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POLONIA: I diritti degli animali fanno vacillare il governo

In Polonia, il partito Diritto e Giustizia (PiS) ha rischiato di perdere il controllo sulla coalizione di governo. Il motivo? Un’inattesa disputa su un disegno di legge sui diritti degli animali, tema particolarmente caro al leader Jarosław Kaczyński. Ma le ragioni di questa crisi sarebbero meno nobili: in palio, ci sarebbe l’eredità politica del capo del PiS.

Cosa prevede il disegno di legge

Il disegno di legge sui diritti degli animali è articolato in 5 punti e, tra le altre cose, prevede il divieto di allevamento di animali da pelliccia e dei limiti per la macellazione rituale kosher e halal, consentendola solo per i bisogni esclusivi delle comunità religiose in Polonia, ma non per l’esportazione.

La nuova legge è fortemente voluta dal PiS e dalla sezione giovanile del partito. Gli altri due partiti della coalizione di governo, Polonia Solidale (Solidarna Polska) e Accordo (Porozumienie), hanno rispettivamente scelto di votare contro e di astenersi perché questa legge danneggerebbe l’intero settore agricolo e colpirebbe proprio le comunità rurali, solido bacino elettorale della maggioranza. La situazione ha diviso anche lo stesso PiS ma, grazie al voto favorevole dell’opposizione, il disegno di legge è passato al Sejm, la camera bassa del parlamento polacco. Il prossimo passo è il voto del Senato dove però il PiS non ha la maggioranza. 

Intanto, gli allevatori di animali da pelliccia e i produttori di carne kosher continuano a protestare nei pressi del parlamento, supportati da Agrounia (associazione di agricoltori) ma anche da Krzysztof Bosak, esponente del partito di estrema destra Confederazione (Konfederacja).

Nel governo c’è un forte disaccordo anche su una proposta d’immunità che avrebbe fornito copertura legale al governo per l’operato nei primi mesi di pandemia. Il progetto è stato, però, ritirato dopo il no del ministro della giustizia Zbigniew Ziobro, espulso da PiS nel 2011 e ora leader di Polonia Solidale. Con lui si è schierato anche il ministro dell’agricoltura Jan Ardanowski (PiS), contrario alle legge sulla protezione e difesa dei diritti degli animali. Il ministro aveva infatti avvertito: “Stiamo tradendo le campagne. Il danno all’immagine del partito sarà impossibile da riparare”. Kaczyński ha scelto di sospenderlo, scatenando la crisi di governo.

Il PiS aveva proposto una legge per la tutela degli animali anche nel 2017, ma era stato ostacolato da forti pressioni esterne, visti i numeri e gli interessi economici in ballo: la Polonia esporta carne halal verso i paesi islamici e carne kosher verso Israele e le comunità ebraiche di tutta Europa; è inoltre il terzo produttore mondiale di pellicce di visone, dopo Cina e Danimarca. Gli attivisti di Otwarte Klatki (Gabbie aperte) stimano la presenza di circa 550 allevamenti di animali da pelliccia, per un totale di circa 5,2 milioni di esemplari e 50mila persone impiegate nel settore. Secondo alcune stime, l’impatto economico per il paese sarebbe di circa 1,6 miliardi di euro. Il governo ha garantito che le aziende avranno diritto a un risarcimento per le perdite subite e che questa nuova legge terrà conto sia del benessere degli animali che dei lavoratori del settore.

Il dopo Kaczyński e i nuovi equilibri

I veri motivi di queste tensioni, però, non sarebbero i diritti degli animali. L’impressione è che Kaczyński, con questa nuova legge a tutela degli animali, voglia guadagnarsi il sostegno dei giovani e dell’elettorato attento alle questioni ambientali: presentandosi come un ‘conservatore verde’, potrebbe rilanciare l’immagine del PiS anche a livello europeo, considerando che il governo ha appena promesso di chiudere gradualmente le miniere di carbone entro il 2049. Una svolta che non convince tutto il partito, tanto meno il resto della coalizione. Ma c’è di più.

I tre partiti al governo, oltre a soffrire le divisioni interne, sarebbero vittime di una lotta di potere: da un lato, il sempre più ingombrante ministro della giustizia Ziobro, fautore di discusse riforme giudiziarie e scontri con l’UE, nonché sostenitore dell’uscita dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne; dall’altro, lo scaltro e silenzioso primo ministro Mateusz Morawiecki, per due anni membro del Consiglio economico dell’ex premier Donald Tusk (PO), all’epoca leader dell’opposizione. Secondo gli esperti, i contendenti starebbero aspettando il momento giusto per assumere la guida della destra conservatrice e sostituire Kaczyński, ormai 71enne. 

La scorsa settimana, Kaczyński, Ziobro e Gowin si sono incontrati in più occasioni e si parlava di possibili elezioni, visto il malcontento tra le fila del PiS e le reciproche accuse di tradimento. Dopo lunghe trattative, i tre leader hanno siglato un nuovo accordo di coalizione e Kaczyński avrà il ruolo di vice premier e supervisore di tre ministeri: giustizia, interni e difesa. Il leader ha deciso di scendere nuovamente in campo per controllare meglio Ziobro, considerando le difficoltà del premier Morawiecki nel tenere a bada le ambizioni del guardasigilli.

I due ministri rimangono al loro posto, ma ora Kaczyński punta a dirigere l’esecutivo da ‘dentro’, così da evitare nuovi scossoni. Di sicuro c’è che Polonia Solidale, il partito di Ziobro, è ancora decisiva per gli equilibri del potere, mentre Morawiecki esce indebolito dalla disputa. Difficile anticipare cosa accadrà nei prossimi mesi e se questo governo sarà garanzia di stabilità politica.

 

Immagine: krytykapolityczna.pl

Chi è Tommaso Di Felice

Nato a Roma nel 1987, si è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Appassionato di storia e politica, dopo un Erasmus a Varsavia è rimasto in Polonia per diversi anni. Ora è tornato a Roma, ma lo sguardo rimane sempre rivolto a Est.

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