BALCANI: Boro e Ramiz, storia dell’amicizia tra un serbo e un albanese

Se si entra nella via Luan Haradinaj a Pristina, arrivando da via Garibaldi o da via Kosta Novaković, dopo un paio di metri sulla sinistra è possibile vedere il monumento “New Born”, installato dopo l’indipendenza dichiarata dal Kosovo nel 2008. Dietro al monumento c’è il palazzo della gioventù e dello sport. Pochi metri più in là c’è lo stadio dove la nazionale di calcio kosovara disputa le partite di casa, intitolato al calciatore più rappresentativo della storia del Kosovo, Fadil Vokrri. Se lo stadio e il monumento sono diventati simboli che rappresentano il paese e sono conosciuti anche fuori dai confini, il palazzo della gioventù e dello sport non lo è. Eppure dovrebbe, visto che è stato per molto tempo l’emblema dell’amicizia tra un albanese e un serbo, della splendida storia di Boro e Ramiz.

Ramiz Sadiku

Ramiz Sadiku nasce nel 1915 a Pejë/Peć da una famiglia albanese. Dopo aver completato le scuole superiori in Kosovo si iscrive all’università di Belgrado, dove studia Giurisprudenza e si caratterizza per un forte impegno in politica. Nel 1931 è uno dei fondatori di un club sportivo nel quale si riuniscono rivoluzionari comunisti. Azione che non viene digerita dal potere jugoslavo dell’epoca. La squadra viene eliminata e Ramiz finisce in prigione. Due anni più tardi entra a far parte della Lega dei comunisti di Jugoslavia e successivamente del comitato distrettuale per il Kosovo, dove inizia la propria battaglia a favore dell’uguaglianza nazionale per gli albanesi.

La sua esistenza è caratterizzata dalla lotta al fascismo, che ha occupato il Kosovo durante la seconda guerra mondiale. Ideale che lo porta a essere arrestato e torturato diverse volte. A dover portare avanti il suo lavoro di nascosto e illegalmente, senza però mai tradire il partito comunista.

Boro Vukmirović

Boro Vukmirović nasce il 1912 a Bracigovo, in Bulgaria. Due anni dopo la famiglia, di origine serba, si sposta a Pejë/Peć, dove il ragazzo completa le scuole. Non potendosi permettere economicamente gli studi in un’altra città, inizia a lavorare come operaio. Anche Boro, come Ramiz, è attivo sin dalla giovane età in politica. Membro del movimento operaio e della Lega dei comunisti di Jugoslavia, il suo impegno si traduce nell’organizzazione di scioperi e manifestazioni, fino alla grande manifestazione contro il fascismo l’11 maggio del 1940. 

Durante la seconda guerra mondiale si impegna nella resistenza contro l’occupazione italiana. Coordina i legami con i comunisti albanesi in Kosovo e permette loro d’intensificare i rapporti con il partito comunista albanese a Tirana per aumentare gli sforzi a favore della liberazione. Tutto questo gli costa l’arresto diverse volte. 

L’amicizia

Durante gli anni di militanza e di lotta partigiana, Boro e Ramiz diventano amici. Il 7 l’aprile del 1943, sono in viaggio da Gjakovë/Đakovica direzione Prizren per andare a visitare Svetozar Vukmanović, un membro del comitato centrale jugoslavo dei partigiani. Vicini al villaggio Landovicë/Landovica, vengono fermati da un gruppo di militari fascisti, sia italiani che albanesi. I due vengono torturati, i militari cercano di ottenere informazioni sul partito comunista, ma nessuno dei due cede. Così vengono condannati a morte e fucilati. 

È proprio durante il momento dell’esecuzione, il 10 aprile 1943, che i due vanno contro le regole e mettono in atto una toccante rappresentazione del concetto di amicizia. Viene chiesto loro di dividersi, ma in risposta restano vicini, si stringono la mano e trovano la morte uno di fianco all’altro. Entrambi vengono insigniti del titolo di eroi del popolo. Ramiz Sadiku riceve anche quello di eroe d’Albania e un club kosovaro porta tutt’oggi il suo nome, il KF Ramiz Sadiku. Una storia, la loro, che ha rappresentato un bel esempio di fratellanza e unità tra due popoli, quello albanese e quello serbo.

Tra propaganda e realtà

Non vi è dubbio che la storia di Boro e Ramiz, vera e importante, sia stata utilizzata a fini politici durante il regime jugoslavo di Tito, che non a caso visitò di persona il monumento a loro dedicato a Landovicë/Landovica. Boro e Ramiz rappresentavano in modo perfetto lo slogan “Fratellanza e Unità“, pilastro della Jugoslavia socialista. Uno slogan, appunto, che come tale nascondeva diverse criticità esistenti nel rapporto tra serbi e albanesi in Kosovo.

Al contempo, non va dimenticato che, nel periodo in cui Boro e Ramiz divennero amici e trovarono la morte, quello dell’occupazione fascista del Kosovo e della seconda guerra mondiale, la regione fu attraversata da profondi conflitti inter-etnici, con violenze e vedette da entrambe le parti. In questo senso, la storia di Boro e Ramiz divenne funzionale, nel dopoguerra, a nascondere una realtà ben più complessa e conflittuale. D’altro canto, la loro storia non fu un caso isolato: nell’ambito della lotta partigiana, albanesi e serbi si trovarono spesso fianco a fianco contro un nemico comune e in nome dello stesso ideale.

Presente difficile

Dopo gli avvenimenti tragici degli anni ’90, le cose sono cambiate. Il palazzo della gioventù e dello sport, chiamato “Boro e Ramiz” dal 1977 e indicato dalla popolazione locale tramite l’espressione “bororamizi”, ha smesso di essere chiamato così. Nel parco di Pristina era presente un monumento con i volti di entrambi. Dopo la guerra, quello di Boro è stato rimosso, ora è presente solo il busto di Ramiz. Il monumento a loro dedicato a Landovicë/Landovica ha lasciato il posto ad un altro per i caduti di guerra. La tomba di Ramiz Sadiku è molto difficile da riconoscere e la statua è stata tolta dopo la guerra.

Nonostante Ramiz Sadiku continua ad essere una figurata rispettata nel Kosovo indipendente, la sua amicizia con Boro non sembra essere qualcosa da ricordare. Un’amicizia la loro, che, invece, non va  cancellata, esempio di una possibile convivenza pacifica tra il popolo albanese e quello serbo.

Foto: faktiditor.ch

Chi è Gezim Qadraku

Laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali all'Università degli Studi di Milano. Frequenta un Master in International Economics and Public Policy all'Università di Trier. Nato nel 1992 a Prishtina, cresciuto a Milano, al momento risiede in Germania. Parla albanese, inglese e tedesco.

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