CINEMA: “Cari compagni”, un film nostalgico?

Andrej Končalovskij è un volto noto del mondo cinematografico in Russia e all’estero. Nelle vesti di regista e sceneggiatore ha lavorato a diverse opere tanto sulla storia russa, quanto sulla contemporaneità del paese. Il suo ultimo film, “Cari compagni”, dopo aver vinto il premio speciale della giuria al Festival del cinema di Venezia 2020, è stato scelto per rappresentare la Russia agli Oscar. Il film tratta del massacro di Novočerkassk, uno dei momenti di repressione più violenta nell’Unione Sovietica post-staliniana.

Un salto nel passato

Primi giorni di giugno 1962. Lyudmila è una lavoratrice del partito, membro del comitato cittadino di Novočerkassk e convinta stalinista. II 2 giugno in città iniziano disordini e proteste contro la politica di innalzamento dei prezzi dei beni alimentari implementata in quelle settimane dal Cremlino. In particolare, i lavoratori della fabbrica di locomotive elettriche indicono uno sciopero e scendono in piazza. La manifestazione verrà repressa violentemente dalle autorità. In questo contesto, la figlia di Lyudmila, che si era unita alle proteste, scompare. La madre inizia una ricerca disperata, mentre il KGB è impegnato a far in modo che quanto avvenuto a Novočerkassk non trapeli all’esterno.

Ma cosa è successo esattamente il 2 giugno a Novočerkassk? Per molti anni sono circolate voci sulle repressioni perpetrate nella cittadina sul Don. Il massacro è menzionato anche da Aleksandr Solženicyn nel suo “Arcipelago Gulag”. Per ovvi motivi, però, i dettagli sono rimasti segreti fino al crollo dell’Unione Sovietica e, ancora oggi, alcuni passaggi rimangono oscuri. In base alle ricostruzioni degli storici, le concause dello sciopero dei lavoratori della fabbrica di locomotive furono, oltre al già menzionato innalzamento dei prezzi, le difficili condizioni di lavoro a cui gli operai erano sottoposti e il sovrappopolamento della città che, a sua volta, implicava una scarsità delle forniture di quei beni alimentari che erano rincarati

La repressione del 2 giugno portò alla morte di 26 persone e al ferimento di 87. Tra gli arrestati, 105 furono condannati a tra i dieci e i quindici anni di prigione e sette fucilati.  Nel 1992 fu intentato un processo penale contro alcuni membri del Politburo, tra i quali Nikita Chruščëv, Frol Kozlov e Anastas Ivanovič Mikojan considerati come i potenziali responsabili delle violenze di Novočerkassk. Il processo però venne interrotto visto che gli imputati erano morti da tempo. Per questo motivo, non c’è piena unanimità sul fatto che l’ordine di reprimere le proteste sia arrivato direttamente da Mosca.

Un messaggio ambiguo

“Cari compagni” è un film ambiguo che pare fatto apposta per sovvertire le aspettative dello spettatore. I personaggi sono imperfetti e ideologicamente confusi e gli eroi rientrano nelle file di quelli che dovrebbero essere gli antagonisti.    

Se la scelta dell’argomento suggerisce una critica del periodo sovietico, lo stesso Končalovskij ha smentito categoricamente questa ipotesi dichiarando che “il film è il lavoro di un uomo sovietico che, a trent’anni dalla caduta di un grande stato, ha potuto esprimere la sua opinione sulla generazione che ha costruito il comunismo”. 

Girato in bianco e nero, in formato verticale e con inquadrature che ricordano un lungometraggio dell’epoca, “Cari compagni” parrebbe quindi strizzare l’occhio ai nostalgici. Le violenze raccontate nel film e le vicende dei suoi protagonisti, appartenenti a tre generazioni che hanno visto i loro sogni di gioventù finire nel sangue non rientrano, però, nei canoni di un’apologia dell’Unione Sovietica.

La chiave di lettura del film, allora parrebbe suggerirla lo stesso Končalovskij che l’ha descritto come “un film su un’epoca, non un film pro- o anti-staliniano”. Tutte le contraddizioni contenute nell’opera risponderebbero, quindi alla necessità di ricostruire le contraddizioni e le complessità di un periodo storico. 

Immagine: Wikimedia

Chi è Aleksej Tilman

È nato nel 1991 a Milano dove ha studiato relazioni internazionali all'Università statale. Ha vissuto due anni a Tbilisi, lavorando e specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell'area caucasica all'Università Ivane Javakhishvili. Parla inglese, russo e conosce basi di georgiano e francese.

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