BIELORUSSIA: Denominatsija, quando i rubli son carta straccia

da Mosca. Nella Bielorussia del “bat’ka” Aleksandr Lukashenko si parla nuovamente di “denominatsija”. Il termine, pure imparentato con “denominazione”, non significa che si debba “denominare” qualcosa, cioè darle un nome, come indica il termine italiano. Nei paesi ex sovietici con “denominatsija” si indica la riduzione del valore nominale della moneta con il taglio di zeri superflui che danno solo l’illusione di una grande quantità di denaro. Un’operazione del genere era stata ventilata anche in Italia prima dell’introduzione dell’euro.

Come gli italiani di oltre dieci anni fa, i bielorussi calcolano in milioni. Lo stipendio medio del novembre scorso, per esempio, era di circa 2,5 milioni di rubli bielorussi (RB). Tuttavia, se ancora un anno fa in milione di RB equivaleva a 300 dollari, adesso non vale più di 100 dollari, e questa somma basta appena per fare la spesa due volte in un negozio di alimentari.

“Voci” sulla “denominatsija” circolano in Bielorussia fin dall’estate scorsa, quando il rublo bielorusso si svalutò ancora una volta di più di tre volte. Appunto il disagio di avere a che fare con una grande quantità di banconote di basso valore è stata l’occasione per rivedere la loro notazione nominale. Tanto più che la Bielorussia post-sovietica ha già vissuto due “denominatsii”, nel 1994 (10 volte) e nel 2000 (1000 volte).

Le “voci” sono state avvalorate dal riferimento di alcuni media ad esperti “nei circoli bancari” secondo i quali la riduzione del valore facciale sarebbe già stata fissata per gennaio 2012. Anzi, secondo queste misteriose fonti, le nuove banconote bielorusse sarebbero già in corso di stampa in Lituania. La “fonte” affermava inoltre che questa volta il denaro sarebbe stato non solo cartaceo, ma anche metallico. Sempre secondo queste “informazioni” il cmbio sarebbe avvenuto a 1 contro 1000 rubli.

La Banca Nazionale di Bielorussia, alla quale pure erano giunte le “voci” sulle aspettative di “denominatsija” dei bielorussi, le hanno definite come una “volgare provocazione”. Si tratterebbe di “invenzioni di giornalisti non professionali e poco onesti”. “È assai probabile che non esita nessuno degli ‘esperti’ citati”, ha commentato Nadezhda Ermakova, capo della Banca Nazionale. I veri esperti, che non si nascondono dietro l’anonimato, sono però d’accordo che il rublo bielorusso ha bisogno di una riduzione del valore nominale. “Negli ultimi 5 anni ho insistentemente raccomandato alla Banca Nazionale e al governo di realizzare la “denominatsija””, dice Leonid Zaiko, direttore del centro analitico “Strategija”. Egli consiglia di cancellare non tre zeri, ma quattro.

Tuttavia gli specialisti, nella loro maggioranza, sono propensi a credere che non abbia senso fare questa operazione in questo momento. “La ‘denominatsija’ va fatta solo quando il governo e la Banca Nazionale sono pronti ad affermare in maniera vincolante che in futuro non permetteranno un’iperinflazione e la caduta dei cambi”, afferma l’ex governatore della Banca nazionale di Bielorussia Stanislav Bogdankevich. Secondo la sua opinione, queste condizioni possono concretizzarsi, nella migliore delle ipotesi, nella seconda metà del 2012, se le autorità non aumenteranno la massa del denaro circolante, limiteranno la spesa pubblica e cesseranno il finanziamento di programmi statali inefficienti.

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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