CROAZIA: Sanader e Unicredit, rapporti pericolosi

di Matteo Zola

da Narcomafie

Ivo Sanader aveva tentacoli ovunque, ed eccone un altro dal nome importante: Unicredit. Delle vicende dell’ex premier croato, Ivo Sanader, ci eravamo già occupati (qui e qui e anche qui e soprattutto qui) ma vale la pena fare un breve riassunto. Sanader comincia la sua carriera politica come ministro di Franjo Tudjman nei primi anni Novanta. Diventa un esponente di punta del Hdz, il partito fondato da Tudjman che ha governato in Croazia per ben sedici degli ultimi vent’anni. Dal 2003 diventa primo ministro, carica che mantiene fino al 2009 quando improvvisamente (e misteriosamente) si dimette. Le sue dimissioni si inseriscono in una serie di pericolosi rapporti con il crimine organizzato.

Le puntate precedenti, Sanader e il crimine organizzato

Per chi già conosce la vicenda di Sanader, si legga il terzo paragrafo (quello su Unicredit), per chi è all’oscuro delle trame dell’ex primo ministro vale forse la pena dare una rapida lettura a quanto segue. Sanader era infatti in rapporti con il clan Osmani, dedito al narcotraffico lungo la celebre via dei Balcani. Il clan Osmani sarebbe responsabile dell’omicidio del giornalista croato, Ivo Pukanic, scomodo al potere di Zagabria per le sue inchieste su corruzione e collusione con la mafia. A indicare nel clan Osmani i responsabili della morte di Pukanic ci sono testimonianze nei processi in corso, a Belgrado e Zagabria, che stanno cercando di far luce sulla morte del giornalista croato. Accanto alle testimonianze processuali c’è il lavoro di indagine di Demagoj Margetic, giornalista d’inchiesta croato che, nel suo libro Bankarska mafija, mostra l’esistenza di un fil rouge che lega il clan Osmani a Tomislav Karamarko, ministro degli Interni del governo Sanader. Secondo Margetic, l’ex ministro Karamarko sarebbe l’uomo del clan al governo. La figura di Karamarko è inoltre coinvolta in una serie di intimidazioni a danno di giornalisti, come Zeliko Peratovic, e lo stesso Demagoj Margetic, che si sono occupati delle collusioni tra mafia e politica.

Un contrasto tra Karamarko e Sanader, con connesse minacce di morte, sarebbe alla base delle improvvise dimissioni dell’ex premier croato rassegnate – è bene ricordarlo – nel 2009. Sui legami tra Sanader, crimine organizzato e mondo della finanza sta indagando la procura di Salisburgo, guidata da Barbara Feichtinger, in stretta connessione con la magistratura croata.

La corruzione, dall’austriaca Hypo Group all’ungherese Mol

Non solo mafia, però. Sanader è accusato di aver ricevuto una tangente di 10 milioni di euro per rendere possibile che l’Azienda petrolifera ungherese (MOL) riuscisse ad amministrare l’omologa croata INA, pur avendone solo il 45% delle azioni. Non mancano poi torbidi rapporti con la finanza: la vicenda della Hypo Group Alpe Adria è interessante quanto intricata. Hypo Group, istituto bancario carinziano, era una sorta di bancomat per il defunto Jorg Haider, controverso governatore della Carinzia. Tramite Haider il Gruppo, allora guidato da Wolfgang Kulterer (attualmente sotto processo) è sbarcato sul mercato balcanico. Come? Attraverso la rete di contatti personali di Haider tra cui si annoverava proprio Sanader il quale, per favorire Hypo Group, avrebbe fatto pressioni sul governatore della Banca centrale croata ricevendone in cambio favori economici. Hypo Group è indagata anche per un caso di riciclaggio di denaro sporco proveniente dalle tasche del superboss balcanico Darko Saric, ben 100 milioni di euro.

C’è poi il caso Fini Media, compagnia privata di proprietà di un’amica intima di Mladen Barišić, capo della dogana croata e tesoriere del partito HDZ. Scrive Drago Hedl, giornalista croato, che Sanader, mentre ricopriva l’incarico di premier, ha tenuto una riunione con i direttori delle maggiori aziende pubbliche, come la Compagnia elettrica croata, le Autostrade croate, la Croatia Assicurazione ed altre, ordinando loro che tutte le campagne pubblicitarie di queste aziende dovessero passare esclusivamente attraverso la Fini Media. Le fatture false emesse dalla Fini Media venivano regolarmente pagate dalle aziende statali, mentre la Fini Media girava il denaro ripulito e in contanti al capo della dogana croata, al tempo stesso responsabile delle casse dell’HDZ. Una questione di fondi neri, dunque, che la dice lunga sul modus operandi di Sanader.

Unicredit e il curriculum vitae

Le attività illecite di Sanader e dell’Hdz sono emerse solo negli ultimi mesi ma risalgono al periodo che va dal 2003 al 2009, anno delle sue dimissioni. Una volta dimessosi Sanader fa perdere le sue tracce fuggendo negli Stati Uniti. Un uomo così, però, non rimane disoccupato a lungo. Grazie alla sua “esperienza” ha cominciato a fornire la propria opera di consulente per numerose società. E i suoi consigli ai clienti erano così preziosi che, come scrive il quotidiano di Zagabria “Jutarnji List”, grazie alle sue prestazioni in poco più di un anno ha guadagnato qualcosa come mezzo milione di euro. Un articolo del Piccolo di Trieste, datato 12 settembre 2011 (qui in pdf), spiega di cosa si trattava: servizi di marketing, ricerche di mercato, consulenza a istituti bancari, soluzioni di problemi con gli immobili, pubbliche relazioni, consulenze culturali, finanziamenti di progetti di energia solare, analisi di mercati, fornitura di computer nonché l’organizzazione di incontri d’affari con persone chiave provenienti da varie parti del mondo: tutto questo era presente nel “portafoglio” professionale di Sanader.

Per svolgere la sua opera Sanader aveva aperto una sua società di consulenza, la Alia, con sede a Zagabria il cui titolare era Steven Vatroslav Brkich ma i cui fondatori erano Sanader stesso e la moglie Mirjana. La sede della società Alia, in via Tesnjevc, è stata acquistata con un mutuo di 800.000 euro erogato dalla Zagrebacka Banka (gruppo Unicredit). Con un simile curriculum nel dicembre 2009 Sanader diventa consulente di Unicredit Vienna. Compito di Sanader per Unicredit era quello di fornire consulenze sulle principali attività bancarie nell’Europa centro-orientale e si prevedeva in futuro di far entrare Sanader nel consiglio di sorveglianza delle società del gruppo Unicredit.

Dopo l’arresto di Sanader, avvenuto nel dicembre 2010, i rapporti tra Unicredit e Alia sono stati interrotti. Si è atteso di vederlo in manette prima di rescindere un rapporto di lavoro che – come riportato dall’articolo del Piccolo – consentiva a Sander «nella sua veste di superesperto di esercitare pressioni anche nei confronti di Silvio Berlusconi, del presidente serbo Boris Tadic e di alcuni alti funzionari montenegrini».

Trattandosi di Unicredit (e di Berlusconi) la questione è arrivata anche al Parlamento italiano. Il deputato dell’Idv, Elio Lanutti, in un Atto di Sindacato Ispettivo (n. 4-05843 – pubblicato il 13 settembre 2011 – seduta n. 601) rivolge all’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, un’interrogazione che recitava: “Si chiede di sapere, alla luce di quanto riportato in premessa, da cui risulterebbe che Ivo Sander era a libro paga di Unicredit, se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanti e quali siano i casi di tali consulenze remunerate del gruppo bancario in questione, se siano state attivate sotto la gestione del signor Profumo, a giudizio dell’interrogante sciagurata, e, in caso affermativo, se siano proseguite con la direzione Ghizzoni”.

Si resta in attesa di risposta dato che, nel frattempo, anche il governo italiano è cambiato. La rete di Sanader, però, si arricchisce di trame: legami politici con esponennti dell’ultradestra europea, rapporti con il crimine organizzato, relazioni con il mondo della finanza, dai Balcani al mondo tedesco fino all’Italia.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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2 commenti

  1. claudio vito buttazzo

    Ottimo pezzo. Quelli di Zola sono gli unici davvero decumentati e che scavanno a fondo nelle vicende. E’ un vero giornalismo.

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