BULGARIA: Alle elezioni il premier Borisov resta in testa ma perde la maggioranza

Domenica 4 aprile si sono tenute le elezioni parlamentari in Bulgaria: gli aventi diritto chiamati alle urne sono stati circa sette milioni. Con 22 partiti e otto coalizioni in lizza, questa tornata è stata “la più cara”, secondo le parole del premier uscente Boyko Borisov. Nonostante la campagna elettorale ridotta ai minimi termini, il costo totale delle consultazioni supera infatti i 150 milioni di leva (oltre 75 milioni di euro), di cui 50 destinati all’acquisto dei dispositivi per il voto elettronico. Il primo ministro non ha mancato di sottolineare che avrebbe preferito rimandare l’appuntamento di una settimana, quando a suo dire la nazione sarebbe stata fuori dalla terza ondata, ma “la testardaggine del presidente” Rumen Radev ha preferito investire la somma nelle votazioni invece di aumentare redditi e pensioni.

Seggi, diaspora e affluenza

I quasi 12mila seggi si sono aperti puntualmente alle ore 7 e chiusi alle 20. Le sezioni istituite all’interno degli ospedali sono state 199, e ben 465 quelle all’estero, di cui 25 in Italia. La pubblicazione dei risultati ufficiali è prevista per martedì 6 aprile.

Nel frattempo, stando ai dati diffusi dalla Commissione elettorale centrale (Tsentralna izbiratelna komisija, TSIK) dopo lo scrutinio di più del 60% dei voti, il partito GERB del premier Borisov perde una decina di punti percentuali rispetto al 2017 ma rimane in testa con il 25%. La nuova lista del cantante Slavi Trìfonov (ITN, 18%) scavalca i socialisti (BSP, 15%), mentre la coalizione di Hristo Ivanov Bulgaria Democratica (DB, 10%) sorpassa il partito della minoranza turca Movimento dei diritti e delle libertà (DPS, 9%). L’ultima formazione a superare la soglia di sbarramento del 4% e accedere al parlamento è il fronte anticorruzione Rialzati Bulgaria di Maja Manolova (IMV, 5%). Restano fuori dal parlamento tutti gli ultranazionalisti, inclusi VMRO e Volya che sostenevano il governo uscente, ma anche Ataka. Borisov perde così la maggioranza e per restare al governo dovrà cercare il sostegno delle nuove liste centriste, che ne contestano la gestione corrotta e clientelare del potere; non sarà facile.

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Bulgaria Democratica è la prima forza politica a Sofia, mentre ITN ha ricevuto il maggior numero di voti a Ruse, Pleven e dagli elettori all’estero. Il 25% dei votanti sotto i 30 anni ha scelto Trifonov, mentre il 30% degli ultrasessantenni il BSP. La diaspora bulgara ha potuto esercitare il diritto di voto in 69 paesi. Durante la giornata di domenica si sono registrate lunghissime file davanti ai seggi in Spagna, Francia, Belgio, Germania, Inghilterra e Stati Uniti; molti i cittadini tornati a votare dopo anni di astensionismo.

Secondo quanto comunicato dalla TSIK, la partecipazione è stata però piuttosto bassa. Alle ore 17 solo il 39,99% dei bulgari si era recato ai seggi, contro il 42,74% registrato allo stesso orario durante le elezioni parlamentari del 2017. L’attività più alta è stata rilevata nel distretto di Smoljan (46,9%), mentre la più bassa a Razgrad (35,5%). Le cause della bassa affluenza vanno ricercate nella gravissima situazione epidemiologica in cui verte il paese, unita alla caotica organizzazione delle elezioni stesse. Malgrado la presenza di apposite urne mobili che avrebbero dovuto raggiungere i 70mila cittadini in quarantena, numerosi elettori si sono visti privati del diritto di voto. La scadenza per effettuare la richiesta, fissata alle 17:30 del 31 marzo, ha escluso le persone risultate positive oltre quella data. Per di più, chi trascorreva l’isolamento a un indirizzo differente dal proprio domicilio avrebbe dovuto comunicare il cambio entro il 20 marzo.

Difficoltà elettorali

In Croazia, Bosnia, Macedonia e Serbia si usa l’espressione “treno bulgaro” (bugarski voz/vlak) per descrivere la procedura di broglio in cui a un elettore viene consegnata una scheda già votata da portare dentro al seggio, in cambio di una scheda bianca; in Bulgaria invece si preferisce definire il processo come “fila indiana” (Indianska niška). La locuzione è stata coniata a seguito delle elezioni europee bulgare nel 2009, durante le quali il numero di votazioni illegalmente ottenute ha superato le 200mila.

Alle 13 di ieri la procura ha effettuato 445 controlli, aprendo 33 procedimenti per voto di scambio, di cui la metà nella capitale. Nella stessa giornata un uomo è stato condannato per aver acquistato votazioni a 50 leva (25 euro) l’una, ma non è ancora chiaro a favore di quale partito. Un’inchiesta recentemente condotta dalla sezione bulgara di RFE/RL ha inoltre evidenziato come i voti delle minoranze rom vengano estorti in cambio degli allacci elettrici, idrici e dell’occupazione indisturbata del suolo pubblico, specie in occasione delle tornate amministrative.

A complicare ulteriormente la situazione, i software dei costosi dispositivi per il voto elettronico hanno dato problemi in varie zone del paese. L’uso delle apparecchiature è stato perciò sospeso in svariati seggi, da Veliko Tărnovo a Smoljan, e in un quartiere di Sofia una macchina è andata fuori uso dopo tre utilizzi. Molte le figure politiche che hanno quindi preferito avvalersi del voto cartaceo.

foto: Pixabay

Chi è Giorgia Spadoni

Marchigiana con un debole per le lingue slave, bibliofila e assidua frequentatrice di teatri e cinema. Laureata al Dipartimento di Interpretazione e Traduzione di Forlì, la sua incessante curiosità l'ha portata a vivere in Russia (Arcangelo), Croazia (Zagabria) e soprattutto Bulgaria, che è riuscita a strapparle un pezzo di cuore. Nel 2018 ha vinto il premio di traduzione "Leonardo Pampuri", indetto dall'Associazione Bulgaria-Italia. Da gennaio 2020 continua a scrutare oltrecortina per East Journal, raccontando frammenti di cultura est-europea, storia e attualità bulgara.

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