SPORT: Lo Shkëndija e gli albanesi della Macedonia del Nord

Il 17 agosto 2017 allo stadio Giuseppe Meazza, il Milan incontra lo Shkëndija nel preliminare di Europa League. La partita si conclude con un 6 a 0 rotondo per i padroni di casa. Non è il risultato sul campo ad attirare l’attenzione sul match, ma piuttosto la storia degli ospiti. La prima caratteristica che salta all’occhio sono i colori ufficiali che la squadra condivide con il Milan: rosso e nero. Ma non è tutto, durante tutta la stagione 1993/94 lo Shkëndija utilizzò la stessa identica divisa del Milan. La scelta del rosso e del nero ha un motivo ben preciso, quelli sono i colori nazionali dell’Albania. Lo Shkëndija è la squadra di Tetovo, città che rappresenta la capitale della minoranza albanese in Macedonia del Nord. Legame che salta all’occhio non appena si visita il loro sito ufficiale, completamente in lingua albanese.

KF Shkëndija 

Lo Shkëndija nasce ufficialmente nel 1979, dal desiderio di alcuni intellettuali di etnia albanese di dare vita a un club che permettesse alla popolazione della zona di identificarsi in una squadra pienamente albanese. Il nome significa “scintilla” e richiama una delle squadre nazionali dell’Albania, lo Shkëndija Tirana.  Un modo per provare a mantenere stretti i legami con le proprie origini, nonostante i confini. Per capire la difficoltà di quel progetto è necessario contestualizzare la situazione. In quegli anni vivere in Macedonia significava vivere in Jugoslavia, paese con il quale l’Albania non aveva alcun rapporto. 

Soltanto due anni dopo, nel 1981, dopo le proteste della popolazione albanese per avere gli stessi diritti dei cittadini jugoslavi, il club concluse la sua prima breve esistenza. Le autorità jugoslave etichettarono quei movimenti come nazionalisti e spinsero per fermare sul nascere qualsiasi speranza del popolo albanese. Così chiusero tutte le associazioni socio-culturali, incluse anche quelle sportive e di conseguenza lo Shkëndija scomparve.

L’importanza che la città rappresenta per la comunità albanese è legata alla storia. Durante il Medioevo, al termine della ribellione di Skanderbeg contro l’Impero ottomano, la città di Tetovo venne considerata territorio di etnia albanese per la prima volta. Nella sua storia la zona passò sotto il controllo di molti: prima degli ottomani, poi del Regno di Serbia, successivamente della “Grande Albania” voluta da Hitler e Mussolini, poi della Jugoslavia e infine della Macedonia del Nord.

Il calcio come ancora di salvezza

Dopo lo scioglimento del club voluto dal governo centrale di Belgrado, lo Shkëndija tornò in vita nel 1992, in occasione dell’indipendenza della Macedonia. Le prime stagioni furono difficili e non degne di nota, visto che il club militò nella Vtora Makedonska Fudbalska Liga, ovvero la Serie B. La rinascita prese vita nella stagione 2010/11, quando il club riuscì nell’impresa di vincere il campionato da neopromossa. Soltanto due stagioni più tardi il sogno sembrò svanire sul più bello.

Il rischio fu quello di un fallimento a causa di gravi problemi economici. Finanze in rosso, i tesserati abbandonarono la squadra e gli unici a rimanere e battersi per salvare il club furono i tifosi, l’anima vera di questa squadra, i Ballistët. Con il loro impegno riuscirono ad attirare l’attenzione di diversi personaggi pubblici sulla situazione del club, tra i quali anche Xherdan Shaqiri, il giocatore del Liverpool che difende i colori della nazionale elvetica.

La svolta arrivò a fine luglio 2013. Dopo una campagna intitolata “Ecolog thuaj po” (“Ecolog dì di sì”), fu Lazim Destani la figura che cambiò la situazione. Proprietario dell’Ecolog International, nato proprio a Tetovo e di origine albanese, decise di acquistare il club e sistemare le finanze (qui il video in lingua albanese dell’annuncio). Un intervento che sottolinea ancora una volta il forte legame del club con la comunità albanese e dimostra come il significato della squadra vada ben oltre al calcio. Il risvolto positivo della vicenda permise allo Shkëndija di non cadere nel baratro e continuare a raggiungere successi sul rettangolo verde. 

Dal 2011 lo Shkëndija ha vinto per tre volte il campionato macedone, due volte la coppa di Macedonia e una supercoppa di Macedonia. A livello europeo il traguardo più alto è stata la partecipazione ai preliminari di Champions League ed Europa League.

I Ballistët

Shkëndija fa rima con Ballistët, i veri protagonisti del club. Il nome deriva da Balli Kombëtar, il movimento fondato da Midhat Frashëri e Ali Këlcyra, un fronte nazionale anticomunista con il motto “Albania agli albanesi, morte ai traditori”. Il gruppo dei Ballistët si costituì nel 1992 e inizialmente era composto da tifosi che seguivano la squadra sia in casa che fuori; con il passare del tempo è diventato il gruppo Ultras più famoso dell’intero paese e un simbolo della comunità albanese.

I Ballistët non hanno mai nascosto la propria fede politica. A ogni partita mostrano i vessilli albanesi e cantano cori a favore dell’UCK. Due gli esempi per descrivere l’identità di questo gruppo Ultras. Il primo si consumò durante la partita contro i serbi del Partizan di Belgrado, nella stagione 2011-12. I Ballistët esposero uno striscione che recitava: “Primo stato Albania, secondo stato Kosovo, terzo stato coming soon”. Un chiaro messaggio di contrasto contro il governo di Skopje.

Il secondo è sicuramente più conosciuto e si tratta del famoso drone. Nel 2014 durante la partita valida per gli europei, Ismail Morina fece volare un drone con la bandiera della Grande Albania accompagna dalla scritta: autoctoni. La partita venne vinta a tavolino dalla nazionale albanese per 3-0, dopo violenti scontri in campo. Morina venne arrestato e per lui la Serbia chiese l’estradizione, ma la corte di Bari nell’estate del 2018 ha rigettato la richiesta.

Immagine: FK Shkendija

Chi è Gezim Qadraku

Laurea triennale in Scienze Politiche Internazionali all'Università degli Studi di Milano. Frequenta un Master in International Economics and Public Policy all'Università di Trier. Nato nel 1992 a Prishtina, cresciuto a Milano, al momento risiede in Germania. Parla albanese, inglese e tedesco.

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