BASKET: Haris Brkić, una carriera promettente spezzata troppo presto

La sezione basket del Partizan è stata da sempre fucina di talenti che hanno avuto grandi successi a livello internazionale: pensiamo a giocatori come Vlade Divac, Aleksandar Đorđević, Predrag Danilović e Dejan Tomašević. In tempi più recenti Bogdan Bogdanović sta avendo una discreta carriera dall’altra parte dell’oceano. Ma c’è un giocatore il cui nome ha lasciato una grande tristezza nei cuori di tutti i grobari, i tifosi del Partizan, che seguivano e seguono la palla a spicchi: quel nome è Haris Brkić.

Gli inizi a Sarajevo

Haris nasce a Sarajevo il 24 luglio 1974 ed è un figlio proprio della Jugoslavia di quell’epoca: cresce in una famiglia etnicamente mista in quanto il padre Ismet è bosgnacco, mentre la madre Radmila è serba. A dieci anni muove i primi passi nel mondo del basket nelle giovanili del KK Bosna. Si mette in mostra in tutte le categorie dimostrando di essere una guardia dalla gran tecnica. Rimane a Sarajevo fino al 1992, all’alba della guerra civile. Lo vogliono a Belgrado e quell’anno si accasa al Partizan, in una mossa che sarebbe stata normale qualche anno prima, ma che in quel periodo ha tutt’altro significato.

Il prestito a Čačak e il ritorno al Partizan

Non parte subito in prima squadra al Partizan, perché la dirigenza con sede sulla Humska decide che il giovane sarajlija non ha ancora l’esperienza per giocare al fianco di gente come Đorđević e Danilović. Lo mandano in prestito sul ramo occidentale della Morava, a Čačak, 150 kilometri a sud-ovest di Belgrado, la città di Dragan Kićanović e Željko Obradović. In Šumadija Brkić fa bene, quindi nel 1993 viene richiamato nella capitale dove il Partizan nel frattempo è diventata campione d’Europa, con una leggendaria tripla di Saša Đorđević a tre secondi dalla fine. Le partite casalinghe europee le disputano a Fuenlanbrada, in Spagna a causa delle sanzioni all’allora Repubblica Federale di Jugoslavia per la guerra civile in Croazia. La squadra alla quale arriva Brkić ha perso sia Danilović che Đorđević, i quali sono andati entrambi in Italia: il primo alla Virtus Bologna, il secondo a Milano. Anche l’allenatore Željko Obradović si è spostato in Spagna, alla Joventut di Badalona. A causa delle già citate sanzioni, il Partizan non può difendere il titolo europeo, quindi gli obiettivi della squadra rimangono il campionato e la coppa nazionale. Sotto la guida di Željko Lukajić, Brkić guadagna minuti sul campo e aiuta la squadra a vincere la coppa nazionale.

L’affermazione nel campionato jugoslavo e il debutto europeo

Brkić si mette prima in mostra nelle competizioni domestiche e si guadagna di diritto il posto di guardia titolare grazie al suo primo passo esplosivo e ad un particolare tipo di terzo tempo, l’eurostep: consiste nel superare l’avversario interrompendo il palleggio e alternando prima un passo in una direzione e poi l’altro passo in un’altra direzione. Il movimento verrà perfezionato prima da Manu Ginobili e in tempi più recenti da James Harden. È campione di Jugoslavia per tre anni di fila, dal 1995 al 1997. Sempre nel 1997 trascina, insieme a Dejan Tomašević, il Partizan alla Final Four di Eurolega dove i bianco-neri perdono in semifinale con la Kinder Bologna di Saša Danilović.

La stagione con il Budućnost

Al termine della stagione 1998-1999, interrotta a causa delle operazioni militari della NATO nella Repubblica Federale di Jugoslavia, Haris Brkić decide di non rinnovare con i crno-beli. Per la stagione 1999-2000 si trasferisce a Podgorica, al Budućnost. Nella capitale montenegrina Brkić conquista un altro titolo di campione di Jugoslavia, battendo in finale proprio il Partizan. Per il Budućnost è la stagione perfetta: sono imbattuti, 27 partite giocate tra stagione regolare e playoff e nessuna sconfitta. Questo significa che il Budućnost si qualifica per la prima volta nella sua storia all’Eurolega. Arriva fino alla Top 16, dove viene sconfitto dal Panathinaikos che vincerà quell’edizione. A fine novembre del 2000, Brkić decide di tornare sui suoi passi, a Belgrado.

L’inaspettato e tragico epilogo

Al ritorno nella capitale, le prestazioni di Brkić non sembrano più essere le stesse degli anni precedenti. Sembra ci sia qualcosa che non va. Belgrado, così come tutto il resto del paese, è in un periodo di transizione. Non è passato molto dal 5 ottobre, quando le sommosse di piazza hanno portato alla caduta del regime di Slobodan Milošević. Il sottobosco criminale si fa sempre più vivo e i regolamenti di conti fra bande più frequenti. Il 12 dicembre 2000 il Partizan si ritrova all’Hala Pionir per un allenamento di rifinitura in vista della trasferta del giorno dopo a Istanbul. Si gioca in Eurolega contro l’Efes. Brkić arriva all’allenamento in ritardo e non sembra stare bene. L’allenatore Darko Ruso decide di mandarlo a casa: ha bisogno di lui per la trasferta in Turchia. Haris esce dal palazzetto e si dirige verso la sua Golf. Viene avvicinato da qualcuno che esplode due colpi di pistola, entrambi alla testa. Il rumore forte degli spari si sente all’entrata dell’Hala Pionir e nel bar vicino. Il fisioterapista esce per vedere cosa sia successo e trova Brkić riverso per terra. Viene immediatamente trasportato al Klinički Centar dove i medici fanno di tutto per salvarlo. Dopo tre giorni, il 15 dicembre, Haris Brkić viene dichiarato morto. Aveva 26 anni.

Le ipotesi sul caso e la sua memoria

Nessuno sa il perché, anche a distanza di più di vent’anni. Le ipotesi avanzate sono molteplici: si pensa ad una rapina finita male o a uno scambio di persona. C’è chi dice che durante la stagione a Podgorica avesse contratto dei debiti mai saldati. Sarebbe questo il motivo che lo abbia spinto a tornare di corsa a Belgrado e dietro alle sue prestazioni discutibili pochi giorni prima dell’agguato. Non si sa la verità. Molto probabilmente non si saprà mai. Ogni anno, a metà dicembre, si tiene il Memorijalni Turnir Haris Brkić, torneo al quale prendono parte le giovanili di Partizan, Budućnost, Borac Čačak e Bosna. Una competizione in memoria di un campione che è stato portato via dal destino beffardo, sicuramente troppo presto.

Otišao si Harise, ostala je tuga. Uvek će te voleti, grobari sa juga.
Te ne sei andato Haris, è rimasta la tristezza. I grobari della sud, ti ameranno sempre.

Immagine: facebook.com/grobarskitrashromantizam

Chi è Tobias Colangelo

Nato nel 1997 a Casale Monferrato (AL), sono un aspirante giornalista con una grande passione per lo sport sin da piccolo, in particolare calcio e basket. Appassionato di Europa Orientale dall'adolescenza, passione che è aumentata dopo aver passato il quarto anno di liceo linguistico in Serbia tramite l'associazione Intercultura.

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