TURCHIA: Le mani di Erdogan sull’università scatenano la protesta

La situazione sul fronte universitario turco si fa sempre più tesa, secondo il sito di informazione dokuz8haber.net, che sta seguendo da vicino le proteste. Quello che era iniziato come malcontento per la nomina governativa di un rettore fiduciario di una delle istituzioni accademiche più prestigiose della Turchia, l’Università Boğaziçi si è trasformato in un massiccio movimento di protesta che accoglie migliaia di studenti da tutto il paese. Le richieste sono chiare: ritirare la nomina dei rettori fiduciari, avviare elezioni democratiche nel campus e garantire l’autonomia accademica.

Da venerdì 8 dicembre le proteste studentesche contro la nomina dei rettori, aggirando le elezioni nei campus, si sono diffuse in tutta la Turchia. Gli studenti dell’Università Boğaziçi hanno chiesto sostegno creativo ai manifestanti, mentre petizioni in tutto il mondo vengono firmate da illustri accademici. Ne abbiamo parlato con Gurkan Ozturan, giornalista ed ex studente della facoltà.

Come e perché si è arrivati alla situazione attuale? 

Nel 2016, con lo stato di emergenza, un decreto presidenziale ha cancellato le elezioni universitarie in vigore dagli anni ’80. Da quel momento il presidente ha potuto dichiarare rettore uno qualsiasi dei candidati che avevano partecipato alle elezioni. Ciononostante, all’Università Boğaziçi è proseguita la tradizione – come da 158 anni – dell’elezione diretta e democratica dei propri rettori, interrotta soltanto durante il golpe militare del 1980. Per aggirare il decreto del 2016 a Boğaziçi dopo che era stato dichiarato il vincitore, tutti gli altri candidati si ritiravano, inviando così un solo nome al presidente per la nomina, quello del vincitore.

L’Università Boğaziçi era da decenni nel mirino dei nazionalisti conservatori. Essere il più antico campus internazionale, fondato dal Senato degli Stati Uniti nel 1863, non aiuta. Dopo le proteste di Gezi Park del 2013, anche Erdoğan ha iniziato ad additare il campus come istigatore della protesta.

Già nel 2016, nonostante la vittoria del professore Gülay Barbarosoğlu con l’86% dei voti, era stato invece nominato rettore Mehmed Özkan, fratello di una deputata del partito AKP di Erdoğan, che ha servito fino a fine 2019. La reazione non fu abbastanza forte, e l’anno dopo prese il via il licenziamento sistematico degli accademici in tutta la Turchia. Una foto della polizia che faceva irruzione alla Facoltà di Legge dell’Università di Ankara, pulendosi gli stivali sui mantelli degli avvocati, aveva fatto il giro del paese. Quello fu un segnale forte di ciò che attendeva le università. Da allora il campus di Boğaziçi è entrato in una modalità di resistenza lenta; gli atenei hanno però iniziato a riempirsi di poliziotti sotto copertura che hanno iniziato a schedare studenti e accademici. Alcuni professori di Boğaziçi sono fuggiti dal paese, iniziando a formare all’estero reti di solidarietà per gli accademici in Turchia.

Perché l’elezione diretta e democratica di un rettore universitario è così importante?

Quello del rettore è un ruolo amministrativo e manageriale, ma i rettori in Turchi hanno sempre l’ultima parola nelle decisioni critiche: ad esempio, per costruire una moschea nel campus, oppure permettere l’ingresso della polizia nell’ateneo. Il professore Kadri Özçaldıran aveva sempre respinto le richieste del primo ministro Erdoğan di autorizzare l’irruzione della polizia durante le proteste di Occupy Starbucks del 2011, dicendo: “questa è Boğaziçi e troveremo una soluzione basata sulla nostra tradizione di discussione e dialogo democratico”. La sua fermezza ha portato all’avvio del Forum Boğaziçi, con la partecipazione di tutti i gruppi di protesta studentesca. Il nuovo rettore Bulu ha affermato che gestirà il campus come un’impresa: sarà una “fabbrica” di produzione accademica, qualcosa di ben distante dall’ethos tradizionale di questa università.

Qual è stata la risposta degli studenti all’imposizione di un rettore fiduciario, e qual è stata la reazione delle istituzioni e delle forze dell’ordine alle loro proteste?

Bulu è stato nominato rettore nelle prime ore del nuovo anno, poco dopo i festeggiamenti per il capodanno. La risposta immediata è stata sui social, anche a causa del coprifuoco nazionale anti-covid di 4 giorni (tranne per chi si reca in moschea); non potevano dunque esserci proteste fisiche. Da ex allievo, mi sono sentito come se fossero entrati in casa i ladri, e sono sicuro che centinaia di migliaia di ex studenti provano la stessa sensazione.

La comunità dell’Università Boğaziçi ha reagito con forza alla nomina antidemocratica; molti dipendenti del rettorato si sono dimessi, i dipartimenti hanno criticato apertamente la scelta, i professori tengono proteste quotidiane voltando le spalle al rettorato, e gli studenti hanno iniziato una forte resistenza fuori dall’aula del rettore. Studenti, professori e alumni chiedono elezioni libere in tutti i campus e le università e la garanzia di autonomia accademica, in modo da premiare il merito anziché la lealtà politica.

Il nuovo rettore Bulu ha incontrato gli studenti la scorsa settimana, dicendo: “dovreste votare per delle persone che la pensano come voi e così, se queste persone vinceranno le elezioni, poi nomineranno il rettore che volete voi. Fino a quel momento, però, il rettore sono io“.

Quali sono le prospettive future della lotta e quali potranno essere le conseguenze?

Credo che le proteste aumenteranno. Al momento sono diffuse in diversi paesi attraverso i gruppi di ex alunni di Boğaziçi. Riceviamo quotidianamente stimoli da più città in Turchia, Europa, Stati Uniti, Australia e Medio Oriente. Le richieste di studenti e professori sono chiare: vogliamo elezioni libere nei campus e la garanzia di autonomia accademica, in modo da premiare il merito anziché la lealtà politica.

Personalmente, sono contrario a qualsiasi metodo che aggiri i processi democratici. L’Università Boğaziçi è la “casa” degli studenti più brillanti del paese e penso che sia assolutamente distruttivo additare questi studenti come “nemici” [Erdoğan ha bollato gli studenti come terroristi, ndr]. Tutto ciò porterà a importanti cambiamenti in Turchia e anche in Europa nel prossimo decennio.

L’Università Boğaziçi al momento sta dando dimostrazione di resistenza a tutto il mondo accademico, in un momento in cui gli atenei sono minacciati dalla commercializzazione. La scienza, il merito e i processi democratici sono attualmente messi ampiamente in discussione in Turchia e credo che, alla fine di questa lotta, vedremo risultati positivi importanti anche per la vita universitaria degli altri paesi, non soltanto per noi. Per questo motivo, è fondamentale la solidarietà degli attivisti transnazionali.

Immagine: dokuz8haber.net

Chi è Dario Nincheri

Dario Nincheri, archeologo, ha vissuto a Betlemme e in Galizia. Studente magistrale di archeologia orientale e appassionato di Medio Oriente, per East Journal si occupa soprattutto di Turchia.

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