Il popolo Jász: lo strano caso degli osseti d’Ungheria

Stabilitasi nel XIII secolo nelle terre del regno medievale di Ungheria, il popolo Jász fu una tribù iranica nomade legata all’antico popolo dei sarmati, considerati propri antenati dagli odierni osseti e appartenenti alla più estesa cultura scita (da non confondere con i musulmani sciiti), la quale abitò dal VIII secolo a.C. al II secolo d.C. in un’area geografica conosciuta come Scizia, compresa tra i Carpazi e l’odierno Kazakhstan.

Origini storiche

L’origine del nome “Jász” potrebbe sembrare (erroneamente) avere origine da quello di un’altra tribù sarmata, gli Iazigi, i quali furono ricollocati nel I secolo d.C. dall’imperatore romano Tiberio nella piana del fiume Tibisco, un’area compresa fra l’Ungheria orientale a est del Danubio e parte dell’odierna regione serba della Vojvodina.

Sebbene agli Iazigi si deve il nome dell’odierna città romena Iași, questo popolo non sembra in realtà avere alcun tipo di collegamento diretto con gli Jász ungheresi, i quali migrarono nelle terre magiare solo durante il Basso Medioevo. Questi risultano piuttosto in un legame di discendenza con gli attuali osseti, che nel XII secolo migrarono dal regno di Alania formatosi nel Caucaso settentrionale insieme alle tribù cumane in fuga dalle invasioni mongole. Furono successivamente accolti dal re magiaro Béla IV e arruolati per fronteggiare l’ondata mongola proveniente da est. Dunque, fu loro permesso di abitare un’area che ben presto divenne nota in ungherese come Jászság, letteralmente “terra degli Jász”, in cui stabilirono una forma di autogoverno che sopravvisse fino all’annessione dell’Ungheria all’Impero Ottomano nel XVI e XVII secolo.

Nel 1745, nel corso del dominio asburgico, l’emanazione dell’Atto di Redenzione da parte di Maria Teresa d’Austria ripristinò l’autonomia regionale e i privilegi ereditari del popolo Jász.

Il mito del corno di Lehel

Lehel fu un leggendario condottiero magiaro, che insieme a Bulcsú, capeggiò le invasioni ungheresi che minacciarono l’Europa carolingia tra il IX e il X secolo d.C.. Fonti anonime di epoca medievale lo identificherebbero come figlio di Tas, uno dei sette capitribù dei magiari, appartenente alla dinastia del Gran Principe Árpád. La leggenda che avvolge questa figura risiede nel Chronicon Pictum, un raccolta di storie illustrate scritte nel 1358 da Márk Kálti. Nel 955, dopo la sconfitta nella Battaglia di Lechfeld, Lehel and Bulcsú furono imprigionati e portati di fronte all’imperatore Ottone I, il quale chiese loro come desiderassero morire. In quel momento, Lehel rispose: “Portarmi il mio corno, che soffierò, e poi ti risponderò”. Ricevuto il corno fra le sue mani, il guerriero magiaro si avvicinò al sovrano nemico e lo colpì così duramente da ucciderlo sul colpo. Dopodiché disse: “camminerai davanti a me e mi servirai nell’altro mondo”, riferendosi a una credenza comune fra gli sciti, secondo la quale chiunque uccidessero nella loro vita terrena li avrebbe serviti nell’oltretomba.

Seppur la vicenda relativa all’uccisione dell’imperatore non abbia alcuna conferma storiografica, il presunto corno di Lehel è oggi conservato allo Jász Múzeum a Jászberény ed è considerato uno dei tesori più importanti della nazione ungherese. Ciononostante, studi fatti sulla reliquia confutano la natura leggendaria di questo oggetto, catalogandola come una produzione in avorio risalente al X-XI secolo utilizzata nei circhi bizantini. La manifestazione concreta di questa leggenda emerse nel corso delle invasioni ottomane del XVI, quando il corno si diffuse come ornamento fra i capitani Jász del Regno d’Ungheria come un simbolo di forza in guerra contro i nemici.

La lingua degli Jász

Estintasi nel XV secolo, l’unica testimonianza scritta della lingua jassica fu ritrovata nel 1950 nella Biblioteca Nazionale Széchényi di Budapest. Il documento consisteva in un breve glossario di 34 parole legate a prodotti agricoli. Più che una lingua, lo jassico è da ritenersi un dialetto dell’odierna lingua osseta, al pari dei due principali dialetti tuttora esistenti nella regione del Caucaso: l’iron e il digor. In particolare, il dialetto digor è servito come base per ricostruire questo idioma perduto nel tempo, giacché tra i due saltano all’occhio diverse similitudini: parole come ban (giorno), dan (acqua), ajka (uovo), qaz (oca), fus (pecora) dimostrano lo stretto legame fra questo popolo e gli odierni osseti caucasici. Per quanto riguarda la denominazione del popolo, ās fu il nome con cui i Mongoli chiamavano gli Alani del Caucaso; la versione jas sembra piuttosto derivare da una variazione slava e ungherese di tale termine, legato probabilmente al contatto con i popoli dell’Europa centrale.

L’osseto è una lingua iranica parlata da oltre 500 mila persone, principalmente stanziate fra la Repubblica russa dell’Ossezia del Nord-Alania e la Repubblica de facto dell’Ossezia del Sud. Ritenuta discendente dell’antica lingua sarmata parlata in Asia centrale, essa appartiene al sottogruppo nord-orientale delle lingue iraniche e ha come “parente” più prossimo (seppure estremamente diverse fra loro) la lingua yaghnobī parlata in Tagikistan.

Cosa resta oggi degli osseti d’Ungheria?

Sebbene la lingua riuscì a sopravvivere solo fino al XV secolo e la loro diversità etnica è ormai interamente assimilata a quella ungherese, questo popolo è riuscito a preservare una certa autonomia territoriale e identitaria fino ai giorni nostri. Dal 1876 il territorio dello Jászság costituisce la parte nord-occidentale della contea ungherese Jász-Nagykun-Szolnok, la quale ha come capoluogo la città di Jászberény, situtata a circa 70 chilometri da Budapest.

Nel marzo del 1991 venne costituita l’Associazione del popolo Jász di Budapest (in ungherese: Jászok Egyesülete), che da allora si occupa di promuovere e preservare la cultura e il folklore della regione dello Jászság. Ne fanno parte gli abitanti Jász della capitale, delle province dello Jászság o di altre province, nonché quelli emigrati all’estero. Dal 1998 l’associazione opera come ente di pubblica utilità, e ospita fra i suoi membri anche diversi enti pubblici, come autorità locali, enti preposti alla difesa del folklore e della canzone popolare. Tra gli eventi organizzati si ricordano gli incontri mondiali degli Jász, celebrato per la prima volta nel 1995 in occasione del 250° anniversario dell’Atto di Redenzione che ricostituì i privilegi della comunità jassica.

L’associazione Jász si riunisce con cadenza mensile a Budapest, nella sede della provincia di Pest. Le discussioni non riguardano solo gli Jász e la loro storia, etnografia e tradizioni, ma anche di questioni attuali, come dell’educazione, dell’industria, della cultura nazionale, della sicurezza pubblica e demografica. In questi incontri hanno spesso preso parte numerosi rappresentati della società e della cultura a livello regionale e nazionale, godendo di altrettanto seguito da parte dei media.

Immagine: kormanyhivatal.hu

Chi è Marco Alvi

Laureatosi in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali al L'Orientale di Napoli, continua i suoi studi magistrali al corso di Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) dell'Università di Bologna. Si interessa da lungo tempo di Caucaso e conflitti etnici, a cui si aggiungono diverse esperienze pratiche nella regione caucasica. Dopo aver vissuto in Russia e in Azerbaigian, inizia a scrivere per East Journal occupandosi di sicurezza energetica, conflict resolution e cooperazione tra Caucaso, Mar Nero e Mediterraneo orientale.

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