BULGARIA: Nella giungla elettorale nulla è come sembra

La tornata parlamentare del 4 aprile prossimo chiamerà alle urne circa sette milioni di bulgari, di cui oltre un milione residenti all’estero, per eleggere i 240 deputati dell’Assemblea nazionale (Narodno săbranie). Lo scenario politico vede in campo formazioni storiche e di nuova data, capitanate da figure più o meno controverse. L’orientamento di molti partiti e coalizioni, palese e definito sul piano programmatico, diventa molto meno categorico e coerente a livello fattuale: nel labirinto politico dello stato balcanico niente è mai come appare.

Vecchi compagni

Boyko Borisov è alla fine del suo terzo mandato da premier non consecutivo, il primo portato a termine nonostante i rimpasti di governo. I due precedenti si sono conclusi con le dimissioni dell’esecutivo, invocate nel 2013 da un’ondata di contestazioni simile a quella dell’estate scorsa. Il suo GERB, formato nel 2006, si professa vicino ai conservatori cattolici occidentali e anticomunista, ma all’atto pratico ricorda l’epoca del leader Todor Živkov, di cui il primo ministro uscente è stato guardia del corpo. Lo “sviluppo europeo della Bulgaria” insito nell’acronimo si è difatti tradotto in una tentacolare ingerenza politica nel settore economico, giudiziario e della comunicazione. Il fabbisogno energetico della nazione è inoltre sempre più dipendente dalla Federazione russa, la quale continua a esercitare la propria influenza su quello che è stato il suo satellite più fedele.

Acerrimo nemico di GERB è il partito socialista (BSP), dal 2016 sotto la guida di Kornelija Ninova. Erede del partito comunista bulgaro (BKP), è la fazione con il più alto numero di ex agenti dei servizi segreti (DS) tra i suoi componenti. Nato nel 1990 e idealmente posizionato a sinistra, il BSP si dimostra più conservatore di Borisov, avendo per modello la Russia di Putin e tra gli obiettivi la salvaguardia dei “valori ortodossi tradizionali”. La stessa Ninova ha affermato che le sue omologhe preferite sono Margaret Thatcher e Theresa May. Oltre a difendere apertamente le azioni intraprese del BKP – processo di rinascita incluso – i socialisti hanno giocato un ruolo fondamentale nel rifiuto della convenzione di Istanbul, dichiarata incostituzionale in Bulgaria; assoluta è inoltre l’intolleranza nei confronti della comunità LGBT. Lo scarto percentuale che li separa da GERB è minimo, e Ninova ha già promesso la fornitura del vaccino russo Sputnik V in caso di vittoria.

Un’altra formazione attiva dal 1990 è il DPS (Dviženie za Prava i Svobodi, “Movimento per i diritti e le libertà”), gruppo liberale che si prefigge di tutelare la cospicua componente musulmana, raccogliendo consenso anche tra la popolazione rom del paese. Dietro questa definizione si cela in realtà un partito autoritario controllato dal magnate Ahmed Dogan, ex membro della DS, che invece di favorire l’integrazione nella società di tali minoranze tende a rimarcarne l’isolamento, sfruttandole a proprio vantaggio per tenere in pugno il governo.

Nuove leve

Creata nel dicembre 2019, la piattaforma civica Izpravi se, mutri văn! (“Rialzati, via la mafia”) vede coalizzati Maja Manolova, ex difensore civico e candidata a sindaco di Sofia, e “Il trio velenoso” (Otrovnoto trio), un gruppo di attivisti fortemente critico che ha acquisito notevole visibilità durante le ultime proteste. Il progetto del movimento fa perno sulle richieste che hanno animato le manifestazioni, e sul rifiuto di qualunque dialogo con GERB e BSP.

Il fronte su cui sembra diretta la maggior parte dei voti del malcontento cittadino è però la creatura del conduttore e cantante Slavi Trìfonov, Ima takăv narod (“C’è un popolo/paese così”). Volto noto del piccolo schermo fin dagli anni Novanta, nei suoi primi programmi combina musica e satira politica. Conduce il seguitissimo talk-show Šouto na Slavi (“Lo show di Slavi”) dal 2000 al 2019, anno in cui trasloca il format sul proprio canale privato a pagamento “7/8 TV” e inizia la sua carriera politica. Ima takăv narod è un’unione eterogenea di collaboratori storici dell’artista ed esperti, nonché uno dei pochi partiti all’opposizione ad aver presentato un programma, che promette “vigorose politiche sociali di sinistra e misure economiche di destra” tra cui il taglio delle tasse. Trifonov ha condotto la campagna elettorale esclusivamente attraverso il proprio canale televisivo e Facebook, negandosi ai giornalisti, di cui non si fida perché “non sono liberi”; i sondaggi lo danno per terzo favorito, subito dopo GERB e BSP.

In quinta posizione, tra il DPS e Izpravi se.BG, c’è la coalizione Demokratična Bălgarija (“Bulgaria Democratica”) formata nel 2018 dal DSB (Demokrati za silna Bălgarija, “Democratici per una Bulgaria forte”), il movimento dei Verdi (Zeleno dviženie) e il partito di Hristo Ivanov Da, Bălgarija! (“Sì, Bulgaria!”). Anche questa fazione è difficilmente posizionabile sullo spettro politico: il DSB si definisce nazional-conservatore e pro europeista, i Verdi sono gli unici a schierarsi in difesa dei diritti LGBT, mentre il partito di Ivanov preferisce evitare classificazioni ideologiche, facendo della lotta alla corruzione e della riforma giudiziaria i propri baluardi.

Secondo quanto riportato dalla testata Dnevnik, i cittadini bulgari convinti di andare a votare sono il 52,50%. Della restante metà il 25,10% è indeciso mentre il 22,40% non si recherà ai seggi.

A complicare ulteriormente tale scenario è la terza ondata del virus: la nazione supera i diecimila ospedalizzati e il tasso di positività è al 25%. Ciononostante, il 1° aprile riapriranno luoghi pubblici quali cinema, palestre e ristoranti, allentando la stretta imposta appena una settimana fa.

foto: piazza Indipendenza, detta “Il triangolo del Potere”/Pixabay

Chi è Giorgia Spadoni

Marchigiana con un debole per le lingue slave, bibliofila e assidua frequentatrice di teatri e cinema. Laureata al Dipartimento di Interpretazione e Traduzione di Forlì, la sua incessante curiosità l'ha portata a vivere in Russia (Arcangelo), Croazia (Zagabria) e soprattutto Bulgaria, che è riuscita a strapparle un pezzo di cuore. Nel 2018 ha vinto il premio di traduzione "Leonardo Pampuri", indetto dall'Associazione Bulgaria-Italia. Da gennaio 2020 continua a scrutare oltrecortina per East Journal, raccontando frammenti di cultura est-europea, storia e attualità bulgara.

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