre in lotta tra di loro; in seguito a questa impresa, fu appunto eletto come Gengis Khan, “capo supremo”. Quello però fu solo l’inizio della carriera militare e politica del grande Khan.

Agli inizi del XIII secolo, Gengis Khan assieme al suo formidabile esercito fu protagonista di una delle espansioni militari più grandi della storia. Dal 1206 al 1227 i mongoli sottomisero più territori di quelli che l’Impero Romano conquistò in 400 anni: occuparono parte della Cina settentrionale, appartenente al regno di Xi Xia e l’impero Jurchen, per poi dirigersi in Asia Centrale dove annientarono l’impero musulmano corasmio.

Tra luci e ombre

Le ragioni della folgorante espansione mongola sembrano proprio risiedere nella figura di Gengis Khan. Il suo temibile esercito era dotato di una straordinaria coordinazione militare e costituito da abili fantini, che gli consentivano di gettarsi velocemente sui nemici e sparire con altrettanta rapidità. Pare che per Erwin Rommel, noto generale tedesco della Seconda guerra mondiale, le tattiche dell’impero mongolo furono fonte di grande ispirazione durante le guerre lampo.

Il prezzo di questa massiccia e rapida espansione fu pagato con un numero impressionante di morti, che incoronano Gengis Khan anche come uno dei più sanguinari signori della guerra: si stima che circa quasi 40 milioni di persone furono uccise per sua mano e volere.

Il Khan non solo si rivelò un grande stratega, ma anche un abile politico, capace di riunire le tribù mongole e di costruire una macchina amministrativa efficiente. Tra le tante innovazioni che introdusse ci furono il principio della libertà di religione, il divieto di tortura, la costruzione di infrastrutture e di un sistema postale che collegava i vari territori dell’impero. Grazie a questo apparato, i suoi successori ereditarono un impero stabile, che pur essendo stato conquistato con inaudita violenza, poteva contare su un’amministrazione efficiente basata sulla meritocrazia e un esercito disciplinato.

L’eredità di Gengis Khan

I successori di Gengis Khan non si arrestarono alla morte del loro capo e, forti dell’apparato stabile costruito dal Khan, giunsero alle porte dell’Europa, in Egitto e in Giappone. Al momento della sua massima espansione, l’impero mongolo arrivò ad occupare il 22% del territorio mondiale, circa 24.000.000 km2.

Una delle eredità più tangibili che Gengis Khan ha lasciato sono i suoi eredi. Il condottiero mongolo era famoso anche per il suo appetito sessuale; dopo ogni conquista, vigeva la regola che le donne più belle dovessero spettare a lui. Questa leggenda pare aver trovato riscontro nella ricerca condotta da un team di scienziati, che hanno trovato in circa 16 milioni di persone una traccia del DNA di Gengis Khan, ciò significa che 1 persona su 200 oggi è discendente del Khan.

Foto: Pixabay (JonasKIM)

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