La secca del Danubio mette in crisi mezza Europa

Era dal 2003 che le regioni dell’Europa orientale non vivevano una così lunga stagione di siccità, ma ora dopo settimane intere senza pioggia, il Danubio è precipitato ad un livello molto basso costringendo le autorità competenti a dichiarare lo stato di emergenza. La secca del Danubio sta causando gravi problemi al mercato fluviale, alle numerose attività agricole e alle centrali idroelettriche.

In molte aree della Bulgaria il trasporto fluviale sul Danubio è impossibile, specialmente sulle sponde che collegano Sofia alla Romania dove un ulteriore decremento idrico del corso d’acqua potrebbe condizionare il funzionamento della centrale elettrica nucleare di di Cernavoda, l’unica del Paese.

Identica situazione nelle zone di confine tra Serbia e Ungheria dove per la secca del Danubio molte navi da carico si sono arenate, causando ingenti danni e permettendo la riemersione di ordigni inesplosi risalenti al secondo conflitto mondiale. I rallentamenti del traffico fluviale sul Danubio interessano tutti e dieci i paesi che il fiume attraversa, solcando l’Europa centrale fino ad arrivare nell’Europa orientale dove si getta nel delta del Mar Nero al confine tra Ucraina e Romania.

I danni economici alle molte aziende di trasporti sono sempre più preoccupanti: dalla Germania alla Bosnia, dalla Repubblica Ceca alla Romania i rallentamenti del traffico hanno portato gli imprenditori ad aumentare i prezzi delle merci perchè costretti a ricorrere al trasporto stradale. In molte regioni dei Balcani già particolarmente colpite dalle conseguenze del dopoguerra, i governi hanno adottato misure nette per sopperire all’emergenza: in Bosnia ad esempio il governo ha deciso di effettuare restrizioni sull’acqua potabile.

Preoccupanti anche i danni sulla produzione di energia nelle centrali idroelettriche che hanno subito un notevole abbassamento dei profitti a causa del rallentamento delle turbine. In ultimo la siccità che si abbatte sui territori dell’Europa orientale non sta causando disagi soltanto ai trasporti fluviali e commerciali sul Danubio, ma anche nei territori che si affacciano sul Mar Nero.

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Valentina Di Cesare

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