POLONIA: E se al governo conservatore piacesse l’ecologia?

Sarebbe difficile descrivere l’attuale governo polacco come un gruppo di paladini dell’ecologia. “Diritto e Giustizia” (PiS), il partito al governo, ha tenuto in scarsa considerazione l’opinione dei gruppi ambientalisti nei propri progetti infrastrutturali, ha organizzato conferenze con preti che chiamano l’ecologia “un tipo di nazismo verde”, e, soprattutto, ha sempre sostenuto il carbone come fonte di energia nel paese.

L’inattaccabile carbone

PiS, tuttavia, non è la sola forza politica ad aver difeso il carbone nel corso degli anni. Tutti i partiti principali hanno dovuto in qualche modo soddisfare le pretese dei minatori, una lobby storicamente potente e organizzata. Il settore minerario, basato sul carbone, venne ingigantito dal governo comunista ben oltre le reali necessità dell’economia polacca: crollato il socialismo, nel passaggio all’economia di mercato le miniere divennero una zavorra e una bomba a orologeria sociale.

Nonostante molti tagli e chiusure, i minatori rimangono numerosi e l’intera regione della Slesia ancora dipende in gran parte dalla loro presenza. Godono inoltre di enorme popolarità presso l’elettorato in virtù del ruolo fondamentale che ebbero nel far cadere il governo comunista: benché il partito di regime avesse cercato di ottenere il loro supporto concedendo numerosi privilegi, all’inizio degli anni ’80 i minatori slesiani si unirono alle proteste anti-comuniste degli operai dei cantieri navali di Danzica guidati da Lech Wałęsa. La rinuncia al trattamento di favore del regime e l’alto prezzo pagato, anche in termini di vite umane, hanno reso i minatori delle figure quasi eroiche per l’opinione pubblica.

Lo stato si è fatto carico del loro peso economico: quando nel 2014 Kompania Węglowa, la principale azienda nel settore, stava per fallire, i liberali di Piattaforma Civica (PO), all’epoca al governo, furono costretti a nazionalizzarla. Nonostante le miniere rimangano aperte, a oggi la Polonia importa carbone dalla Russia, dall’Australia e da altri paesi.

I piani per un’economia attenta all’ecologia vengono visti con angoscia fra i lavoratori del settore. A margine della COP24 di Katowice il sindacato Solidarność rilasciò un comunicato congiunto con lo Heartland Institute in cui si dichiarava scettico sull’imminenza di una catastrofe ambientale e sosteneva che non esiste consenso scientifico sulle cause e le conseguenze dei cambiamenti climatici.

Un’ecologia pragmatica?

A dicembre il governo polacco aveva fatto parlare di sé per la sua opposizione al “Green Deal” della Commissione europea. Il piano mira a distribuire enormi fondi per la transizione ecologica dell’economia europea, ma la scadenza prevista – il 2050 – è stata reputata troppo precoce da Varsavia, che ha preferito non firmare.

Dietro le quinte, tuttavia, il PiS sta lavorando per ottenere una silenziosa transizione dal carbone e pubblicizzarla il meno possibile. L’opposizione al Green Deal è stata un tentativo di ottenere più tempo e soprattutto più fondi europei nella trattativa, per garantire la stabilità sociale nelle regioni più danneggiate dalla decarbonizzazione, in primis la Slesia.

Il governo polacco sa che, sia in termini di economia che di ecologia, il carbone sul lungo periodo non è sostenibile. La Polonia è uno dei peggiori paesi dell’Unione europea per qualità dell’aria, un risultato largamente attribuibile al carbone e al riscaldamento domestico che su esso si basa. Inoltre, il governo non vuole rimanere indietro nell’innovazione tecnologica e ha bisogno di creare più fonti di energia possibili per garantirsi un approvvigionamento sicuro, non dipendente dalla Russia: a questo scopo sta cercando di implementare un programma nucleare e guarda con interesse alle energie rinnovabili.

L’energia eolica gioca un ruolo importante nella transizione. Il numero di pale onshore, cioè sulla terraferma, sta aumentando negli ultimi anni. Sulla base di alcune preoccupazioni dell’opinione pubblica, il PiS nel 2016 aveva imposto delle regole soffocanti al settore: ogni pala dalla potenza di 40 kW doveva stare ad almeno circa 2 km da ogni edificio residenziale. Circa il 99% del territorio polacco era di conseguenza inadatto alla costruzione di pale eoliche. Di recente il governo ha iniziato a rilassare queste regole e ha dichiarato che dal 2021 saranno le comunità locali a decidere se costruire delle pale sul proprio territorio.

A fine 2019 Varsavia ha lanciato una gara d’appalto da 8 miliardi di euro per il settore eolico e solare, la più grande d’Europa in quell’anno per il solo eolico. L’energia basata sul vento ha visto negli ultimi anni un incremento notevole di efficienza e un abbassamento dei prezzi che l’hanno resa molto competitiva sul mercato, aumentando l’interesse e la partecipazione dei privati.

Le aperture facilitano il già enorme afflusso di investimenti nel settore: fra il 2013 e il 2019 sono stati spesi circa 48 mld di zloty in fonti di energia a bassa emissione, di cui l’81% da compagnie private e da produttori-consumatori (ad esempio, chi mette pannelli solari sulla propria casa). L’eolica onshore copre il 62% di questi investimenti.

Anche l’energia offshore, cioè le pale eoliche al largo della costa baltica, sta crescendo. Le compagnie energetiche polacche hanno nove progetti di costruzione e hanno firmato con il governo una lettera di intenti per cooperare per lo sviluppo del settore nel paese.

L’energia solare sta vivendo un momento di grande sviluppo. La capacità produttiva è salita dal 2019 del 180% e la Polonia è diventata il quinto produttore dell’UE di energia solare. La scelta di investire in questo settore non è casuale. Il paese negli ultimi anni ha affrontato periodi di siccità terribile, che hanno causato grandi danni ambientali e costretto il governo a elaborare dei piani per contrastarla.

Nel 2015, a causa della siccità, il governo ha dichiarato il “livello 20” di razionamento dell’energia elettrica, una situazione grave che non si verificava dai tempi del comunismo. La mancanza di acqua, infatti, se combinata con un forte aumento della temperatura, può diminuire la capacità produttiva delle centrali a carbone. In un caso simile l’eolica non serve a molto, poiché le ondate di caldo si accompagnano di solito alla mancanza di vento. Sebbene il settore si sia organizzato negli ultimi cinque anni costruendo impianti a circuito chiuso meno dipendenti dall’acqua circostante, l’energia solare sta guadagnando popolarità come risorsa sicura in tempi di siccità.

Una transizione lenta

Evitando la pubblicità, il governo polacco sta cercando di sviluppare il settore dell’energia rinnovabile e pulita nel paese ai suoi tempi e alle sue condizioni, anche a costo di forzare la mano con le organizzazioni ambientaliste e l’Unione europea. La vera sfida, tuttavia, sarà armonizzare i vari interessi, in primis quello dei minatori, con l’ecologia: oltre a salvare la natura del paese e la salute dei cittadini, Varsavia ha intuito che l’energia verde è un motore di sviluppo importante e il settore del futuro. Per avere un ruolo avrà bisogno di essere ancora più ambiziosa e di saper competere con gli attori globali.

Foto: Commissione europea

Chi è Massimo Gordini

Studente all'Università di Bologna, ho vissuto a Cracovia, Mosca, San Pietroburgo e Stati Uniti per vari scambi. Curioso di tutto ciò che riguarda l'Europa centrale e orientale, per East Journal mi occupo soprattutto di Polonia.

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