GEORGIA: Guida alle elezioni parlamentari – parte seconda

Sono sessanta i partiti politici che il prossimo 31 ottobre si contenderanno i 150 seggi del Parlamento georgiano, in un appuntamento elettorale di fondamentale importanza per il paese. Al momento, sembrano esserci tutte le condizioni affinché il partito di governo Sogno Georgiano si riconfermi come partito di maggioranza per la terza legislatura consecutiva.

Nonostante il relativo isolamento del Sogno Georgiano, che negli anni ha perso il sostegno dei partiti Repubblicano, Conservatore e degli Industriali, l’opposizione – che pur aveva cercato di fare fronte comune nel corso dell’estate – si trova ad affrontare divisioni interne e la mancanza di una reale alternativa.

L’introduzione di una nuova legge elettorale promette comunque qualche importante cambiamento nel panorama politico: in primis, la soglia di sbarramento abbassata dal 5 all’1% trasformerà notevolmente la composizione del parlamento, permettendo l’ingresso di nuove forze politiche anche piccole. Inoltre, per la prima volta nella storia della Georgia post-sovietica potrebbe formarsi un governo di coalizione, dato che solo un partito avente ottenuto il 40% dei voti potrà governare da solo.

Tuttavia, un’analisi del panorama elettorale lascia intendere che quelle di sabato saranno probabilmente delle “vecchie” nuove elezioni, dato che a farla da padrone sono le solite rivalità, più personali che ideologiche. La competizione elettorale sembra essere infatti strutturata intorno alla figura di Bidzina Ivanishvili, il miliardario fondatore del Sogno Georgiano, e a quella dell’ex-presidente Mikheil Saakashvili, candidato premier del principale partito di opposizione – il Movimento Nazionale Unito (MNU).

Il Sogno Georgiano in testa ai sondaggi

Grazie ad un’efficace gestione della pandemia da covid-19, il Sogno Georgiano è riuscito a risalire in testa ai sondaggi – che nell’autunno 2019 lo vedevano solamente al 23% – con il 33% delle preferenze a inizio settembre. Nonostante questa posizione consolidata, l’attuale seconda ondata di contagi potrebbe ancora influire sui consensi del partito di governo, che secondo il sondaggio più recente (condotto da IPSOS tra il 10 e il 15 ottobre) si aggirano attorno al 26%. Non è chiaro quindi se il Sogno Georgiano, il cui candidato primo ministro è Giorgi Gakharia (l’attuale premier in carica), riuscirà a governare senza formare una coalizione.

Presentando il programma elettorale del Sogno Georgiano, Ivanishvili ha deciso di puntare proprio sulla corretta gestione della crisi sanitaria e sui successi degli anni precedenti (ovviamente contrapposti ai “fallimenti” del MNU), facendo ben poche proposte concrete per il futuro o per far fronte alla recessione economica che rischia di investire il paese. Il partito ha comunque promesso di impegnarsi sul fronte della lotta alla povertà e su quello dell’”occupazione” russa delle repubbliche de facto di Abcasia e Ossezia del Sud. Il Sogno Georgiano ha inoltre assicurato che la Georgia presenterà una domanda di adesione all’Ue entro il 2024.

L’opposizione disunita

Al secondo posto nei sondaggi troviamo il Movimento Nazionale Unito, che ha proposto una lista comune insieme ad altri partiti minori (tra cui il Partito Repubblicano, i Democratici Europei, Stato per il Popolo, e Progresso e Libertà) riuniti nel blocco “Strength in Unity”. Secondo gli ultimi sondaggi, il partito otterrà meno del 18% dei voti.

Lo scorso 16 ottobre a Batumi, gli elettori del MNU radunatisi per un comizio hanno potuto assistere ad un discorso di Saakashvili, proiettato però su un maxi-schermo. Il candidato premier si trova infatti in Ucraina, privato della cittadinanza georgiana, e ad aspettarlo in Georgia ha due condanne in contumacia per un totale di 9 anni di carcere. Cosa potrebbe accadere se il MNU riuscisse a formare un governo di opposizione e Saakashvili decidesse di far ritorno in Georgia non è chiaro. Ciò che sembra evidente però è che la figura divisiva di Saakashvili non aiuta il MNU ad assicurarsi il sostegno degli altri partiti d’opposizione, alcuni dei quali nati proprio da divisioni interne al MNU.

Tra questi c’è il partito Georgia Europea (attualmente al 5% nei sondaggi), rappresentato da Davit Bakradze, Gigi Ugulava e Giga Bokeria, che cerca di riposizionarsi sulla scena politica proprio prendendo le distanze da Saakashvili – come dimostra lo slogan scelto per queste elezioni: “Dai un pugno a Bidzina, e una gomitata a Misha!”.

Una simile volontà di sorpassare la dicotomia Ivanishvili-Saakashvili è espressa da due nuove forze politiche: Nuova Georgia – Strategia Aghmashenebeli di Giorgi Vashadze, ex-figura di spicco del MNU (5.3%) e Lelo, partito creato nel dicembre 2019 dal businessmen e co-fondatore della Banca TBC Mamuka Khazaradze (2,7%). Visti i numeri, è chiaro che questi partiti, che pur cercano di smarcarsi dai “personalismi” del Sogno Georgiano e del MNU, riusciranno a far parte di un governo di opposizione solo alleandosi con il partito di Saakashvili. Ma se alle elezioni parlamentari del 2012 il Sogno Georgiano era riuscito a deporre il governo del MNU riunendo attorno a sé l’opposizione, sembra oggi improbabile che l’opposizione riesca a ribaltare le sorti di queste elezioni.

Tra gli altri partiti che probabilmente riusciranno ad entrare in parlamento troviamo il partito libertario Girchi (2,7%), il Partito Laburista – forse unica formazione di centro-sinistra (2%), mentre il partito Civico di Aleko Elisashvili e Georgia Unita – Movimento Democratico di Nino Burjanadze superano appena la soglia dell’1%. Gli ultranazionalisti del partito Marcia Georgiana non sembrano per ora affatto popolari nei sondaggi.

Va anche ricordato il partito Alleanza dei Patrioti, che alle parlamentari del 2016 era riuscito a superare la soglia di sbarramento del 5%, ma la cui popolarità è recentemente crollata nei sondaggi (1.2%). Probabilmente ciò è dovuto a una combinazione di fattori, tra cui la pubblicazione di un’inchiesta che suggerisce legami con il Cremlino sotto forma di finanziamenti diretti al partito, nonché la controversa visita della leader Irma Inashvili ad una chiesa sul territorio della repubblica separatista dell’Abcasia.

Virus, atmosfera elettorale e indecisi

A causa della pandemia da covid-19, il numero di osservatori internazionali presenti alle elezioni di sabato 31 ottobre sarà ridotto: al momento, sono registrati solo 20 osservatori internazionali e 150 locali. La pandemia cambierà anche le modalità del voto, poiché la Commissione Elettorale Centrale ha introdotto una procedura speciale per permettere ai pazienti ricoverati e ai cittadini che si trovano in quarantena o auto-isolamento di esercitare il proprio diritto di voto attraverso l’utilizzo di urne mobili, che sicuramente creeranno ulteriori grattacapi agli osservatori e ai gruppi di sorveglianza della società civile.

Tutti i principali partiti georgiani hanno firmato il Codice di Condotta della Commissione Elettorale Centrale, impegnandosi a rispettare lo stato di diritto e a creare un’atmosfera elettorale “pacifica”. Tuttavia, nel secondo rapporto pre-elettorale pubblicato lo scorso 12 ottobre dall’ONG Georgian Young Lawyers Association si evidenziano numerose pratiche illegali, tra cui intimidazione degli elettori, compravendita di voti e violenza politica – in cui sono coinvolti sia il Sogno Georgiano che l’opposizione.

Secondo il sondaggio condotto da IPSOS il 34% degli intervistati non sa ancora per chi voterà alle elezioni del prossimo 31 ottobre. Scandali o eventi dell’ultimo minuto, come l’eventuale aggravarsi del numero dei contagi da covid-19 o la recente inchiesta relativa al confine con l’Azerbaigian presso il monastero di Davit Gareia, potranno ancora influire in maniera importante sulle preferenze degli indecisi e sull’esito delle elezioni.

In questo articolo vi abbiamo offerto una panoramica dei partiti che competeranno alle prossime elezioni parlamentari. Per informarvi su come la Georgia è arrivata ad affrontare l’appuntamento elettorale del 31 ottobre, vi rimandiamo alla prima parte della nostra guida.

 

Immagine: Civil.ge / I cartelli dei manifestanti di fronte al parlamento il 20 giugno 2020 dicono: “Ci vediamo alle elezioni”.

Chi è Laura Luciani

Nata a Civitanova Marche il giorno in cui tre presidenti riuniti in una dacia firmavano un accordo sulla dissoluzione dell'URSS. Attualmente è dottoranda in scienze politiche presso la Ghent University (Belgio), con una ricerca sulle politiche dell'Unione europea per la promozione dei diritti umani e il sostegno alla società civile nel Caucaso meridionale. Oltre a questi temi, si interessa di spazio post-sovietico in generale, di femminismo e questioni di genere, e a volte di politiche linguistiche. E' co-autrice del programma "Kiosk" di Radio Beckwith.

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