UCRAINA: Un passo avanti e due indietro nella lotta alla corruzione

Il 27 ottobre scorso, la Corte costituzionale ucraina ha revisionato la legge anticorruzione sui funzionari pubblici. La decisione rischia di minare profondamente un pilastro fondamentale della cosiddetta Rivoluzione della Dignità iniziata nel 2014, all’indomani di Euromaidan, che ha l’obiettivo di promuovere numerose riforme per sradicare la corruzione dilagante nel paese. Nel 2014 il governo di Kiev firmò gli storici Accordi di Associazione con l’UE ottenendo consistenti aiuti economici. Tra le conquiste più importanti per migliorare la trasparenza nel settore pubblico vi è la nascita di tre diverse istituzioni per la lotta alla corruzione di parlamentari, giudici e alti ufficiali. Queste sono l’Agenzia nazionale anticorruzione ucraina (NABU), la Procura specializzata anticorruzione (SAPO) e l’Agenzia nazionale per la prevenzione della corruzione (NAZK).

La decisione della Corte costituzionale ucraina del 27 ottobre va a colpire soprattutto quest’ultima, privandola di alcuni dei suoi poteri fondamentali. In particolare, diventa incostituzionale ritenere penalmente responsabili i funzionari che abbiano fornito dichiarazioni mendaci su attestazioni patrimoniali. Sarà altresì illegale per i cittadini accedere ai dati patrimoniali delle figure pubbliche del paese. Nel mirino anche il sistema delle dichiarazioni elettroniche (dapprima salutato con grande entusiasmo), la cui pagina web è stata disabilitata il 28 ottobre.

La reazione all’interno del paese

In seguito alla decisione, il presidente Volodymyr Zelensky ha chiesto al parlamento di sciogliere la Corte costituzionale e ha convocato una riunione di emergenza del Consiglio nazionale di sicurezza.

Il 29 ottobre, sul sito della Verchovna Rada (il Parlamento ucraino) è apparso il disegno di legge n. 4288, inerente alla revoca dei poteri di tutti i giudici della Corte. Il documento contiene due articoli: il primo dichiara nulla la decisione della Corte, il secondo ripristina i procedimenti costituzionali vigenti prima del 27 ottobre e l’accesso online al registro statale delle dichiarazioni elettroniche. Vale la pena ricordare che Zelensky è salito al potere lo scorso anno dopo aver fatto della lotta alla corruzione un vero e proprio cavallo di battaglia durante la campagna elettorale.

Anche la risposta del popolo ucraino non si è fatta attendere: venerdì 30 ottobre i cittadini sono scesi in piazza per un’azione di protesta contro i giudici. I cartelli tenuti in mano dai manifestanti chiedevano il licenziamento dei “giudici traditori della Corte corrotta d’Ucraina” e, con valigie e un simbolico biglietto aereo, i dimostranti hanno chiesto il trasferimento dei giudici nella città russa di Rostov, dove è in esilio l’ex presidente ucraino Viktor Janukovyč.

Il peso dell’illegalità

Diversi attivisti della lotta alla corruzione si sono dichiarati molto preoccupati per la sentenza della Corte costituzionale. Secondo il direttore esecutivo di Transparency International Ucraina, Andriy Borovyk, tale sentenza demolisce le riforme anticorruzione nel paese. Borovyk ha aggiunto che nel mezzo di una pandemia globale che minaccia la vita e il sostentamento degli ucraini, mettendo in pericolo tutti gli sforzi finora compiuti, tale decisione è semplicemente inconcepibile e ha invocato una risposta da parte dell’esecutivo.

Gli ambasciatori in Ucraina dei paesi del G7 hanno criticato la sentenza della corte costituzionale in una dichiarazione congiunta: “[Siamo] allarmati dagli sforzi intrapresi per annullare le riforme anticorruzione che hanno seguito la Rivoluzione della Dignità”, hanno detto riferendosi alle proteste che si sono tenute nel 2014 a Kiev.

Nonostante i progressi significativi compiuti dal paese negli ultimi anni (tra cui una considerevole riforma della polizia e l’adozione di un nuovo sistema di dichiarazione elettronica), i livelli di corruzione pubblica sono ancora molto alti, soprattutto tra i vertici dello stato. L’indice della percezione della corruzione per l’anno 2019 di Transparency International colloca l’Ucraina al 126° posto su 180 paesi.

A rischio l’infrastruttura legale e gli aiuti dell’Occidente

La decisione mette a repentaglio anche gli aiuti dell’Europa e del Fondo Monetario Internazionale. In una nota dello scorso marzo il Consiglio d’Europa sottolineava già il ritardo dell’Ucraina nell’attuare le riforme necessarie per prevenire la corruzione di alti funzionari pubblici. L’organismo anticorruzione del Consiglio d’Europa, GRECO, dopo aver tenuto d’occhio i progressi compiuti dal paese in tale ambito, ha specificato che su 31 raccomandazioni solo 5 erano da ritenersi attuate in maniera soddisfacente.

Dopo la decisione della Corte costituzionale sono a rischio anche i 5 miliardi che il FMI aveva accordato all’amministrazione Zelensky a giugno per combattere il rallentamento economico causato dalla pandemia di Covid-19 e sempre a patto che il paese avesse portato avanti la spinta riformatrice. La dibattuta sentenza potrebbe anche determinare la revoca da parte dell’UE del regime senza visto per i cittadini ucraini.

A complicare ulteriormente la già controversa sentenza arriva l’indiscrezione secondo cui i quattro giudici che l’avrebbero emessa risultano indagati dalla NAZK a causa di false dichiarazioni in merito ai propri beni.

Foto: Vitaly Sych

Chi è Lilly Marciante

Nata nella costa sud-occidentale siciliana. Dopo gli studi linguistici mi sono concentrata sull' area post-Sovietica. Attualmente frequento il secondo anno di magistrale MIREES presso l'Università di Bologna. Collaboro con East Journal da inizio 2020 occupandomi di Europa Orientale.

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